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Uno non fa in tempo a suicidarsi che già gli rubano la scena…

Luke Perry è morto. 52 anni. Ictus. Non si è ammazzato. Probabilmente non l’avrebbe fatto mai. Non era nemmeno un tipo dissoluto, uno che magari si stava uccidendo a rate. Era solo un attore discreto, con una carriera mediocre alle spalle e un picco di popolarità all’inizio, grazie alla serie Beverly Hills 90qualche altro numero e soprattutto l’unico picco qualitativo in Crocevia per l’inferno, di John McNaughton. Se non avete visto questo film cercate di rimediare, perché è la vera prova che Luke Perry se la cavava con la recitazione. Per dire, era un mostro a esprimersi con la fronte ma in Crocevia usava tutto il resto del corpo.In ogni caso è seccante. Se ti ammazzi e finalmente il mondo si ricorda di te, ecco che muore un altro e il mondo si riscorda di te. La generazione 1981-82 è così scombussolata, oggi, che non sa più su quale dei propri ricordi piangere. Prima si è rivista l’adolescenza passargli davanti come un film, un lungometraggio di formazione piuttosto confuso ma molto colorato, fatto di luci danzanti, Trainspotting, cam on barbie let’s rave party. E questo grazie alla morte di Keith Flint. Poi marcia indietro, liceo, mestruazioni, cotte irriferibili e Beverly Hills la sera su Italia 1. E questo grazie a Luke Perry.

Oggi non sono morti solo due dei volti più rappresentativi della classe 1981-1982, ma anche gli ultimi scampoli di innocenza di tanti nuovi adulti che hanno saputo all’improvviso, non tanto che anche i loro moti muoiono di ictus ma che uno aveva 52 anni e un altro 50. In ogni caso Keith Flint è sceso alla seconda posizione dei dead of the day. Il sole comunque è ancora alto.

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