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Tutta la verità sul caso Harry Quebert

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La verità sul caso Harry Quebert è una serie televisiva trasmessa da Epix.

Presi il libro di Dicker La Verità sul caso Harry Quebert sei o sette anni orsono. All’aeroporto ce ne stava una pila, essendo un bestseller. Lo lessi in occasione di un viaggio in Iran per un matrimonio di un amico presso la città di Shiraz. Più che un romanzo ricordo che mi parve una sceneggiatura piuttosto azzeccata per un potenziale film e la sua lettura fu piacevole, desiderando conoscerne il sorprendente finale. Librone spesso in tutti i sensi che ancora mi richiama la calura infernale del sito archeologico di Persepoli, i datteri conditi da yogurt acido e l’ottimo gelato della storica città persiana a vaga forma di mezzaluna.

Lo so che c’entra nulla con i boschi del Maine ma è così. Solo da qualche settimana è uscito globalmente lo sceneggiato televisivo che parrebbe di successo, che ho visto per intero (oltre 6 ore di durata se non vado errato) e che giudico bello, davvero bello.

Dopo l’uscita dello sceneggiato televisivo ritengo sia del tutto superflua o perlopiù contingente la lettura del libro pubblicato nel 2012 / 2013, poiché la versione su schermo è completa, esaustiva e resa a dovere.

La vicenda è imperniata su un giovane scrittore – tale Marcus Goldman – che, dopo il successo del suo primo romanzo “rosa” è in cerca di ispirazione per un nuovo libro. Chiede aiuto e consiglio al suo vecchio professore universitario, Harry Quebert appunto, interpretato da Patrick Dempsey, ora famoso ed affermato nonché autore di un popolare bestseller dal titolo Le Origini del Male insignito negli anni da svariati premi letterari.

Siamo nel 2008 quando improvvisamente nel giardinetto della villa di Proprietà Quebert, prospiciente il cupo mare del New England, viene rinvenuto il cadavere di una ragazzina quindicenne, tale Nola Kellergan, misteriosamente scomparsa durante l’estate del 1975, cioè 33 anni prima, del cui omicidio Harry viene di conseguenza incolpato quindi incarcerato.

Scattano adunque le indagini relative al caso da parte del giovane scrittore, che offre una mano a un burbero detective della polizia federale, il sergente Perry Gahalowood (interpretato da Damon Wayans Jr.). Presto tutta la vicenda si infoltisce con una serie di personaggi equivoci: una pletora di vicissitudini misteriose con i vari protagonisti collegati a segreti sepolti e riesumati dal passato più ripetuti colpi di scena; una sorta di walzer di bizzarre coincidenze spesso fortuite fino alla (sconvolgente) verità finale.

Un plauso alla regia del veterano Jean-Jacques Annaud (Il nome della rosa, L’orso) e ai giovani attori, tutti molto bravi malgrado la (fortunata) assenza delle solite merdoso-laccate odierne stelle cadenti hollywoodiane, finalmente sul viale del tramonto, dove laggiù a fondo Sunset blvd spero vivamente si buttino tutte insieme appassionatamente a mare come i lemming della tundra.

In particolare presagisco fin da ora che il giovine attore canadese Joshua Close nella parte di Luther Caleb, verrà premiato per la sua intensa interpretazione con una resa davvero commovente, forse addirittura ‘struggente’ a tratti, nel senso di autentico personaggio “strappalacrime”(*).

Ciò che mi appare quasi surreale è che lo sceneggiato, grazie anche alla bravura del cast, riesce, a differenza del romanzo, quasi ad evocare, quell’ “amore” di marchio Petrarchesco, ovvero quel sentimento universale incondizionato che trascende lo spazio ed il tempo, la vita e la morte, la passione ed il sesso o la stessa identità sessuale, contrapposto alla miserabile quotidianità che pervade un piccolo borgo cittadino, un paesello del Maine, con le sue ipocrisie, le sue dicerie misto menzogna, la spocchia diffusa e la solidale omertà, i meschini egoismi di piccola gente che ha perso l’anima da tempo o forse non ne ha mai posseduta alcuna.

Harry Quebert, il protagonista, ritrova se stesso nel mezzo di queste due dimensioni, in una sorta di limbo nebbioso di forzato compromesso denso di rimorso e di rimpianto dove ancora s’intravede la luce ma che è ormai lontana ed irraggiungibile. Il “suo” libro Le Origini del Male, appunto.

Se prima ho citato Petrarca, pure tale Dante scrisse a suo tempo un tomo piuttosto famoso suddiviso in tra parti, laddove descrive a suo modo e piuttosto bene quanto sopra.

Senza dubbio un ottimo sceneggiato che va a ruota alla fortunata serie di True Detective con un po’ di salsa Twin Peaks mentre – felicemente oserei scrivere – osservo come queste azzeccate serie televisive su piattaforma digitale stiano progressivamente uccidendo il grande cinema su megaschermo ormai solo più banale e poc’altro sulla parafrasi di quel vecchio pezzo Video Killed the Radio Stars.

(*) Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

*L. C.*

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