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Altro che Lords Of Chaos – Ecco 6(66) film black metal!

film black metal

Questo articolo mi è stato ispirato da Chiara Pani.

Guardando Lords Of Chaos, che non ho disprezzato, mi sono chiesto se oltre a parlare di Black Metal, il film di Akerlund possa essere considerato un film Black Metal a tutti gli effetti.

La risposta è decisamente no. E così ho iniziato a pensare a come sarebbe stato Lords Of Chaos se avesse usato gli stessi strumenti, l’attitudine, la filosofia guerresca e di rottura del black, solo tradotta con mezzi cinematografici anziché musicali.

Mi è venuto in mente un falso documentario snuff, girato in super8, con attori tossici e dementi presi dalla strada, una sceneggiatura inesistente, vivisezione allegra e rigorosamente autentica, riti satanici in una latrina irrecuperabile e magari necrofilia e feticismo borchiale. Così poteva essere raccontata meglio la storia dei Mayhem. E sarebbe costata pochissimo ma risultando infinitamente più pericolosa e malsana, requisiti fondamentali di un buon film black metal.

Ovvio che non si pretendeva un film del genere da Akerlund, ma la domanda è: nel cinema, sono usciti film che avevano il sentore, lo spirito così puro ed estremo, da risultare accostabile in qualche modo al Black Metal? Non intendo le pellicole che si sono in parte ispirate direttamente al genere, come Phallusifer o Metalhead, o rari cimenti trasversali degli artisti che in qualche modo hanno praticato il genere (Cradle Of Fear).

Io parlo proprio di film che se li convertissimo in note, uscirebbe un disco dei Darkthrone.

In effetti qualche titolo alla fine è venuto fuori.

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6 – Totò che visse due volte – Film a episodi della coppia Ciprì e Maresco (fin troppo scontato citare Salò, o le 120 giornate di Sodoma) che al tempo in cui uscì fece nu vere macielle, al punto di ridestare il leviatano della censura papalina. Episodi che sembrano scritti da un Pasolini zombi tenuto in piedi da un quintale di crack andato a male. Un prete arrivò a dire che l’atto masturbatorio davanti alla statua della Madonna era solo un estremo atto d’amore. Come il black metal, non c’è dubbio.

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5 – Begotten di E. Elias Merhige è un lavoro che metaforicamente ha una chiave di lettura cristologica ma a guardarlo così, senza domandarsi i significati reconditi e magari accompagnando la visione con delle troke, risulta molto più fiko: una ininterrotta agonia di corpi che si straziano in un bianco e nero accecante. Difficilmente viene da pensare a qualcosa che per immagini possa meglio rappresentare un disco dei primi Shining o i Lifelover.

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4 – Valhalla’s Rising del danese Nicolas Winding Refn è un rigoroso calvario vichingo che per qualcuno rappresenta una versione aggiornata del Conan di Milius, mentre a mio riguardo è più una scopata furente tra Jodorowsky e Herzog sognata da Occultus.

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3 – My Sweet Satan di Jim Van Bebber, è un cortometraggio uscito nel 1994 nelle paludi dell’underground più infido, ma che negli anni ha guadagnato un culto notevole. Sarebbe piaciuto moltissimo a Euronymous, se avesse avuto il tempo di vederlo. Si tratta della cosa più vicina alle cose di Oslo ma ha una colonna sonora death metal.

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2 – The Addiction di Abel Ferrara: il rigoroso bianco e nero, i vampiri malati che si aggirano per la grande città, succhiando, ammazzando e dissertando su Nietzsche… Uno degli ultimi capolavori del regista italo-americano, scritto da Nick St. John.

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1 – Der Todesking di Jorg Buttgereit. Avrei potuto citare Nekromantik ma sarebbe stato fin troppo semplice. In pratica poi tutta la militanza del regista tedesco è stata molto vicina allo spirito black metal (produzione sempre pessima, stile amatoriale, attori del cazzo, contenuti insostenibili, quintali di cattiveria e rigore stilistico mitigato da un palese squilibrio mentale, detto con affetto). Il film inscena sette modi per suicidarsi e con un cadavere in putrefazione per tutto il film a far da cornice è l’equivalente di un album dei Silencer.

 

 

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