Pascolando

Ozzy 1987-1993 The Zakk Wylde Era

1 – NO REST FOR THE SHIT-EATERS (Leggete anche la prima e la seconda parte)

Nel 1987, interpellato sul continuo ricambio di membri della sua band, Ozzy quasi ne sembra compiaciuto. – Siamo una grande squadra, almeno per ora. Non si sa mai come le cose cambieranno, perciò non amo considerare niente e nessuno come una parte stabile del gruppo, questo perché se poi le cose si mettono male e qualcuno va via, ci si rimane tutti un gran male!
Nessuno è indispensabile tranne il vecchio Daisley. Subito dopo aver rimpiazzato Jake E. Lee con il giovane e assai promettente Zakk Wylde, è prorpio Bob il “nuovo” acquisto, richiamato a tempo pieno nella band. – Oz è così – dice il bassista senza scomporsi – e questa sua voglia di cambiare elementi nella band è quasi un aspetto rassicurante del suo modo di fare. Succede sempre, è la norma. A volte anche io ho dovuto sottostare a questo continuo ricambio ma ogni volta che lui ha avuto bisogno di me, mi sono fatto trovare pronto. E sa che è sempre così. Io ci sono, se vuole.
Daisley e Castillo alla solidissima sezione ritmica sono la certezza, ma l’affiatamento di Ozzy con Zakk è la sorpresa inaspettata. Dai tempi di Randy Rhoads non si vede il cantante così in sintonia con uno dei propri chitarristi.

Jake E. Lee può confermarlo: – Tra me e Ozzy non è mai scattata quella scintilla – dice – Non ci sono mai stati conflitti o litigi ma non abbiamo mai legato davvero a livello personale. Ozzy non aveva il mio senso dell’umorismo, che è molto secco e tagliente. In seguito però quel legame l’ho scorto tra lui e Zakk Wylde.

Quando ho fatto il provino per Ozzy avevo diciotto anni – ricorda Zakk, – e un bel po’ degli altri candidati era molto più vecchio di me. Aspettavano il loro turno dicendo cose tipo:ehi, ho sentito dire che la paga è molto buona…” e cazzate del genere. Era l’unico motivo per cui si trovavano lì. Io avrei accettato di suonare per lui a gratis. Da lì ho deciso che il posto sarebbe stato mio, a ogni costo.

E l’impatto con Osbourne è molto incoraggiante – La prima volta che mi sono seduto a un tavolo con lui mi ha subito messo a mio agio dicendo – Zakk, tu suona col cuore. Voglio solo questo da te. Poi ha aggiunto: ora vai in cucina a prepararmi un panino al prosciutto e mi raccomando, non metterci troppa senape o lo rovini.

A produrre il nuovo disco viene inizialmente chiamato Bob Rock, che però presto è scartato, probabilmente perché ha osato chiedere a Ozzy di riscrivere tutto il materiale da capo, cosa che non deve essergli piaciuta neanche un po’.

No Rest For The Wicked ha tutti i requisiti per essere un successo: i brani sono buoni e Wylde ha uno stile già debordante, pieno di armonici e riff corposi. Il disco vende ma non ai livelli di The Ultimate Sin.

Di buono c’è la ritrovata sobrietà di Ozzy, che condisce le interviste di riflessioni struggenti e proclama da uomo rinato cose tipo – negli ultimi 10 anni mi sono svegliato almeno una volta alla settimana nella cella di una prigione. Ho dimenticato il compleanno di mia figlia. Ogni giorno temevo che qualcuno venisse da me puntando il dito e dicendo: ecco l’uomo che ha investito mio figlio, oppure ecco quello che ha accoltellato mio padre. Non ricordavo quasi nulla. Passavo da una festa selvaggia a un’altra e ho dei blackout lunghissimi. Non ricordo niente di quello che è successo. Adesso che invece non bevo più mi succedono un sacco di cose belle: per esempio non vengo più arrestato, mi sento bene e ho ancora tutti i miei fan lì a incitarmi.

Purtroppo il sodalizio con Bob Daisley finisce per interrompersi e stavolta in modo definitivo. – Lee e io scoprimmo che gli Osbourne avevano acquistato i diritti sul catalogo di Ozzy dalla Don Arden/Jet Records nel luglio del 1983 – dice Bob – e quindi, da quel momento avevano intascato i nostri diritti d’autore dalle vendite di “Blizzard” e “Diary”. Io e Lee abbiamo quindi chiesto parere a uno studio legale di L.A. Gli avvocati ci hanno detto che potevamo agire contro gli Osbourne per avere giustizia.  Ozzy e Sharon ci hanno aiutato nel nostro caso originale contro Don del 1982 e continuarono ad “aiutarci” sapendo perfettamente che possedevano i diritti dopo il luglio del 1983! Quando presero il nome e il catalogo di Ozzy, anche loro ereditarono la responsabilità di pagarci, cosa che ovviamente non hanno mai fatto.

