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Leaving Neverland – Una mobilitazione che riguarda tutti

michael jackson

Leaving Neverland è un documentario diretto dal regista inglese Dan Reed, in uscita nel 2019.

Quanti di noi dovrebbero lasciare Neverland? Quanti ancora non riescono a mollare la percezione consolidata di un Michael Jackson uomo geniale, re mida del pop, imbattibile ballerino, performer, divo magistrale… E pedofilo?Il documentario in due puntate di due ore ciascuna, diretto da Dan Reed, racconta cose che non vorreste mai sentire dalle dirette testimonianze di due dei numerosi piccoli amici di Jacko, ora divenuti grandi, papà, mariti e uomini sull’orlo di una perenne crisi nervosa.

Loro ci raccontano tutta la verità (la propria) su ciò che succedeva quando, una volta chiusa la porta della camera di Michael, bambini indifesi convinti di trovarsi in un sogno meraviglioso, si infilavano sotto le coperte con lui e scoprivano l’incubo; magari mentre mamma e papà alloggiavano nella stanza a fianco.

Wade Robson e Jimmy Safechuck rivivono tutto il percorso in cui, da piccoli fan accaniti di Michael Jackson, finirono per divenire suoi amici, entrando con tutte le loro famiglie nel grande paradiso terrestre di Neverland.

Neverland era il regno privato dell’uomo più desiderato, amato e discusso del mondo; una sorta di principe inavvicinabile. Lui sceglieva questi bimbetti di talento, li coccolava, riempiva di regali, incoraggiava e sosteneva con ogni mezzo in tutte le loro più grandi ambizioni.

Wade Robson è oggi uno stimato coreografo mentre Jimmy Safechuck avrebbe potuto diventare un regista, se gli avesse retto lo stress del prezzo da pagare ogni notte pur di realizzare il proprio sogno.

A guardare l’intera vicenda, in fondo la condotta di Michael Jackson non è tanto diversa da quella di altri grandi divi, adulti e perfettamente sani, che seducono, rendono famose e quando sono stufi, scaricano decine di donne comuni; solo che qui si tratta di bambini.

E non è tanto il fatto delle molestie, mai comprovate e che, nonostante i processi, non si sono trasformate in condanne per Michael Jackson. Potremmo stare giorni a discutere se fosse vero o no, ciò che Robson, Safechuck e tanti altri ex-bambini possono aver detto riguardo le cose che Peter Dark faceva loro in cambio di un’amicizia, una vita da favola a due piazze e tanti regali incredibili.

Quello che davvero fa specie è l’iter compulsivo che spingeva Michael Jackson a raccogliere per il mondo questi piccolini, inserirli in una dimensione in cui lui era una sorta di padreterno, sostituirsi ai loro papà e alle loro madri, corrompere le famiglie al punto di lasciare che gli permettessero di dormire con i loro figli e infine abbandonarli a una vita piena di sensi di colpa, famiglie sfasciate e voragini interiori.

A Michael Jackson piacque su tutti Wade per qualche anno (Robson sostiene che l’ultima violenza la subì a 14 anni) e poi passò a un altro bimbo. E poi un altro ancora.
Quando Safechuck andò a trovarlo, dopo che pure lui per un periodo era stato “il piccolo amico ufficiale di Jacko” gli fu offerto il divano per dormire, mentre un nuovo bambino era nel letto con il principe del pop. E questo scatenò nel povero Jimmy una confusa girandola di gelosia, tristezza e disprezzo per se stesso, pure se il poverino sapeva bene cosa aspettasse al bimbo privilegiato nell’altra stanza, durante una notte con Michael Jackson.

Al tempo in cui iniziarono le denunce, il divo non si separava dalla sua ultima “fiamma” Macaulay Culckin, il protagonista di Mamma ho perso l’aereo, finito anche nel suo video di Black Or White. L’attore ha sempre negato di aver subito molestie da Jacko, praticamente è rimasto il solo a testominargli a favore, adesso che l’intero piccolo harem ne tradisce la memoria.

Però ribadisco: le violenze sono la cosa più estrema e intollerabile ma non si conterebbero lo stesso i danni che un Godzilla saturniano come Michael Jackson ha arrecato alle piccole e fragili menti di quei pargoli: i divorzi, le disfunzioni, i traumi, quei bambini li hanno subiti al di là delle molestie presunte.

Perché poi lui ne veniva a noia. Loro crescevano e così li abbandonava e il piccolo trono al fianco lo offriva a un nuovo amichetto. Il Re bambino eternato dai soldi e fama, tornava a caccia dell’ennesimo piccolo da mangiare. Lui che era cresciuto a pane e frustate e che durante l’adolescenza nei Jackson Five aveva subito una caterba di traumi sessuali a causa dei suoi fratelli, lui che era stato privato di un’infanzia ha finito per diventare un mostro assai peggiore di quelli che l’hanno creato.

Lasciare Neverland è un percorso duro e difficile per Robson e Safechuck ma anche per tutti i fan di Michael Jackson che odiano e minacciano gli ex-pargoli del loro dio,  e che però, in ogni caso devono fare i conti con la condotta discutibile di un uomo a cui tutto è perdonato e concesso, persino il dubbio di un orrore simile.

Pensate a quanti divi sono scomparsi dallo star system per scandali ben minori, magari poi pure assolti in sordina. Michael Jackson è stato talmente amato che la gente non l’ha mai mollato. Anche oggi la sua storia di molestatore è vissuta come il mostro del Loch Ness (sarà vero, sarà falso) o magari l’omicidio/incidente della principessa Diana. Il mondo preferisce negare qualsiasi stranezza venga fuori da dietro i cancelli del suo olimpo di animali esotici e giostre accese ventiquattro ore su ventiquattro, anche se dopo il documentario, in cui se Jimmy e Wade fingono di spalare merda su Michael risultano due degli attori più impressionanti che si siano mai visti, qualcosa si sta muovendo. Per dire, l’episodio dei Simpson dedicato a lui è stato appena rimosso.

A parere di chi scrive non è questa la soluzione. Non è giusto quello che è successo anche a Derrick, per dire. L’arte non c’entra. Condannate l’uomo ma non ci private della magia che riusciva a creare.

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