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Il bruciacadaveri – Storia di un uomo che non cambiò lavoro

il bruciacadaveri

Il bruciacadaveri è un romanzo di Ladislav Fuks pubblicato da Einaudi.

Un progetto che libererà gli uomini da tutte le sofferenze… forse anche i cavalli.

Ladislav Fuks è uno scrittore davvero interessante, da recuperare. Non ho ancora cercato in giro per la rete ma sono determinato a far mie tutte le opere narrative che trovo di lui. Il bruciacadaveri è considerato forse il suo capolavoro ma pare che lo stile grottesco ai limiti del fantastico e dell’arabesco, sia presente anche in altri lavori dai titoli stuzzicanti (I topi di Nathalie Mooshabrová, Una buffa triste vecchina).Ma tornando a Il bruciacadaveri, credo sia una lettura necessaria e vi esorto a cercarlo, per quanto non sarà facile trovarne copie a prezzi decenti… o proprio delle copie. (Cavallo goloso mi comunica una riedizione Feltrinelli a prezzo umano, yeppa per voi)

Si tratta della storia di un tipo qualunque, nella Praga ai margini dell’occupazione nazista. Il suo nome è impronunciabile, Karel Koprfkingl, e per vivere ricopre un ruolo molto importante al forno crematorio della città. Guadagna bene e mantiene una moglie e due figli nel benessere, circondando la famiglia di premure, chiacchiere vacue e vezzosità sentimentali.

Il mondo sta cambiando, si prevede una nuova guerra e Karel spera tanto di no. Lui ha già assaggiato quella del 15-18 e sa i danni che può fare a uomini e animali. Intanto però Koprkfingl non si concede alcun pessimismo, svolge il proprio lavoro, parla a tutti di quanto sia migliore la cremazione della sepoltura, protegge i propri figli cercando di tenerli lontani dalla strada, riempie di premure la mogliettina e giusto ogni tanto, si concede in gran segreto un controllo del sangue dal medico che ha lo studio al piano superiore di dove abita lui.

Karel non lo dice apertamente e nemmeno Fuks, ma il prelievo serve a vedere se il suo vizietto piccolo borghese abbia qualche conseguenza. Però non c’è nulla, va tutto bene anche dopo l’ultimo controllino, e così Karel cerca di trascorrere giornate liete tra cremazioni di belle suicide e qualche disgraziato così mal ridotto dalle circostanze che non può essere nemmeno esposto durante l’ultima cerimonia.

Koprkfingl ha un amico di nome Willi. Lui stravede per Hitler e ciancia mattina e sera di quanto sia il grande salvatore predestinato. La Germania di cui sia Willi che Karel sono rappresentanti polacchi, in quanto portatori di sangue tedesco, sarà il popolo che condurrà il mondo alla salvezza e alla pace.

Il necroforo mostra una prudente curiosità per Hitler e si fa pregare a lungo da Willi prima di entrare nel SdP. Alla fine però Koprkfingl cede e si lascia sedurre dalla retorica della propaganda tedesca fino a ritrovarsi entusiasta sostenitore del Reich.

La sua adorata famiglia è ancora centrale nel proprio cuore, ma ci sono dei pensieri che assediano il necroforo da qualche tempo. Sua moglie Lakmé è per metà ebrea. E i suoi figli per un quarto. Chiaramente il popolo ebraico non è mai stato motivo di scontento per Karel, lui ha persino dato lavoro a dei semiti, eppure è palese che è un popolo difettato, triste, lamentoso e incapace di capire il disegno di Hitler.

Cosa fare? Inizialmente il divorzio può essere una buona soluzione.

Mentre Karel ci pensa, il suo amico Willi lo conduce in seno al consiglio del SdP, e da lì a un bel giro di squinzie avvenenti di pura razza germanica che Koprkfingl inizia a spupazzarsi ogni sera. Da responsabile del crematorio praghese, la Germania vuole coinvolgerlo in una situazione ben più prestigiosa e delicata che richiede proprio la sua esperienza. Probabile che la promozione gli varrà una Mercedes.

Il necroforo ne è entusiasta e conclude che per la moglie adorata, Lakmé, non basti una separazione legale, ma una soluzione più drastica. Quanto ai figli, non potranno mai essere ammessi nelle scuole che contano, c’è sangue ebreo in loro… sono destinato a soffrire e passare tempi difficili in un mondo che non potranno amare.

Non aspettatevi un libro cupo e angosciante. Per tre quarti ne Il bruciacadaveri si sorride e si sghignazza pure. Tra piccoli ritratti umoristici della fauna praghese fin quasi al macchiettismo, il necroforo blatera in modo quasi sclerotico di morte, ceneri, resurrezione e paste alla crema senza fare distinguo di umore o scegliere tempi precisi. Se non fosse lo sfondo incalzante del Reich, il lettore potrebbe anche fingere di trovarsi in un piccolo capolavoro umoristico in nero. La seconda parte purtroppo spazza via ogni sorriso e lascia un gran vuoto.

Se volete capire cosa successe nella testa di tanta gente normale in quegli anni, di come la paranoia piccolo-borghese finì per fare da humus al sogno apocalittico di un folle, accomodatevi. Il bruciacadaveri vi mostrerà il mistero umano. Karel è un buon padre e un coscienzioso lavoratore. La sua mente si muove in avanti come un piccolo treno gaio. Quello che sconvolge è come questo treno mentale prosegua inarrestabile nonostante sotto le ruote gli abbiano cambiato binario.

 

 

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