Articoli Il Manuale del Perfetto Pornografo

Fetish – Porn nella nuova scuola post Thompsoniana!

fetish

Fetish e oltre, ossia come cambia il mondo, dal pornazzo nascosto nel quotidiano alle suicide girrrrrls. Solo per adulti!)

Oggi voglio allontanarmi per un attimo dal mio solito ambiente musical motociclistico e parlare di pornografia. Si, avete capito, ho detto porno, film vietati ai minori.
Perché riflettevo su come la pornografia sia cambiata in maniera incredibile negli ultimi decenni, esattamente come la musica e le motociclette, ponendosi di fatto come un esempio di progresso ed evoluzione (e poi questo è Sdangher ed io scrivo quello che mi va, il capo pubblica quello che gli va e se non vi piace leggete un altro articolo, io di cosa parlo ve l’ho accennato subito, non lamentatevi dopo!).

Parliamo di Porno e nello specifico del fetish

Il porno, dicevo, è arrivato ormai ad essere qualcosa di diverso nella nostra cultura occidentale, stravolgendo il perbenismo dei decenni passati.

Ma quando è cominciato tutto questo cambiamento?

Ci fu un periodo in cui non si poteva parlare di porno senza essere additati da tutti, seguito da un altro periodo in cui si cercò di deviare la corrente su squallidi erotici “un po’ più hard” e subito a seguire il periodo che vide il porno cercare una sua legittimità propria, un riconoscimento artistico in un certo senso.

Poi arrivò la rivoluzione tedesca del nuovo fetish targato GGG e tutto fu stravolto.

Può una semplice casa di produzione cambiare radicalmente la faccia della produzione pornografica mondiale? Se me lo aveste chiesto vent’anni fa vi avrei guardato e avrei replicato: “Un’attrice, forse. Una moda con radici profonde che esplode inarrestabile anche, ma per poco. Una sola casa di produzione creare una tendenza o spingerne una fino a cambiare il mondo del cinema zozzo non credo proprio”.

Certo, a guardare ora le cose, sarebbe stato sbagliato, ma perfettamente giustificato prima dei fatti che oggi vorrei esaminare con voi.

Fetish tra passato e futuro

Vediamo la situazione prima e dopo John Thompson (sto immaginando un discreto numero di lettori che a questo punto mormora “cazzo è sto giòtompsto, dove sono le tette?”. Pazienza, ci arrivo) per avere un quadro più chiaro della situazione, ok?

Fino agli anni ottanta del secolo scorso in Europa si faceva porno solo in certi posti, esisteva un giro di cinema a luci rosse (i più giovani non li ricorderanno di certo) e la diffusione era cartacea in quanto non era comune avere apparecchi video in casa. In America ci sono sempre state le grandi cifre (parliamo sempre di numeri da porno, non da colossal hollywoodiano) e la maggior predisposizione ad un mercato più ampio, e in oriente esisteva già al tempo un piccolo zoccolo duro di maiale pixelate che facevano le solite cose ma in maniera divertente.

Il tipo di prodotto trattato aveva molti sottogeneri, tutti buttati lì abbastanza alla rinfusa per un mercato piuttosto grossolano che non aveva richieste particolari, vuoi per la poca reperibilità del materiale, vuoi per i prezzi dello stesso prima dell’avvento di catene e testate che si occupassero solo ed esclusivamente di quella che sarebbe divenuta la cultura per adulti.

E la scena nostrana?

In Italia, dove il porno ha sempre faticato ad emergere alla luce del sole benché il numero di fruitori dello stesso sia altissimo da sempre (siamo un popolo di pipparoli impenitenti, basta che non si sappia in giro) negli Anni Settanta nascevano e facevano fortuna una serie di periodici da Le Ore (della settimana) a Men (settimanale di cronaca del costume) che trattavano il sesso in maniera sempre più esplicita, oltre ad una valanga di fumetti “da barbiere” di genere finto horror, finto comico, finto fantascientifico e così via, la cui vera ragion d’esistere era in realtà celare, più o meno chiare, immagini porno. Complice la rivoluzione sessuale, allora più formale che altro, si cominciava a stampare in numeri sempre più importanti, arrivando ad interessare investitori e tutto un sotto mondo di cineasti di serie b.

In America, nel periodo Reganiano, si cercava di distogliere lo sguardo dalle cose non “adeguate” ma si girava comunque un sacco di roba zozza; in Europa tutto il materiale da arrotolamento sul cesso pareva essere scandinavo per forza, dando l’impressione che nel nord Europa ci fosse una sorta di paradiso del salto della quaglia.

