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Beppe Maniglia – C’era una volta un uomo rock!

beppe maniglia

Questo articolo parla di Beppe Maniglia e della piccola grande rivoluzione rock che ancora rappresenta.

Parlando degli anni ottanta, della riviera romagnola e di Bologna, aree in cui il “lissio” era imperante e praticamente l’unico genere musicale ascoltato. Ma quell’uomo, invero un tipo originale, non voleva fare “lissio”. Lui voleva suonare rock e continuare a sognare i grandi spazi di un’America che a noi era negata, se non attraverso la tv e la musica. 

A lui non interessavano le rotonde sul mare, preferiva cimentarsi con i grandi classici della musica di band che pochi intorno a lui conoscevano e amavano. Sognava highway che tagliano il deserto, spazzate dai venti caldi dal Messico.

Complice la sua testa dura non si arrese quando si trovò a dover cominciare senza una band. Come un Karaoke ante litteram organizzò delle basi registrate su cui esibirsi. Costruì un rudimentale sidecar che attaccò alla propria moto e vi caricò un amplificatore.

beppe maniglia

Poi si parcheggiò per strada e cominciò, semplicemente, a suonare e sognare. E il suo sogno, gente, era contagioso. Quelle note che si ritagliavano il loro angolo rappresentavano davvero qualcosa di importante, lontane da ciò che c’era intorno.

Adulti e bambini

Adulti e bambini si accalcavano attorno a lui per un attimo di musica diversa da ciò che il resto offriva. Gente che non sapeva chi fossero i gruppi di cui lui intonava le melodie, ne percepiva per un attimo l’atmosfera. Vuoi per la curiosità, vuoi per la passione evidente che ci metteva nel suonare la sua chitarra, tutti rimanevano ipnotizzati.

Il pubblico, invece di scoraggiarlo, apprezzava ciò che lui faceva. Iniziò a incidere delle cassette (sì, non c’erano i cd all’inizio, la musica la incidevamo sulle cassette a quei tempi).

Perché i passanti interessati potessero portarsi via un po’ della sua magia. Si, ho detto magia, avete capito bene. A quei tempi, un omone coi capelli lunghi che suona rock accanto a una moto americana era qualcosa di magico. La moto non è sempre stata una HD, ci sono passate diverse motociclette negli anni, accanto all’amplificazione sul sidecar ma va beh.

Beppe Maniglia vs le borse dell’acqua caldabeppe maniglia

La sua città, Bologna, lo ha amato e premiato per anni. Per decenni. Lui si divertiva, cominciò a fare anche numeri da circo per intrattenere il proprio pubblico. C’era quello di scoppiare, a forza di soffiarci dentro, le borse dell’acqua calda. E fu uno spettacolo che, negli anni ottanta, rese famoso anche il mitico Thor oltremare. Lo chiamarono persino in tv, dalla Carrà, negli anni in cui la sua fama era all’apice.

Se oggi la musica rock ha un suo posto in questo nostro triste e retrogrado Paese un po’ è anche grazie a lui. Quel ragazzone sempre sorridente che per tanti anni ha imbracciato una chitarra, contro tutti i preconcetti. Fregandosene delle critiche, senza mai chiedere nulla. Vivendo a ritmo di musica si è goduto l’affetto della folla. Senza chiedere palchi o successo, a lui bastava divertirsi e far divertire.

Maniglia Muscolosa

Io lo vidi che ero bambino o poco più. Ricordo che mi diede un volantino della Maniglia Muscolosa. Era la casa discografica home made con cui faceva uscire i propri lavori su cassetta. Aveva una vecchia Honda e suonò Apache degli Shadow.

Fu a Riccione, o forse Rimini, non ricordo. Quello che ho ben presente invece è cosa pensai. Ecco, mi dissi, il rock può essere suonato ovunque, anche per strada. Anche su basi preregistrate, anche in mezzo all’indifferenza dei più. Basta che ci sia la voglia di farlo. Anche in Italia.

Vi sembra assurdo? Sapete, nel paese di tremila anime da cui provengo, quante persone ascoltavano musica rock in quegli anni? Due. Io e un mio amico, entrambi tredicenni. Sapete quanti chilometri ci facevamo in bici per comprare un disco? Una dozzina, tra andata e ritorno e ci costava tre o quattro giorni di paga.

In tutta la nostra zona c’era un solo pub che faceva rock e metal. Non che lo suonassero live, no, c’era un videoregistratore e ogni giovedì sera il gestore metteva qualche video nella sala a tutto volume. Questo solo per dirvi che, a suonare rock in piazza ci voleva davvero tanta voglia. E anche un certo coraggio, viste le critiche a cui ci si esponeva.

Ma Beppe Maniglia non aveva paura.

beppe maniglia

Non temeva le critiche. La sua città lo amava, la gente gli voleva bene. Oggi il rock può suonarlo chiunque. I musicisti di strada sono un fenomeno piuttosto comune, ce ne sono ovunque, suonano di tutto.

Sono stati anche i musicisti più giovani a decidere, con la complicità di un sistema orientato verso suoni meno “rumorosi”, che Beppe Maniglia era divenuto troppo ingombrante per la Bologna di oggi. In fondo a loro, di vedere un uomo con una chitarra, che suonava rock alla buona, non importava nulla. A loro dava fastidio, tanto da piagnucolare. Sino a quando qualche burocrate decise che il buon Mister Maniglia doveva smettere di piazzarsi con gli amplificatori in un angolo delle belle piazze bolognesi.

Così, nel 2016, con la scusa di vecchie multe non pagate per il “superamento della soglia di decibel consentita”, una task force di prodi vigili urbani si è presentata e ha sequestrato moto e ampli al reo inadempiente. Che coraggio, vien da pensare.

Non mollare!

Oggi, nella città che dal 2006 è “città della musica UNESCO”, sono rimasti in tanti a suonare tamburelli e chitarre classiche. Lo fanno senza dar fastidio, discretamente, facendo attenzione a non irritare nessuno. Piano piano. Sempre più inquadrati, sempre meno ribelli. Ormai la città tanto amata da quell’uomo con la chitarra non rischia più di dover ascoltare del rock, anche perché non va più di moda, non è più una novità.

Con buona pace del fenomeno di costume rappresentato in passato da Beppe Maniglia. Fu un personaggio oltre che un musicista, tanto da arrivare a candidarsi a sindaco proprio a Bologna, con una lista presentata scherzosamente col nome “Bologna Muscolosa”. Non arrivò al voto, a dire il vero. Aveva un programma che prevedeva nientemeno che l’abolizione di tutti i semafori della città!

A me resta il ricordo di un uomo coraggioso, con una chitarra e un gran sorriso, che ha portato il suo rock senza pretese nelle nostre vite. Beppe Maniglia ci ha insegnato che nella vita si può fare tutto, basta crederci.

Grazie Beppe, vedrai che in riviera un angolino dove la gente sia meno ingrata lo troverai sempre, perché non saranno certo i divieti a zittire il rock.

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