Bob scrive i testi dell’album ma prima del tour pianta tutto ed esce in via definitiva dalla band di Ozzy. Poco male, pPer il tour di No Rest For The Wicked, Osbourne gioca infatti un brutto tiro ai vecchi amici dei Sabs: assume Geezer Butler ome bassista, proprio nel momento in cui Tony Iommi lo stava convincendo a tornare nella band. Con lui la line-up è una sicurezza assoluta e Ozzy infila concerti su concerti impeccabili, fino al trionfo delle due serate del mastodontico Moscow Music Peace Festival, con Bon Jovi, Scoprions, Crue e altri.

Purtroppo al ritorno dall’evento in Russia, Oz non riesce a godersi ancora a lungo la sua nuova vita. La polizia va di corsa a casa sua per arrestarlo perché dopo essersi ubriacato, pare abbia messo le mani su Sharon, tentando di ucciderla.

2 – NO MORE OZZY?
Noi nascondevamo tutto sperando che Sharon risolvesse la situazione, sempre – dice Zakk Wylde.  – Poi arrivò la storia dell’aggressione di Oz a sua moglie e ogni cosa precipitò. Il lungo periodo di inattività che ne conseguì fu una gran sofferenza per Ozzy e per noi. Al tempo del live “Just Say Ozzy” non sapevamo neanche se avremmo fatto più un altro disco. Fu una scelta della Epic di far uscire quell’EP dal vivo e noi eravamo tutti contrari. Lo stesso Ozzy, che firmò la lettera del retro di copertina in cui diceva che l’album era dedicato a tutti i fans, nemmeno lui era convinto della pubblicazione di quella roba, ma si sa, in casi del genere ci si fida del management e basta.

Anche il singer ammette che Just Say Ozzy è un mero riempitivo: – Beh, sicuro che lo era, cazzo, ma in certi momenti fai quello che ti dicono di fare. E io avevo troppi problemi a cui pensare per mettermi a discutere.

Sharon, dopo l’ennesima riabilitazione, perdona il marito e parla al mondo del suo problema – L’alcol lo stava distruggendo ma il mondo non tollerava una cosa simile. Se mio marito fosse stato malato di cancro tutti gli sarebbero stati vicino, dato invece che si ammazzava con la bottiglia, nessuno lo capiva. Invece avrebbe avuto bisogno di grande aiuto. Quando mi ha aggredita ho capito che non era Ozzy. Quello mi ha spaventato! Lui non avrebbe mai fatto una cosa del genere. E meno che mai a me. E a nessun altro perché non ne è capace. Ma quando Ozzy è ubriaco lui scompare e arriva qualcun altro.

L’episodio sa tanto di fondo del barile per gli Osbourne. E la disintossicazione stavolta è completa. A mostrare il cambio di stile, basta notare la copertina del nuovo album No More Tears, decisamente più sobria rispetto alle cose precedenti.

L’album, vede in formazione non Butler ma il futuro AIC Mike Inez,  e Lemmy Kilminster tra le firme dei pezzi. Musicalmente rappresenta un deciso ritorno ai livelli del passato. Zakk Wylde ne è ovviamente entusiasta, ma più del disco, anche solo di essere ancora nella band e di aver lasciato alle spalle un altro momento estremamente difficile per il suo datore di lavoro.

Nonostante la netta ripresa per Ozzy, iniziano a diffondersi voci di un desiderio di smettere da parte di lui. Dopo le droghe e gli eccessi, forse è il caso di dire basta pure alla musica… o almeno il suonarla dal vivo in estenuanti tour. – Non ne era certo ma ne parlava spesso –  dice Wylde, – negli ultimi due anni aveva avuto paura sul serio di non venirne più fuori. E ora che l’alcol era espulso dal suo corpo, desiderava tuffarsi nella vita famigliare e domestica, chiudendo con un tipo di vita che lo metteva troppo in balia delle tentazioni.
Per No More Tears Ozzy avrebbe voluto Michael Wagener alla produzione. Purtroppo lui era occupato e allora ha ripiegato su Duane Baron e John Purdell.  – Non hanno grosse personalità – ammette Oz – ed è stato facile guidarli, ma con Michael l’album avrebbe avuto decisamente un’altra direzione. Comunque non mi sono dato per vinto e l’ho coinvolto nel mix dei pezzi e dopo, nel disco dal vivo, mi sono affidato completamente a lui.

I due produttori Baron e Purdell in realtà fanno un lavoro estenuante: diciotto mesi trascorsi senza sosta a tentare di montare e rifinire l’album.
Ricordo che un tipo mi intervistò – dice Ozzy – era un fan dei Metallica e disse che loro per fare un album ci mettevano pochi giorni, non come me che per “The Ultimate Sin” ci avevo impiegato un tempo interminabile. Gli risposi che bastava aspettare e anche loro avrebbero fatto la mia fine. Ci presi. Il mio primo album lo finii in 12 ore. Mi piacerebbe farne uno sempre in così poco tempo. Ma quando diventi famoso finisci per doverti misurare con armamenti tecnologici ben più complessi e raffinati che richiedono tempi lunghissimi. Tu però li usi perché ti aiutano e danno sollievo.

