Interviste Sdanghere

Il mondo deve pagare – Le verità schock dei Malnàtt!

porz

Intervista di Francesco Padrecavallo Ceccamea a Porz (Malnàtt, Collettivo Malnàtt o The Malnàtt Collective o Collàct The Malnettive)

Premessa: siccome nessuno ci intervista nel modo in cui piace a noi (anzi, siccome nessuno ci intervista proprio) abbiamo deciso di fare da soli perché questo libro ha bisogno di un’intervista che ne parli e l’umanità ha bisogno di questo libro. Ergo, via con le domande.

1 – Perché un libro sui Malnàtt? Insomma, ti si presenta un tipo che indossa una maschera da cavallo e ti propone di scrivere una biografia sulla tua band fallimentare. Una band indubbiamente in declino, senza un mercato, completamente tagliata fuori dalla hype generation e tu dici di sì. Non solo, paghi pure tutte le spese per la pubblicazione! Perché?

Porz: Un tipo con la maschera da cavallo intervista un tipo con la maschera da maiale. La sensazione era che la fattoria degli animali di Orwell fosse uscita dal romanzo e mi avesse bussato alla porta. Sono sempre stato appassionato di mondi distopici. Un po’ meno di animal love. Ma nel libro di love ce n’è poco, mentre di animali ce ne sono molti.

2 – Il libro presenta un sacco di ospiti ma una cosa che viene fuori palesemente è che: al di là di amici e colleghi di quartiere, il mondo non caga i Malnàtt. Ma del resto, nemmeno i Malnàtt cagano il mondo, quindi perché dovrebbe cominciare illo, lui, ehm… it?

Porz: È una domanda tendenziosa, faziosa e oziosa. L’hai fatta solo perché sai che mi diverto a parlare male del mondo. Vorrei però stupirti dicendo che mi sono rammollito e sto iniziando a provare compassione per questa palla di merda infestata da umani che trottola attorno a una palla di gas inutile.
È forse questo l’effetto di aver visitato Recanati di recente?

3 – Recanati, eh? Maybe… Va beh, avete fatto un concerto dopo due anni di assenza dai palchi e al contrario delle universali previsioni, c’è stato il pienone all’Alchemica di Bologna. Giocavate in casa ma di questi tempi non è una cosa scontata fare sold-out in qualsiasi posto. Te l’aspettati tanto affetto?

Porz: questo affetto lo ambivo e lo lambivo con il mio zoccolo fesso ma sicuramente non me lo aspettavo.
Neanche l’Alchemica se lo aspettava un pienone del genere: il live è iniziato con un’ora di ritartdo perché avevano finito le tessere e sono dovuti andare a procurarsele chissà dove…
Ho visto tante persone cantare con me: è sempre così estraniante vedere che qualcuno conosce a memoria i testi che io stesso non ricordo… Mi riempie il cuore di quel vergognoso amore umano che non vorrei provare.

4 – La formazione era quella di Principia Discordia, un album che la gente ha molto amato… La poca gente che vi ama, ovviamente. Anche Pianura Pagana sembra ritornare a quello stile più “in your face” e black classico rispetto all’incompresissimo Swinesong. Il passo indietro è compiuto?

Porz: questa sembra una domanda che faresti a una band standard. Quelle che dicono che stanno lavorando a nuovo materiale e si stupiscono di quanto sia buono. Poi l’album esce ed è identico a qualsiasi altra merdata fatta nei venti anni precedenti. Hai presente no? Non sto parlando di nessuno in particolare perché sto parlando di tutti in generale.
Tutto il metal e tutto il rock sicuramente.
Però so che la tua domanda è sincera perché per qualche misterioso ed equino motivo hai a cuore il nostro destino. Quindi ti risponderò sinceramente: sì abbiamo fatto un passo indietro. Il mondo non ha capacità cognitive sufficienti a capirmi e sono costretto ad arretrare se voglio usare la band come medium per comunicare qualcosa.

5 – Dopo l’exploit dell’Alchemica pensate di fare altri concerti? E a livello di album, pensate di realizzare un disco con la line-up di Principia?

Porz: io personalmente considero chiusa l’esperienza con Malnàtt (o The Malnatt Collective, o come minchia si chiama questo gruppo). Però gli altri tre si sono esaltati e vorrebbero continuare a fare concerti e comporre nuove canzoni.
Io credo che dopo 10 anni qualsiasi band dovrebbe dargliela su. Noi quest’anno compiamo 20 anni: siamo doppiamente inutili e doppiamente fuori tempo massimo. I vecchi dovrebbero togliersi dalle palle e lasciare spazio ai più giovani. Speriamo di dare un buon esempio a tutte le band con 10+ anni di età che, diciamocelo chiaramente, hanno rotto tutte il cazzo.