Il grande schermo

In questo clima il cinema, che iniziò a tingersi di porno anche in Francia, cominciò a divenire “hot” e a sfornare quelli che al tempo passarono per capolavori. Poco più esplicite del genere erotico spinto che le aveva precedute, queste pellicole entrarono nel vivo della pornografia e si evolsero in fretta, toccando tutti i livelli di perversione (arrivando anche ad eccessi che è meglio lasciar perdere, sembrava che il mondo non ne avesse mai abbastanza), ma finendo per assestarsi su quei temi che al tempo si ritennero redditizi e il sistema riuscì a digerire.

Negli Anni Ottanta, a fianco della produzione “normale” nel porno (che già era vista come una cosa sporca, da nascondere agli occhi del mondo) prese corpo un filone particolare, quello delle perversioni più disparate, nato dalle nuove esigenze del mercato che rischiava di addormentarsi alla solita situazione lui incontra lei e copulano ripetutamente e non raggiungeva grandi picchi di attenzione nemmeno per le situazioni più piccanti del periodo lei e lei stanno a pastrugnarsi sul bagnasciuga, poi vedono lui che inciampa nel proprio pene e lo copulano ripetutamente. In pratica non è che il prodotto non vendesse, ma facevano tutti gli stessi film con tre varianti e pertanto qualcuno decise che era il momento di dare al mondo qualcosa di più specifico.

L’anal come perversione non bastava più a soddisfare la massa arrapata.

E venne il fetish nel porno

Nacquero e morirono case di produzione, altre sperimentarono e arrivò la Magma, che sfornò i primi film porno con feticismo molto spinto e sopravvisse benissimo, anzi, fece soldi a palate. Ma il vero, grande, merito della Magma fu sdoganare, presso il mercato del porno di quegli anni lontani, i sottogeneri che venivano evitati col timore di essere giudicati produttori di oscenità troppo aggressive per un mercato quasi clandestino e in pericolo costante di chiusura (manine in aria, scuotete le manine, faccia inorridita… ora ripetete con me “chi schiiiiifo, chi schifooooooo, si pisiano in testa, si frustanooo” – urla in falsetto, eventuale fuga sdegnata).

Beh, non successe.

La Germania, che fino ad allora non aveva prodotto meraviglie senza tempo nel genere adatto alle attività onanistiche (se escludiamo i film targati Magma e pochi altri esempi di arditi esperimenti) iniziò una rivoluzione sfornando opere cinematografiche piuttosto forti per il tempo. Si crearono addirittura collane dedicate al fetish senza tanti fronzoli, ora che non sussisteva più la necessità di passare attraverso il filtro della censura spontanea popolare del passato.

Nel frattempo, una delle scoperte più rivoluzionarie per i pipparoli di ogni parte del mondo stava arrivando a sconvolgere le “ore solitarie” di milioni di persone: ladyes and gentlemen ecco a voi… Internet!

Il futuro è a portata di mano

Il mercato del porno esplose, migliaia di pellicole arrivarono ovunque e subito i prezzi di produzione si abbassarono per far fronte alla quantità e alla ferocia della concorrenza, dall’ex blocco dei Paesi dell’Est ci fu un’invasione sorridente di migliaia di zoccolette appena maggiorenni e pure belline, disposte a fare di tutto per ottenere rolex, champagne e coca. I tempi si fecero duri, il mondo cambiò velocemente e in maniera repentina.

Ok, ci siete? Siete arrivati fin qui? Bene.

E alla fine arriva lui

Ecco che adesso arriva John Thompson, figura mitica dal nome chiaramente fittizio, che firma alcuni dei capolavori assoluti del fetish tedesco all’ennesima potenza di quegli anni, figura misteriosa che compare tra le righe dietro le varie GGG productions e similari.

Ma chi è costui? Un produttore di film tedeschi, che esce con una serie di nuove pellicole fondando diverse collane famose, dedicate ai lati più oscuri della pornografia del tempo (sì, anche quello a cui state pensando adesso. E pure quell’altro, sì).

Un nuovo genere di porno tedesco ove le pratiche messe in atto da attrici e attori prevedono umiliazioni e bondage sado-maso come raramente si erano visti in giro. Non che non esistessero certe cose, ma le varie 666 e GGG production hanno il grande pregio di mostrarle “come se fosse normale”, sconvolgendo ancora una volta il mondo del cinema per adulti (e da anni ormai non più “cinema per soli uomini” come prima lo definivano qui nel bel Paese).

