La Truebrica del fantino Recensioni

I Korpiklaani e quella volta della groupie nana

korpiklaani

Kulkija è il nuovo album dei Korpiklaani, uscito per la Nuclear Blast Records nel 2018.

Risorge dalla cenere (e dalla polvere) il vostro scribacchino per parlarvi del nuovo album del “Clan della foresta” meglio conosciuti come Korpiklaani.
Il sestetto finlandese torna dopo 3 anni di pausa, probabilmente utili per rimettere a posto le idee visto le ultime prove abbastanza deludenti, e riesce a sfornare un disco che ne risolleva almeno in parte le quotazioni.
Bisogna ricordare che i Korpiklaani sono un gruppo folk vero, non come quei musoni intellettuali che fanno finta di conoscere le tradizioni del proprio paese e poi suonano la fisarmonica con una bella tastiera ultratecnologica. Il cantante alcoolico con la voce da orco Jonne Jarvela, ha addirittura un suo progetto parallelo solista di folk acustico-

Leviamoci subito il dente e diciamo i principali difetti di questo disco: il primo è sempre quello annoso dei gigabyte che non costano nulla, cioè l’eccessiva lunghezza, 14 brani per oltre 70 minuti di musica sono veramente troppi.

Il secondo è il volume un po troppo basso degli strumenti folk (come violino ed accordion) rispetto alle chitarre, ma siccome non siamo dei tecnici, meglio che tacciamo.

Il disco parte subito bene con Neito, 4 minuti sparati veloci con un ritornello che ti si pianta nella testa.
Ecco questo probabilmente è il pregio maggiore, i ritornelli memorizzabili… il cosiddetto “songwriting” oggetto sconosciuto alla maggior parte dei gruppi attuali.

Si veleggia col vento in poppa per i primi brani, compreso la semiballad malinconica Harmaja, poi un leggero calo di attenzione si impadronisce delle nostre deboli menti grazie a qualche brano non memorabile e veniamo attanagliati dalla paura per il solito disco pacco dei Nostri.

Ma è solo un momento perche con col brano numero 8 (troppo complicato scriverne il titolo) e un riff sabbatiano, ci ringalluzziamo di brutto e arriviamo in un attimo ai due brani migliori del lotto, lo strumentale folk Pellervoinen e la corale Reimu che ci fanno capire che i Korpiklaani sono sempre dei grandi.

I cinghiali finlandesi sono gia passati live di recente in Italia e le cronache ci parlano di esibizioni non eccelse, anche se il mini Lp dal vivo dell’estate scorsa Wayfarers Live ci racconta tutt’altro.

Che vi devo dire, a me stanno simpatici e mi risulta difficile criticarli: li ricordo in un after show a Firenze dove l’unica groupie (nana) presente, appena si rende conto che il cantante non è disponibile causa sbornia esagerata, si accontenta del bassista (guardatelo in foto qui sotto e poi capite perche si accontenta) che sembra starci.

Purtroppo però il tempo è tiranno e il tourbus deve partire, la nana si incazza come una biscia e urla di tutto al bassista in stretto dialetto toscano, arrivando a coinvolgere tutti i parenti compreso il becco di su pà…

Il bassista sembra capire e le risponde con un “Vaffanculo” in perfetto italiano che ancora riecheggia per le vie di Firenze e con un dito medio alzato che spunta dal finestrino.

Come non amarli!

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