6 – Hai ragione, bravo. Io però sono con gli altri tre vecchi, in questo caso e vorrei un tour e un nuovo album. Il secondo senza un altro tour a supporto. Se no non la si finisce più e si entra di nuovo nel loop album tour album tour. E senti, ma per Pianura Pagana avete fatto uscire solo gli mp3, poi dopo un anno vi siete decisi a dare al mondo metal la fisicità della vostra creatura. Sapete che l’unico pubblico che ancora acquista dischi è quello metallaro. Perché invece di una tripla edizione delux, digipack, contropack e vinilissima, avete optato per lo streaming e gli mp3?

Porz: non abbiamo mai, mai , mai, mai, mai fatto alcuna scelta che seguisse le mode o il mercato. Non inizieremo sicuramente adesso. Domani chissà.

7 – Il libro racconta non solo la storia dei Malnàtt, ma anche la scena bolonnese dei primi anni 2000 in cui Porz era diventato centrale. Che fine ha fatto la scena di Bologna? O meglio, che fine ha fatto Porz formato centrale?

Porz: io esisto a tratti. Sono a cavallo (cavallo, ah ah) tra due mondi, come un Visnu che cerca il suo avatara e ogni tanto sbaglia a incarnarsi. Una cosa però è certa: quando mi incarno lo faccio in un corpo cieco e sordo. I miei pochi amici continuano a portarmi testimonianze che Porz è conosciuto nella scena bolognese ma io posso assicurarti che Porz non sa assolutamente nulla di essa: non la segue, non la cerca e non ne è minimamente interessato. Porz provò a fare la sua Arca di Noè 15 anni fa ma adesso è molto stanco per le sciocchezze come il metal.

8 – Hai ragione. Non sono per niente d’accordo ma hai ragione. E dimmi un po’, bel tomo, il libro Il mondo deve sapere – Storia dei Malnàtt eccetera, parla anche della figura del blackster italiano. Non credi che ci siate andati giù un po’ pesanti con l’ironia e le provocazioni?

Porz: non credo debba esserci un limite alla possibilità di ironizzare e provocare. Sarebbe un controsenso.
Piuttosto dovrebbe esserci un limite alle cose ritenute serie, tipo: un numero massimo di leggi, un numero massimo di partiti politici, un numero massimo di giorni lavorativi all’anno, un numero massimo di kamikaze al mondo. Questo pianeta è devastato dalla serietà ed è afflitto dalla mancanza di ironia. Il Buddha ride. Ecco perché devi ammazzarlo se lo incontri per strada.

9 – Io penso che questo libro sia stato scritto bene, e che diverta anche i bambini. Dovrebbero farlo leggere nelle scuole. Sei d’accordo con me?

Porz: Nelle scuole bisognerebbe far ascoltare La Voce dei Morti. Quando a breve vivremo tra robot molto più intelligenti di noi ci rimarrà solo l’arte a consolarci e a renderci unici. Ma, come sempre, lo capiremo troppo tardi.
Riguardo al libro: diverse persone mi hanno detto di averlo letto in un paio di giorni. Nonostante l’autore sappia scrivere a malapena in italiano, la prosa è molto fluente e lo storytellig generale è costruito in maniera meno noiosa rispetto alle biografie di altre band.

10 – Perbacco! L’autore se ci si mette è uno che non a problemi con litagliano. Solo che è un blackster con la penna e allora scrive di merda per princpiop. In ogni caso, al termine della lettura è palese anche un’altra cosa: che i Malnàtt non sono per niente buoni, non sono brave persone. Non sono nemmeno persone. Comunque non buoni, anche se si definiscono “Quelli buoni di Bologna”. Figurati come sono quelli cattivi di Milano, allora!

Porz: “buono” è un aggettivo. Quindi è un giudizio. Se fossimo esseri perfetti ci asterremmo dal giudizio. Se fossimo in grado di non giudicare (gli altri, noi stessi, le situazioni, etc.) vivremmo tutti molto meglio e ci estingueremmo prima, portando la quiete su questa palla di merda che ruota attorno alla palla di gas inutile.

Ehm, ok. Comprate il libro Il mondo deve sapere – Storia dei Malnàtt (quelli buoni di Bologna) (Maledizioni Editore). Ne leggerete delle belle e dopo affronterete la vita con un piglio più giusto e un barlume di speranza. Quello che ora proprio non avete!

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