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Il sangue della rapa – Impennata sensibile della Barbato

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Il sangue della terra è l’albo numero 391 della serie a fumetti Dylan Dog, uscito nel 2019.

Ok, abbiamo capito come Recchioni e i suoi vogliono gestire questa continuity gattopardiana, e che quindi ogni albo avrà questa meteora a far da cappello a una delle tante avventure dylaniate del nuovo corso: quindi battute su cellulari, internet e computer + solita trippa.

Però in Il sangue della terra, la trippa è davvero cucinata bene e la Barbato una cuoca in gran forma, degna di una trattoria di Trastevere. Secondo me avrebbero dovuto dare in mano l’intera faccenda a lei. La coralità rende solo frammentaria una vicenda che già di suo rischia di fallire con più clamore di un’apocalisse, ma Paola ha sempre dimostrato di saper cambiare tutto e rimettere a posto ogni cosa prima che arrivino i grandi antichi della Bonelli a controllare, di conseguenza lei sarebbe stata capace di portarci lontano per una serie di episodi e poi ricondurci placidi e beati alla vecchia Craven Road 7, in stile Peter Pan, senza questa fastidiose sensazione di parrucchino ringiovanente da pischella sul solito volto rugoso.

Peter Paola.

Il sangue della terra è una storia dannatamente fica, un misto di cartoni animati russi e Bem, Bero e Bera. C’è della sana inquietudine, cosa che non capitava dal numero 218, L’incubo dipinto di Masiero/Mari. Parliamo del 2004, quindici anni che non provavo un brivido fottuto in una storia di Dylan Dog.

Ma ora la Barbato ci riesce. E lo fa anche con una certa ironia. La figura del magnate russo in orbita con l’amichetta è un esempio perfetto di cattiveria su quale campione umano può sopravvivere al disastro: un riccone di merda e i suoi intrallazzi farseschi.

Inoltre c’è pure una discreta dose di filosofia e di dolcezza. A proposito dell’attesa di una fine inevitabile, la Barbato suggerisce due vie possibili: passare gli ultimi giorni senza far nulla a parte disperarsi o cercare di compiere qualcosa che possa impedirlo, pur sapendo che probabilmente non lo impedirà.

E poi in Il sangue della terra ho riscontrato un sacco di sano affetto. Jenkins è convinto di poter aiutare semplicemente fissando il cielo e desiderando di impedire che la meteora cada sulla terra. Purtroppo questa sua impresa non prevede pause e così Bloch deve accudirlo, incluso farlo mangiare e pulirgli il culo. Dylan gli domanda perché l’ex ispettore lo faccia e lui risponde: è un amico. Inoltre nel finale (non svelo nulla, figuratevi) Dylan abbraccia Groucho perché sì. Punto. Gli vuol bene. Si avverte l’influsso della meteora. Può condurre gli uomini a fare le cose peggiori ma risvegliare anche i buoni sentimenti.

E c’è un’altra cosa interessante che questa storia dice: la terra forse finirà… o meglio la razza umana forse finirà, ma gli incubi vagheranno nello spazio, in cerca di un altro mondo su cui fermentare oscurità e terrore.

Unica pecca del numero sono i disegni. Werther Dell’Edera è una specie di incrocio tra Roi e Brindisi ma del primo ha ereditato la confusione e dal secondo il tratto a volte bruttino. Con un nome simile era destinato ad arrivare comunque al successo. E fare gli albi per la Bonelli, che mi stia bene o meno, è arrivare al successo, qui da noi.

-9 alla meteora!

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