Dovete sapere che a Ozzy – dice Zakk – non gliene frega davvero un cazzo di come è realizzato un disco e dei vari dettagli tecnici. La sua filosofia è: fatemi fare la mia parte così posso levarmi dai coglioni. Oz non ha idea o non gliene frega nulla del tipo di microfono o del tipo di mixer che viene usato dagli ingegneri del suono. Ricordo il giorno che Mike Thompson e Mike Barbiero gli stavano mostrando uno studio dicendogli quanto fosse eccezionalmente attrezzato. Gli dicevano delle varie apparecchiature, tutta roba a cui lui non era minimamente interessato. Dal suo punto di vista era come se gli stessero parlando in cinese, visto che di quelle cose non ne sapeva una mazza. Così per non annoiarsi ha iniziato a rompere delle fialette puzzolenti sul sedile posteriore dell’auto. Questi ragazzi gli parlavano e parlavano, ma più si andava avanti e più iniziavano a sentirsi imbarazzati. Ozzy gli diceva che da un po’ soffriva con l’intestino per via dei nervi. Non era vero niente ma loro tacevano e mentre lui fingeva che nulla fosse e continuava a rompere quelle cazzo di fialette i due poveretti soffocavano!”

Durante la lavorazione di No More Tears Zakk ne racconta di peggiori: – Io e Randy per vendicarci di quelle cazzo di fialette che Oz continuava a rompere dappertutto, compresa la nostra fottuta stanza, cagammo in una busta e la piazzammo all’altezza di dove lui metteva la testa quando si sdraiava sul divano dove guardava la TV. Quella busta con la cacca è rimasta sotto il divano per cinque giorni. Oz continuava a dire di sentire una puzza come un buco di culo andato a male ma non riusciva a capire cosa potesse essere. Alla fine se ne è accorto e per vendicarsi ha cosparso della sua cacca qualsiasi superficie dove io e Randy avremmo potuto mettere le mani, prima di accendere la luce della nostra stanza. Questo tipo di scherzi è stato all’ordine del giorno fino a quando non finimmo di registrare No More Shit… ehm Tears!

Arrivato al diciottesimo posto nelle classifiche inglesi, No More Tears è un buon successo, considerando che le cose stanno cambiando molto nel panorama heavy.

3 – L’ULTIMO TOUR PRIMA DEL NUOVO TOUR

La notizia dell’abbandono è sensazionale. Siamo nel 1992 e oggi fa sorridere ma allora è abbastanza plausibile che il mito Ozzy Osbourne, forte di un album notevole come No More Tears, desideri finirla con i tour e la routine discografica.

Dopo 22 anni di carriera condotta a ritmi estremisti, lui è pronto a salutare con un tour finale e andarsene in pensione.

Il vero motivo di una tale decisione però non è dichiarato. Dopo una serie di accertamenti, i medici comunicano infatti alla famiglia Osbourne che potrebbe avere la sclerosi multipla.
Alla fine del tour è prevista la partecipazione di ospiti speciali: i Black Sabbath, tornati insieme a Dio e usciti da poco con Dehumanizer.

Le esibizioni fanno tornare voglia ai Black Sabbath e Ozzy di riunirsi, magari per un tour o un ultimo album. Purtroppo la cosa non è semplice e finisce per avere l’effetto di una scappatella imperdonabile agli occhi di Ronnie James Dio.

Il problema è che la facevano più facile di quello che era –  dice Ozzy. – Loro erano legati da un contratto con Dio che non poteva essere sciolto facilmente, a meno di non pagare delle fortissime penali; o a meno che lui non recedesse volontariamente, concedendo il suo avallo per il nostro tour. Poi c’era un altro casino. Ogni membro dei Black Sabbath era rappresentato da un diverso legale e ognuno aveva uno specifico contratto. Quindi mettere d’accordo tutto questo mondo di avvocati sarebbe stato difficilissimo. Eravamo tutti prigionieri dei nostri ruoli e dei nostri consulenti.

L’episodio finisce per determinare il nuovo scioglimento della line-up di Heaven And Hell.

Iommi e Geezer, dopo una suggestiva ipotesi di unirsi a Rob Halford finiscono per ripiegare sul consueto e affidabile Tony Martin.

Ozzy chiude baracca e aspetta di riconoscere i primi peggioramenti della malattia che gli è stata diagnosticata. Passa qualche mese ma va tutto bene. Anzi, ritrova definitivamente la linea e si sente sempre meglio. Al punto che l’idea di un altro disco e relativo tour potrebbero essere quasi fattibili. Uhm…

Se non ne avete abbastanza di Ozzy, potete cliccare qui.

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