Giapponesate Pascolando

Addio Monkey Punch!

Monkey Punch

Kazuhiko Katou ci ha lasciato l’11 aprile di quest’anno. Monkey Punch è morto. Lupin III… forse, vedremo. Il padre sì, è morto, ma i figli si sa, sopravvivono.

È morto un frammento della mia infanzia. Quando ero più giovane, un ragazzino sbarbo che non conosceva ancora la masturbazione cronica, ma cazzo adorava le tette enormi (questa passione esiste da quando ho memoria), appena tornato da scuola sintonizzavo la tv sui vari canali per i cartoni animati. Ai miei tempi non li chiamavamo anime, perché internet era una roba da ricchi, quindi il dizionario era quello Zanichelli del 1949. E così erano cartoni animati.

Trai vari, il mio preferito era Lupin III. A memoria ricordo i primi episodi che guardavo, quelli della giacca rosa. Forse Italia 1 aveva già mandato in loop le altre saghe e Dragon Ball era ancora una cosa da canali di 2nd lega.

Cosa adoravo di questa serie? L’ironia. Tra mega robottoni che affrontavano alieni interessati al solo Giappone, un demone verde dai mutandoni rossi che combatteva come un episodio dei Power Rangers, wrestler mascherati da animali e un tipo che faceva esplodere i nemici con la sola imposizione delle mani, Lupin III era il più vicino alla realtà quotidiana, il più umano, quello in cui era più facile rispecchiarsi. Scanzonato, divertente, ladro ma gentiluomo, un po’ Robin Hood, ma non con tutte le sue buone intenzioni e appassionato delle tette grosse.

Era un rito, per me, guardarlo ogni giorno.

Non seguivo l’ordine cronologico degli eventi, anche perché ero troppo scemo per capirlo. A me bastava che uscissero le tette di Fujiko, come quando guardavo Yattaman solo per le tette di Miss Dronio; anche se io porto nel cuore quello con le tette di Ai-Chan. Ricordo che esiste questo episodio, ne sono certo.

Padrecavallo mi ha confortato nel lutto dicendomi “ma cazzo, arrivarci io a 81 anni. Ci metterei la briglia!”.

Oggi muore un personaggio della mia infanzia. Ciò che mi rende triste però non è la fine terrena, che tutti in fondo dobbiamo fare, ma la certezza che questa mia infanzia è definitivamente finita e rimarrà un frammento nel tempo di chi l’ha vissuta come me.

Addio Monkey Punch.

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