Pascolando

La censura in tempi di nazional social ismo!

In questi giorni uno dei miei argomenti preferiti non è il comunismo, cioè quello lo è sempre, ma si è aggiunto un nuovo tema che mi preme parecchio: la censura.

Ho discusso più volte col Padre Cavallo e con i miei amici equini su quando e se sia lecito nascondere qualcosa? È una domanda difficile, perché se ci pensiamo a fondo… non è forse fascista come attitudine?

Già sento il rumore dei forconi pronti a falciarmi, ma prima lasciatemi argomentare, poi scannatemi come meglio credete.

Tutto è iniziato un mese fa circa, quando ricevetti un album dalla cover molto discutibile per la mia label. Per chi si fosse perso qualche episodio, gestisco una label DIY no profit, che tradotto vuol dire: non solo non ci guadagno un cazzo, ma a volte ci rimetto pure!

Questo album è uno split tra due band russe che conosco. Conoscere forse è un parolone, ma seguo i loro vari progetti di chi si cela dietro queste band, ci ho parlato via mail ma  più volte. Non per questo però mi aprirò un account su VK che poi Mr. Putin sfrutterà per masturbarsi sulle mie foto.

La cover non la mostro, anche perché comunque a breve lo pubblicherò su bandcamp, quindi andatevela a cercare lì. Posso dire però che essa mostra un lagher… o un gulag?

Ecco appunto e da questo mi nasce il dubbio della censura. Cioé se sia io a dover praticarne, stavolta.

La censura quando diviene lecita? Perché se pensate che quelli sono ebrei scatta la scure della moralità, ma se sono ex soldati delle SS qualcuno forse non urlerà “hanno fatto bene”?

Poi dicono la morte è uguale per tutti.

Il dubbio sulla provenienza della foto me l’ha fatto venire il Padre Cavallo, reo di essere l’unico ad avermi veramente fornito anche una risposta al mio quesito: è lecito pubblicare questa cover?

All’inizio ammetto che ero certo della pubblicazione, perché per me non esistono limiti. Con che coraggio dovrei dire a questi artisti cosa non devono mostrare, quando io stesso ho visto in diretta, purtroppo, su facebook il bombardamento chimico in Siria. Avrei potuto voltare lo sguardo dall’altra parte, spegnere il pc e dirmi “no, il mondo è un posto pacifico e le donne possono camminare per strada senza rischiare d’essere stuprate anche a mezzogiorno”, ma io volevo sapere quel che stava accadendo. Qui era notte inoltrata, lì era pomeriggio. Io dopo poco sarei andato a dormire al sicuro tra le mie coperte, ma lì qualcuno moriva con la schiuma alla bocca.

Ma la guerra non esiste, è un invenzione del PD e scappano tutti con l’Iphone per i 35 euro al giorno del reddito di cladestinanza.

Ecco cosa succede a nascondere l’informazione, che poi qualcuno abnega definendola fabbricazione dei buonisti. Un po’ come quando ti dicono che l’olocausto non esiste (e credetemi ancora oggi discuto con gente che ci crede veramente a sta cazzata negazionista). E allora mostriamole queste foto, sopratutto a chi volta lo sguardo.

È propaganda dell’odio quando dici: guarda!?

Però la gente preferisce la versione filtrata al vetriolo per i musei…

Il vero amico dell’odio è la censura appunto, che nasconde la verità in virtù delle sue politiche, così che ognuno possa riceve le notizie filtrate per il proprio palato. Pensate alla Cina, alla Corea del Nord, a tutto il Medio Oriente. Hanno un tasso di censura superiore al nostro, ma a livelli che non potete immaginare. Guardate la foto in cima. Si tratta di una stretta di mano tra un uomo e una donna. Non è una pic caricata male, è un’immagine censurata. Perché in oriente anche stringersi la mano è considerato osceno. In base a questo un video come We Are The World, per loro è l’equivalente di una Gangbang. Ma come si può giudicare l’atto più amorevole e solidale del mondo osceno?

