Recensioni Supernatural Horse Machine

The Treatment – Dietro il solito hard rock la modernità?

treatment

Power Crazy è un disco dei Treatment, pubblicato da Spinefarm Records, nel 2019.

Conoscete i Treatment? Qualcuno di voi si chiederà giustamente a quali io mi riferisca. Ce ne sono dall’Indonesia, Finlandia, Olanda… Gli Inglesi, dico io. Un quintetto, quattro album, hard rock cubico senza fronzoli ma nemmeno uno straccio d’idea.

Ho sentito Power Crazy e l’ho trovato ben prodotto, suonato in modo impeccabile ed energico ma assolutamente privo di un guizzo, un ritornello che non somigli a duecento già sentiti. Sembrano gli Airbourne, imitano gli AC/DC e guarda caso, anche i Treatment, come la band australiana, hanno in formazione una coppia di fratelli compositori, Tao e Tagore Gray. Si tratta di una costante per i gruppi che vogliono piallare il mondo a furia di riff stoppati, ritornelli anthemici e boriosi quattro quarti all’infinito. Si ritrovano tutti due fratelli creativi nella band.

Seguire l’esempio degli AC/DC però secondo me non vuol dire fare l’imitazione di ciò che suonano gli AC/DC. Significa al più trovare una formula vincente e ripeterla finché non muoiono tutti intorno a voi. Un po’ come gli Status Quo. Secondo me loro sono discepoli dei fratelli Young. Airbourne e Treatment sembrano più le cover band degli AC/DC, tribute band validissime che però non hanno nel repertorio Highway To Hell, Back In Black, Dirty Deeds o Thunderstruck; solo delle b-sides anonime avanzate alla musa smusata da trent’anni di triangoli creativi con i fratelli Young.

Oppure non ci sto capendo un cazzo. Sbaglio tutto e i Treatment o gli Airbourne sono i gruppi più moderni e lucidi che abbia mai sentito.

Seguite un attimo quanto sto per dire.

Dopo aver ascoltato il disco della band inglese, sono andato a leggere l’intervista su Rock Hard. Non giudicatemi, compro Rock Hard e a volte lo leggo pure. Dicevo, ho letto l’intervista di tale Simone Volponi: una mezza paginetta di banalità promozionali, va bene, il magazine è composta per il 75 per cento da questa fuffa (il restante 25 è rappresentato dalle belle interviste del Biani).

Nel caso dei Treatment però forse ho riscontrato qualcosa di altamente rivelatorio. Vi riporto la prima dichiarazione di non so chi, perché Volponi nell’introduzione non specifica con quale dei Treatment stia conversando.

“La nostra fame di successo e voglia di raggiungere il maggior numero possibile di persone non ha mai vacillato. Ci sentiamo a un punto cruciale della nostra vita per quanto riguarda il materiale prodotto e per il modo in cui lo interpretiamo dal vivo. I nostri live stanno diventando feste selvagge, sudate ed enercighe come abbiamo sempre voluto”.

Ok, allora io penso: questi stanno fuori. Come possono pretendere di coinvolgere il mondo suonando pezzi come Let’s Get Dirty? Sembra un brano scartato da un disco reunion dei Pussy Glitter. Se volete spaccare il mondo vi serve una roba come I Believe in a Thing Called Love dei Darkness o magari Time Is Running Out dei Muse… come pretendete di riuscire a coinvolgere la gente suonando una copia della copia della copia della copia di un qualsiasi brano hard rock da film liceale anni 80?

Poi però ho letto meglio e in effetti i Treatment non parlano tanto del materiale in quanto tale ma dell’effetto che può avere dal vivo, parlano degli spettacoli sudati ed energici. Vogliono coinvolgere più persone possibile e più avanti il tipo dice che sognano di riempire le arene. Riempire le arene? Come, promettendo soldi e nuovi posti di lavoro?

Vi ci vogliono degli hit cazzuti, dico io, ma in fondo non è poi tanto vero. Gli hit servivano a vendere i dischi. Ma se tu fai uno spettacolo dal vivo irresistibile, la gente tornerà e ne parlerà agli amici, che vorranno venire a divertirsi anche loro. E per uno spettacolo energico e sudato non c’è bisogno dei grandi hit, basta avere dei pezzi funzionali alla ginnastica dei live: mani alzate, battetele, voglio vederle, e ora ripetete con me “uouououo” Non vi sento. “uouououo”. Potrebbero stare tutto il tempo così, dal vivo, le band e il pubblico. Si tratta di una ginnastica divertente e spassosa che produce sudore e adrenalina. Una volta che c’è quest’atmosfera, un qualsiasi riff in quattro quarti è come un pene oliato tra le gambe di una ragazza a cui si è somministrato per dieci ore le puntate di Quark con Alberto Angela.

Quindi i Treatment fanno pezzi che funzionino per la ginnastica dal vivo. E non c’è nulla di meglio degli AC/DC per rompere il culo live. Quindi i pezzi di Power Crazy non vogliono assolutamente lasciare un segno ma essere strumentali alle esibizioni dal vivo. E quali sono le band che ai concerti spaccano sempre, anche nei momenti in cui creativamente hanno avuto difficoltà nere? Oltre alla band dei Young, gli Humble Pie, i Motorhead, i Bad Company. Ok, quindi facciamo roba come ne fanno questi grandi dominatori delle scene e lavoriamo sullo spettacolo, tipo i Kiss. Hanno sempre scritto musica così così ma dal vivo erano imperdibili.

Chi se ne frega se le melodie non accendono il cuore o se un riff non strega il recensore spompo da troppa musica. L’energia che pervaderà il pubblico quando i Treatment salgono sul palco sarà tutto ciò che vorranno davvero vendere… e che potranno vendere al mondo.

Ecco perché alla fine questi giovani gruppi di hardrokers, capaci solo di scimmiottare Bon Scott o se proprio gli gira Whitesnake (sentite King Of The City) e l’hard blues dei Bad Company, stanno solo pensando a dove investire e dove poter ricavare qualcosa di concreto.

Per questo i Treatment non possono essere giudicati su disco. Quello è solo la scusa per i tour. Le canzoni sono come i costumi di scena. Acquistano potere quando vengono indossati sul palco. Ascoltare Power Crazy è un po’ come girare per i camerini e pretendere di giudicare la compagnia teatrale solo da quello che c’è in giro sui tavolini o negli armadi. La musica è un elemento che serve per tirar fuori l’energia dalla gente e per restituirla con gli interessi. E per fare in modo che la musica non sbagli, meglio copiare dai migliori. Funzionerà sempre di più una pallida imitazione di Living After Midnight piuttosto che una originalissima Paint A Picture degli Anacrusis.

Ti potrebbe interessare anche

Iscriviti alla Mailing List di Sdangher
Inserendo la tua email, acconsenti al trattamento dei tuoi dati personali.