Attrici come la splendida Annette Schwarz (foto sopra) danno alla produzione estrema uno slancio che nessuno poteva prevedere, catapultando questo nuovo filone del porno in vetta a tutte le classifiche, con buona pace delle produzioni americane del tempo. Da un lato questo permette una diffusione di argomenti poco trattati precedentemente, dall’altro taglia le gambe a chi creava capolavori di fetish meno ribelle ma raffinatissimo (cito solo Latex di Micheal Ninn per farvi capire) dando al pubblico qualcosa di più intenso.

Molti hanno detto e fatto di tutto per fermare la deriva di internet, ma con un carburante potente come le porno produzioni tedesche degli Anni Novanta (che oltretutto erano low budget benché rivoluzionarie, e facevano a meno della ricercatezza del cinema americano di genere) nulla poteva riuscirci. Il denaro è tornato a scorrere nelle tasche di investitori e produttori, le star si sono moltiplicate, nuovi titoli e nuovi volti sono comparsi all’orizzonte.

Spirito di adattamento

Nel resto del mondo ovviamente si è cercato di allinearsi, il fetish è divenuto popolare, comune, ma ormai il nuovo porno era legato alle produzioni tedesche, unica eccezione il buon Max Hardcore che in America portava avanti il suo mercato parallelo da tempo, seppur in maniera meno evidente ed eclatante della nuova ondata tedesca che riempiva il mercato a raffica con titoli espliciti e immagini ancora più chiare.

Un’ondata di risposta al fuoco col fuoco la diede il mercato canadese, invadendo l’America e internet di donzelle maialissime che parlavano francese (ma venivano, per l’appunto, dal freddo Canada), tutte sulla scia della signorina Zophia Myaw (aka Vandal Vyxen, vedi foto sopra), che emerse per un buon periodo nel panorama, contemporaneamente o quasi al periodo Thompsoniano in Germania, ma trasse indubbiamente popolarità anche dal fatto che in Europa certe cose si erano improvvisamente trovate sotto gli occhi di tutti.

Arrivata giovanissima con una nuova attitudine punk, la Myaw/Vixen avrebbe finito per connotare chiaramente il cinema più estremo nordamericano, in cui le nuove leve goth e punk del porno prendono le distanze dal sesso “normale” di star come la contemporanea Liz Vicious e la meravigliosa Rachel Rotten di fresca memoria, per approdare a cose meno comuni, almeno in fase d’esordio.

Divenuto un modo per farsi notare, questo nuovo cinema delle giovanissime amanti dell’eccesso sessuale ha dato i suoi frutti in attrici davvero senza freni, come la recente novità del porno americano, quella Charlotte Sartre (vedi foto sotto) simpatica ragazzina pestifera e dedita a sado maso, bondage, fetish e che si è fatta persino tatuare una scritta a tema (giuro, c’è scritto “urinal”) sul lato interno del labbro inferiore, che a dispetto di uno sguardo da cerbiatta sa stupire persino i decani del porno.

Incarnando lo spirito delle varie “suicide girls” oltre ogni pudore, la Sartre non teme nemmeno la concorrenza delle nuove arrivate in questo ambiente, le giovani e bellissime ragazze dell’Est, in maggioranza provenienti dalla Repubblica Ceca, come Susan Ayn e Alexis Crystal, o dalla ex Unione Sovietica come Gina Gerson (aka Doris Ivy) e tutte le altre che hanno seguito le sue orme negli ultimi dieci anni o poco meno.

Un nuovo trend americano fatto di giovanissime promesse imbozzolate in latex umidiccio quindi? Così pare, ma la mutevolezza del panorama è quanto di più imprevedibile al giorno d’oggi e dovremo attendere per poter parlare di “nuovo porno superfetish americano”, anche perché con il crollo del costo dei trasferimenti da e per l’Europa è divenuto difficile localizzare una fetta di mercato, come era invece possibile fino a pochi anni fa.

Resta il fatto che il porno, oggi, rappresenta una delle conquiste del nostro tempo, essendo divenuto uno dei pochi mercati in cui ci si può aspettare una nuova rivoluzione al giorno, complice anche l’immenso giro di soldi che passa attraverso le location squallide dove film di dubbia qualità vengono girati senza tregua.

Felice Popporno a tutti, quindi, anche a chi lo vuole “fare strano” …

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