Io alla fine ho deciso di pubblicare quel disco. Vi ho anche aggiunto un disclaimer a prova d’idiota giusto per sicurezza.

Ho discusso anche con “colleghi” riguardo l’argomento, ma più o meno la risposta era: “preferisco non pubblicare dischi dagli argomenti politici scomodi”. Ok, ma perché poi mi pubblichi cover con foto di cadaveri in collage? Ah, perché la religione non è pervenuta.

Io penso ai The Grey Wolves che come logo usano una croce celtica col lupo, ma i loro album girano attorno ai temi più assurdi. Su discogs non posso comprare il loro debutto No New Jerusalem, però Catholic Priests Fuck Children me lo danno a circa 13 euro, spese di spedizione escluse. E ripeto, di che cazzo stiamo parlando? Quindi bambini stuprati sì, ebrei insultati no. Ok che il cattolicesimo fa schifo pure a me, ma la laicità è un diritto sacrosanto. O tutti o nessuno.

E poi sta storia delle croci celtice. Ho capito che i nazisti hanno rubato i migliori loghi per regalarli ai black metaller del nuovo millennio, ma non mi pare che qualcuno sia andato in un cimitero medioevale, tirando giù lapidi e urlando che Hitler è andato indietro nel tempo, solo per insegnare ai celti il Mein Kampf.

Ricordo anche quando qualcuno mi venne a dire che i  Jesus Hitler cercavano una label per pubblicare un loro disco. E qual è il problema se una band così cerca qualcuno per una pubblicazione? L’uso forse del nome Hitler con allusione a Gesù in un logo fuorviante? Se questo è un omaggio, allora io Domenica voglio affacciarmi al balcone del vaticano per cagare sul pubblico.

E mentre scrivo, scopro che sono assieme a loro in una compilation, e la leader della label è una mia carissima amica transgender che chiunque conosce nella scena. Quindi o abbiamo a che fare con lo xenofobo più stupido della storia, o davvero non sappiamo di che stiamo parlando. Magari era solo una citazione dei Carnivore.

E potrei continuare per ore con citazioni simili, ma la domanda sarà sempre: di che cazzo stiamo parlando?

Prendiamo una cosa che ho appena letto. È uscito il video di Deutschland, però già dal trailer di due giorni fa qualcuno ha urlato al nazismo, perché qualche giorno prima, come clip promo i Rammstein hanno scelto la scena in cui sono vestiti da ebrei in un lager, pronti all’impiccagione.

Ora nell’insieme il video ha molte scene da discutere e messaggi criptici, ma da qui a urlare “nazisti” o “censurate il video” ce ne vuole. Trenta secondi d’una scena in cui i nostri sono vestiti da EBREI che stanno per essere IMPICCATI e si parla di nazifriendly. Un po’ come definire cannibale un tipo che mangia una zucchina.

Immaginario forte? E perché? Perché hanno detto la verità? Gli ebrei venivano uccisi nei lager, mica ci andavano a giocare a briscola di loro volontà come in La vita è bella di Benigni, allora perché nasconderlo? Non siamo più bambini a cui nascondere la truce realtà. Il mondo fa schifo, ma bisogna anche provare a ridere del suo schifo.

Però nel clip dei Rammstein non vi è alcun omaggio alle gesta naziste, quando infatti sempre nello stesso video gli ebrei si rivoltano uccidendo i loro aguzzini e vissero tutti felici e contenti (tranne quelli col dito sporco di merda puntato sui tedeschi filonazi da classifica).

Erano belli i tempi dei Monty Python quando si vestivano da Hilter e nessuno andava a bacchettarli, forse perché le ferite erano ancora fresche e chi è sopravvissuto aveva voglia di ridere d’un passato oscuro da non censurare.

Ps: comunque sì. La cover mostra un lagher nazista.

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