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Amon Amarth – Berserker

Amon Amarth

Berserker è un disco degli Amon Amarth pubblicato in Maggio 2019 dalla Metal Blade Records.

C’è davvero tanta roba in questo “Berserker”, nuovo disco degli Amon Amarth, gruppo svedese seguito da una schiera di fedelissimi fans in tutto il mondo. Io me lo sono trovato davanti senza aspettarmelo e sono deliziato mentre me lo riascolto nel mio antro, seduto tra vecchi blocchi motore e bombole di propellente decisamente illegale.

Questo nuovo lavoro dei vichinghi di casa Metal Blade Records mi ha molto colpito, soprattutto considerando che il precedente concept album, Jomsviking, non era riuscito a convincermi, dandomi la netta impressione di un calo dell’aggressività generale e di una certa ripetitività. L’idea del concept album, con i testi di tutte le canzoni in relazione tra loro, deve però essere piaciuta al quintetto svedese, che per questo loro undicesimo lavoro ce la ripropongono (con un risultato decisamente migliore).

Come sempre gli Amon Amarth (che tradotto dal Sindarin, la lingua degli elfi dell’universo tolkeniano, significa Monte Fato) continuano a cantare le lodi dei loro antenati vichinghi e ci narrano vicende storiche o mitologiche legate ai guerreggianti navigatori scandinavi. Nelle 12 tracce di questo loro ultimo lavoro, che inizia con Fafner’s Gold (introdotto da un arpeggio che ricorda tanto Battery dei Metallica) i nostri barbuti eroi si concentrano sulla figura del berserker, il guerriero solitario posseduto dallo Spirito della Battaglia che affronta decine di nemici senza temere la morte.

Particolarmente bella da questo punto di vista The Berserker at Stamphord Bridge, la storia vera di un guerriero che rallentò 15000 sassoni che inseguivano l’armata vichinga in rotta, da solo, abbattendone oltre 50 (alcune fonti parlano di 70 prima di venire neutralizzato). Si tratta di un pezzo lento e affascinante, decisamente diverso dal solito, che può lasciare perplessi al primo impatto ma poi resta in testa e si riascolta volentieri. Una di quelle canzoni adatte a grandi scenografie in sede live, che potrebbe portare il gruppo a più alti livelli durante le (già ottime) esibizioni dal vivo.

Sono potenti gli Amon Amarth di Berserker, ma anche capaci di ardite sperimentazioni. Pezzi come Mjolnir, Hammer of Thor o When Once Again We Can Set our Sails sono bellissimi e hanno un tiro deciso, ma si discostano nettamente dai precedenti lavori della band svedese, risultando quasi più vicine al rock duro del passato che al death metal che molti fans della prima ora si aspettano.

È una naturale evoluzione che porta il gruppo a dimostrarsi maturo e creativamente indipendente da clichè banali o noiose ripetizioni, rendendo gli Amon Amarth unici nel loro genere. I riff potenti ma orecchiabili, fatti per restare in testa all’ascoltatore, e la voce in growl di Johan Hegg che è il loro vero marchio di fabbrica, fanno sì che ogni pezzo del disco sia perfettamente in linea con lo stile aggressivo del gruppo, anche se in questo Berserker ci sono molti momenti che dimostrano come la band sia cresciuta stilisticamente rispetto al passato.

Dietro la copertina, che tante malelingue vogliono copiata da quella dell’omonimo Berserker degli Asenblut del 2016 (ma se un disco parla di berserker cosa volevate metterci in copertina, la Carrà con una bipenne in mano?) che ritrae un enorme guerriero incazzatissimo che affronta forze soverchianti (originale vero?) io vedo un gran bel disco, nettamente superiore a Jomsviking.

Ah, un’ultima cosa, gli Amon Amarth hanno fatto dei video di alcuni pezzi. Sono dei bravissimi musicisti, ricordatelo mentre li guardate. Per riuscire a perdonarli, tanto, sarà sufficiente guardare quello di Crack the Sky. Mi ha fatto piegare in due dalle risate, con i pezzi di cadavere che volano intorno alla band sul palco e il guerrierone che affetta demoni nel pogo tra schizzi di sangue e luci colorate!

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