La Truebrica del fantino Recensioni

Eluveitie – Un disco che non convince del tutto

Ategnatos è il nuovo album degli Eluveitie uscito nel 2019

Tornano dopo l’acustico EvocationII:Pantheon gli svizzeri Eluveitie, capitanati dal mastermind Chrigel Glanzmann che due anni fa ha scelto di rivoluzionare la band allontanando cantante/chitarrista e batterista storici (che hanno poi formato i discreti Cellar Darling).
So di non attirare le simpatie dei piu dicendo che questo album non è quel capolavoro imperdibile come viene definito da molte parti, però intendiamoci: comunque è un bel disco.

Prima di analizzarlo a fondo è giusto segnalare, per orgoglio nazionale, l’ingresso nella band dell’italiano Matteo Sisti alle cornamuse e altri strumenti folk vari, gia visto sull’ultimo bellissimo lavoro degli Amorphis.

Ho ascoltato decine di volte questo lavoro e gli stati d’animo passano dall’esaltazione alla perplessità.
Il disco inizia alla grande con la titletrack, dopo una magniloquente intro si parte con del buon death metal svedese non originalissimo ma trascinante, per me il brano migliore in assoluto grazie anche ad un azzeccato inserto folk.

Si continua con pezzi tiratissimi con la voce straziata e straziante di Glanzmann a farla da padrone, stacchi folk e sopratutto nessun assolo di chitarra… e per un vecchio metallaro come me questo non è un punto a favore.

Mine Is The Fury, Deathwalker e Rebirth sono ottimi pezzi, alternati a brani decisamente piu tranquilli e “piacioni” in cui la bellissima voce di Fabienne Erni si mette in evidenza, brani anche decisamente commerciali che potrebbero dare uno sbocco diverso alla carriera degli svizzeri, come Abiramus e Breathe.

Tra l’altro queste sono le poche occasioni in cui possiamo sentire distintamente la voce di Fabienne, perche nei pezzi tirati la sua voce letteralmente scompare, soffocata da tutti gli altri strumenti.

Non so perche ma non sono pienamente convinto di Ategnatos, c’è qualcosa che mi manca e non so cosa. I vecchi Eluveitie erano più ruspanti e la componente folk era maggiormente presente, ma forse le canzoni non erano cosi incisive… boh non lo so.
Fate una bella cosa, andate dal vostro negoziante di fiducia, comprate questo platter (come dicono i recensori quelli ganzi) ascoltatevelo dalle 50 alle 60 volte come ho fatto io e poi fatemi sapere, perche sennò davvero da questa recensione non levo le gambe!

Intanto io torno ad ascoltarmi un po di folk con l’intera discografia dei Falkenbach… si scherza eh…

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