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Un intero libro sui Malnàtt? Ma come si può arrivare a tanto?

Il mondo deve sapere: storia dei Malnàtt (quelli buoni di Bologna) è il libro scritto da Francesco Padrecavallo Ceccamea, in uscita adesso (il 2019).

Dopo Shocking Metal! – La disastrosa storia del giornalismo metal in Italia, un libro che, come saprete ha scombussolato non poco le classifiche dei worst-seller meno venduti, mi sono ritrovato a un bivio per la mia carriera di scrittore: scrivere un volume sui Bee-Gees o uno sui Malnàtt di Bologna (quelli buoni)? Alla fine ha vinto il sentimento nazionale. Anzi, no. Alla fine ho preferito occuparmi dei Malnàtt perché sarebbe stato più fattibile che andare a Los Angeles e intervistare i fratelli Gibb.

Ci ho messo più di tre anni a finire il libro. Avrei potuto impiegarci due ore ma sono uno che fa le cose male ma in maniera accuratissima. Per trovare un editore mi è bastato fingere di cercarlo per un po’ e dopo aspettare che Porz si lasciasse vincere dalla sua egomania e lo pubblicasse a proprie spese.

Ora il libro è fisicamente reale. Lo potete acquistare già stasera dalle appiccicose manine di Porz all’Alchemica di Bologna, luogo in cui i Malnàtt suoneranno nell’unica data a supporto del volume (e l’album Pianura Pagana, ultimo parto discografico nonché capolavoro dissoluto).

La formazione che cercherà, senza riuscirci, di scoperchiare l’Alchemica, è la stessa del periodo dorato Principia Discordia, quando tra Ispettore Coliandro e il Gods Of Metal, i Malnàtt finirono quasi per illudersi di aver raggiunto un certo successo.

Sbagliato. Tutta la loro storia è un susseguirsi di fallimenti. Ma se nella vita i fallimenti sono tristi, dolorosi e squallidi, messi nelle mani di un sapiente scrittore (o negli zoccoli, nel mio caso) diventa epica pura, poesia, o narrativa umoristica da farsi venire un’ernia per le risa.

E vi assicuro che seppure non vi freghi nulla dei Malnàtt (cosa legittima) questo libro su di loro è davvero comico, pieno di battute, aneddoti ridicoli e tanta voglia di vilipendere il tribunale del metal.

Se conoscete Porz e conoscete me, potete immaginare quali livelli di sozzeria mentale raggiungano le pagine bisunte di questo libro.

Per realizzarlo non mi sono limitato a scrivere un’accorata invettiva contro le tendenze bieche e inconcludenti del panorama metallaro italiano, usando come punteggiatura i dischi dei Malnàtt. Non ho solo sopportato le narcisistiche sparate di Porz per un anno e mezzo (sono stato costretto a bannarlo per un periodo altrettanto lungo al fine di impedirgli di continuare a scrivermi cose che secondo lui meritavano assolutamente di finire nel libro) ma ho anche alzato il culo dalla sedia, mi sono rimesso seduto poco dopo e ho intervistato a tambur battente, via mail o in chat o al limite per telefono, una schiera di personaggi ambigui e deprimenti che si sono avvicendati nella formazione o intorno a essa, dei Malnàtt.

Non troverete solo gente di Bologna che suonava (o suona ancora Black Metal) ma anche personaggi illustri quali l’ex Formigoni (ormai è ex di tutto), Manetti Bros (uno dei fratelli a caso, credo quello più pingue) e una serie di animali della fattoria dove Porz era dedito compiere atti di zoofilia nelle notti di pediluvio.

Pensate che ho interpellato anche numerose personalità di spicco della scena black norvegese (quelle ancora non assassinate o arrestate) e ho ricevuto risposte. Brevi, senza capo né coda e con un vago sapore acre, ma risposte.

Vi ricordo che, seppure non abbiate intenzione nemmeno da lontano di spendere soldi per il libro, potete acquistare alla medesima cifra (il libro) e l’imperdibile CD Pianura Pagana.

Pensate: l’album è stato reso fisico solo ora. Prima era una volgarissima sequela di mp3 mentre adesso è un miserabile CD attaccato con lo sperma porziano sull’ultima pagina del libro.

Prima di concludere fatemi però specificare una cosa ancora sul libro. Secondo me è roba seria. L’ho scritto io, fidatevi. C’è pure una introduzione scritta da Lele Mora (no, scherzo, è suo figlio Angelo) e soprattutto anche delle dichiarazioni ininfluenti di Gianni Della Cioppa. E se proprio non vi basta trovate frasi superficialissime di Cristiano Borchi e Fabban sul black metal. Entrambi li ho inseriti con l’inganno nel libro su una band che apertamente non stimano per nulla.

Questo è il link da cliccare se avete soldi da buttare o siete compulsivi e non potete impedirvi di acquistare cose. Se invece siete seri e appassionati di metal qualitativamente alto e lettori di bocca buona ma vogliosi di migliorare la vostra sintassi, ecco ancora sempre lo stesso link.

Forest whisper accattat’illo!

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