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Ciao Elvezio…

Elvezio Sciallis

Mi spiace che veniate a saperlo da un cavallo, ma è morto Elvezio Sciallis. Non so di preciso quando è successo. Non ci sono notizie ufficiali. So che è stato per un malore improvviso. Non aveva cinquant’anni. Se non sapete chi era peggio per voi. Significa che vi siete persi uno dei più grandi blogger italiani, che abbia dedicato tempo, talento a palate e passione al cinema horror (ma non solo).

Elvezio Sciallis per me era un modello di riferimento. Lo mettevo accanti a John Waters, Charles Manson, Frank Zappa, H.P. Lovecraft, Colin Wilson e tanti altri animi che hanno e continuano in qualche modo ad accendere e ispirare questo becero ronzino che scrive.

A casa ho dei libri suoi. Glieli comprai quando decise di sfoltire un po’ la libreria. Alcuni me li regalò perché era gentile. Ho anche altri libri che acquistai seguendo il suo consiglio. Ogni volta che girando per casa mi cadeva lo sguardo su uno di quei volumi che erano stati suoi o che lui amava al punto di consigliarli ad altri, mi sentivo bene.

Il pensiero di Elvezio mi dava tranquillità e fiducia. Tutte queste cose non le sapeva, anche se nelle mie mail e nei messaggi in chat lui era al corrente di tante questioni che avevo nel profondo di me. Gli dissi che poteva considerarmi un amico e un ammiratore incondizionato e per quanto valga sono felice di averlo fatto.

Elvezio Sciallis aveva un rapporto molto conflittuale con le cose che scriveva. A volte buttava via gli articoli vecchi come fossero peccatucci da nascondere per la vergogna. Il suo blog Malpertuis è stato un punto di riferimento per molti, eppure a un certo punto Elvezio decise di levarlo da torno. Buttò persino i suoi pezzi via dal pc, al fine di non ricadere in tentazione e metterli on line ancora una volta in futuro.

Scriveva cose bellissime. Mi ha insegnato a tirar fuori il cuore e le emozioni quando parlo di un’opera d’arte. Mi ha dato fin troppi esempi. Alcuni non li seguirò mai, altri sono comandamenti che ho segnati sul cuore.

A Sdangher lo intervistai qualche anno fa, poco prima che decidesse di chiudere (a insaputa di tutti) il suo blog. Se volete leggere come andò il nostro confronto cliccate qui, ne vale la pena.

Io e lui non ci siamo mai incontrati. Non so che faccia avesse, il suono della sua voce… nelle foto si metteva sempre la maschera antigas (le nostre da equini in parte hanno preso ispirazione da lui) e non è facile spiegare come mai, mi sia sentito comunque molto legato a lui in questi anni e provi, ora che non c’è più, una mancanza vera, dolorosa, per nulla virtuale.

Elvezio era un uomo e uno scrittore generoso. Era attento a non lasciarsi fregare dalla scrittura, però. Tagliva le gambe alla vanità ogni volta che poteva. Era solito dire: se non pubblico niente non vi preoccupate, significa che mi sto godendo la vita al sole, in un parco, all’aperto.

I suoi articoli sempre molto lunghi e approfonditi erano così ricchi di stimoli e di riflessioni che esulavano dal discorso cinematografico. Li leggevo anche se il titolo analizzato da lui non mi interessava. E dopo aver letto finiva che mi interessava eccome.

Vorrei dire ai suoi famigliari quanto è stato importante per me, dare loro un abbraccio e salutarlo ma non so nemmeno come si chiami la moglie. Non so nulla di lui, a parte quello che scriveva su Malpertuis e le poche informazioni private che mi scrisse nelle mail che ci scambiammo anni fa.

Mi rammarica non averlo cercato ancora, ma le cose vanno come vanno.

Ed Elvezio non c’è più. Questa morte sembra dargli ragione.

Quel suo bisogno estremo di non tirarsela, fino al punto di buttar via progetti, articoli e libri, mostrava una consapevolezza profonda di quanto tutte le cose dell’intelletto fossero futili e che valeva piuttosto la pena sforzarsi di abbracciare una bella giornata anziché rimanere in casa a ticchettare argomentazioni astruse e tignose su un brutto film. Perché alla fine tutto termina e non sappiamo quando. Tutto finisce, tutto si perde. Non ha senso lottare per impedirlo. La polvere avrà ragione di noi. L’oblio vincerà sempre.

E così ecco. Bum. Fine.

Se capitasse a me, che scrivo ogni giorno con l’ansia di esserci sempre nelle vostre vite, che ho progetti a non finire nel cassetto, ho un comò di sogni irrealizzati e vorrei trasformarli in libri, fumetti, film. Ma se morissi ora, o domani, all’improvviso, il mondo avrebbe ragione di prendersi gioco della mia presunzione e della mia ingenuità. Sono disperato perché so che ha ragione Elvezio. E le giornate di sole continuo a perdermele per guardare brutti film horror e scrivere considerazioni astruse e tignose.

Lui invece si è goduto le ore migliori. Ha capito che doveva fare così. Ha sacrificato anni di articoli per questo.

Adesso che giro per casa, quando i miei occhi si posano su quei libri che una volta gli appartenevano, o quelli che comprai seguendo i suoi consigli, avverto una fitta diversa, un senso di angoscia, di inutilità.

Quella calma e fiducia sono svanite con Elvezio. Ma ho anche un rinnovato desiderio di insistere sulla strada indicatami da lui. So che non sarebbe d’accordo con me. “Fatti una passeggiata” mi direbbe, “che di roba buona da leggere ce n’è già in abbondanza”.

Del resto non vorrei dare a chi non c’è più la responsabilità delle mie eventuali future mediocrità e fallimenti, però  credo che la scrittura accorata e sardonica di Elvezio fosse qualcosa di necessario a questo mondo, il suo piglio alla vaffanculo il SEO, la capacità di non dare per scontato nemmeno un lettore che lo seguiva, tutto questo mi dice ancora che devo impegnarmi al massimo ed essere all’altezza dei suoi adorabili sproloqui.

Riposa Elv, questo cavallo ti voglio bene.

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