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La caduta degli dei – Dylan Dog e l’Homo Noeticus!

la caduta degli dei

Qui si parla di La caduta degli dei, numero 390 di Dylan Dog.

L’homo Noeticus è il passo successivo all’Homo Sapiens, ovvero l’uomo nuovo, profetizzato da Pierre Teilhard de Chardin, filosofo geusita che… andatevi a leggere wikipedia, ok?
Dylan Dog indaga su una setta che ha una teoria legata alle idee di de Chardin, la cui applicazione potrebbe rallentare o addirittura invertire la direzione della meteora. Questa teoria dice che non va incoraggiata l’evoluzione dell’uomo da Sapiens a Neoquello, ma invertita. Come? Prendendo spunto da Oprah Winfrey e Saw L’enigmista, saccheggiando le classifiche best-seller della saggistica e i romanzi del Marchese De Sade, vi sarà l’auspicato ritorno alla barbarie. Vi sembra che non abbia senso? Leggete l’albo e scoprite che… forse non è così. Io non ve lo posso garantire. Ma forse un senso nella teoria, o almeno nella storia La caduta degli dei, c’è.Paola Barbato è la vera risorsa della scuderia Big-Ear. E probabilmente la sola penna che avrebbe potuto tirar su una continuity efficace muovendo tutto e rimettendo ogni cosa a posto prima di chiuderla. Purtroppo lo schema scelto dalla Bonelli per il ciclo della meteora è una mezza fregatura, un’occasione persa, ma non del tutto.

La caduta degli dei è un buon albo, audace, ispirato e a tratti sorprendente. La sceneggiatrice ha il solito problema degli spiegoni ma in questo episodio sarebbe stato molto difficile evitarli. Troppe cose, effettivamente, da chiarire, per consentire al pubblico di capire cosa succede.

La Barbato se la cava alla grande quando imprigiona Dylan Dog. Questo albo, tra i migliori della gestione Big-Ear, fa il paio con il suo episodio capolavoro Necropolis (numero 212). Anche qui il povero No-Old Boy, si ritrova incastrato in una specie di prigione e deve contare solo sulla propria intelligenza per venirne fuori.

Purtroppo anche un episodio così riuscito finisce per essere “solo un altro episodio” impaninato nella pagnotta moschicida della Meteora. Le vicende che coinvolgono Dylan, la setta N-Limited e la scomparsa di una guru mediatica in guerra con l’indagatore, sono collegati al disastro imminente che viene dal cielo, quasi quanto la decisione arbitrale che ha penalizzato l’Inter con la Fiorentina. Sicuramente l’arbitro è vittima dell’influsso del corpo celeste in caduta verso la terra. O forse solo incapace di fare il proprio lavoro.

Tutto sommato questo numero funziona alla grande nella manovra di inserimento della vita “reale” (si fa per dire) e la realtà di Dylan Dog. Il cellulare è usato senza stare troppo a farci pesare l’idiosincrasia del poveretto con la tecnologia e internet esiste perché esiste, non viene ostentata ma usata bene e basta. Fa semplicemente parte del tutto. Porcaputtana, ci voleva tanto?

Va beh, che altro aggiungere? Ah, inutile ripetere che la serie dovrebbe almeno tentare di spaventarci ogni tanto, ma questo ciclo della meteora è tutto tranne che un horror, come non lo sono la media tipoligica degli episodi raccontati. Nemmeno Argento ci ha provato, optando più per de Sade, anche lui. Roi ha incasinato tutto con il nebbione stilistico che lo caratterizza.

Non è lo splatter la risposta, caro Recchioni e nemmeno la suspance. Vogliamo essere inquietati, chiudere l’albo e guardarci alle spalle. Ogni tanto Sclavi e Chiaverotti ci riuscivano, sai?

L’idea di una meteora che casca sulla terra, in questo momento non mi sembra la cosa più terrificante che potrebbe capitarci. Sembra anche un’idea abbastanza facilotta ma non era facile. L’altra opzione immagino fosse il virus letale.

E il lato positivo del ciclo della meteora è che non c’è virus, né zombi e stracazzo di pandemie idrofobiche, almeno spero sia così.

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