Furia Cavallo del Nord Recensioni

Deathspell Omega – The Furnaces of Palingenesia

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The Furnaces of Palingenesia è il settimo disco dei Deathspell Omega, prodotto dalla Norma Evangelium Diaboli.

Si può raggiungere il successo facendo di tutto per non conseguirlo? La decisione di non rilasciare interviste? Il non voler eseguire un live manco per il cazzo?

Dei Deathspell Omega possiamo dire quello che vogliamo, ma sono solo supposizioni. Supponiamo chi si nasconda dietro il gruppo, chi si sia occupato della loro produzione, persino se il progetto sia vero o solo una grandissima presa per i fondelli. Certamente in quest’ultimo caso sarebbero secondi solo a La guerra dei mondi.

Per esempio qualcuno mi disse che il cantante è Mikko Aspa, ma solo perché questi si lasciò sfuggire in non so quale intervista passata che era lui ad essersi occupato della voce nei loro dischi. Esatto, a partire da Si Monvmentvm Reqvires, Circvmspice. In un album? Tutti? Nessuno? Supposizioni.

Lo stesso dicasi anche del produttore. Tobias Forge, l’ormai confermato cantante dei Ghost, si lasciò sfuggire che Franck Hueso è il produttore ufficiale della band, ma sulla base di cosa?

Che cosa accomuna i Ghost e i Deathspell Omega?

Una totale omonimia che porta i primi a far credere (senza reale conferma) persino che Dave Grohl abbia suonato la batteria con loro. Verità? Menzogna? Vi posso però dire una verità: i Ghost fanno cagare, i Deathspell Omega no. O meglio il primo disco di entrambi suscitò in me entusiasmo per i primi e mi lasciò indifferente con i   Deathspell Omega. Poi qualcosa le cose cambiarono drasticamente.

Se dei fantasmi non voglio manco l’ectoplasma, con Deathspell Omega m’iscrivo volentieri alla loro chiesa del culto demoniaco. Perché mi si conceda, se mai c’è una band oggi capace di trasudare satanismo in forma musicale pura e ortodossa, questa è appunto Deathspell Omega.

Sono passati ben diciassette anni da Inquisitors of Satan e nove da Paracletus. Cosa è cambiato tra questi due dischi e l’attuale nuovo arrivato The Furnaces of Palingenesia? Tutto.

Perché il passaggio da Inquisitors of Satan a Paracletus è stato netto, come passare tra due band completamente diverse. Paracletus sopratutto per me determina il metro di paragone non soltanto per tutto ciò che la band realizza dopo ma per il black metal il generale.

Dopo il primo ascolto di Paracletus capisco di non potere più tornare indietro, solo andare oltre. La musica ora si divideva in prima e dopo Paracletus. Se non sei capace di superare il traguardo raggiunto da questo disco, semplicemente non meriti di essere ascoltato. E lo stesso vale per i Deathspell Omega.

The Synarchy of Molten Bones

The Synarchy of Molten Bones per me fu un tradimento, una diarrea bollente sulle mie aspettative di fanciullo malsano. Mi levai dalla testa la band, anzi il progetto Deathspell omega e solo lo zoccolo duro di Padrecavallo mi costringe oggi a farli bighellonare ancora una volta nei miei padiglioni salnitrici.

Vado per le strade, con le cuffie in testa, e il mondo attorno a me cammina fregandosene che io stia ascoltando una messa nera. Se vi chiedete perché i Deathspell Omega insistono a non suonare live, direi che basterebbe ascoltare The Furnaces of Palingenesia una volta sola per darsi la risposta.

Riff e arpeggi di chitarra e basso impossibili persino da immaginarli eseguiti in studio. Forse sono costruiti in una serie di taglia e incolla professionale. Lo stesso dicasi per la batteria, l’unico componente di cui veramente non si è mai supposta l’identità. E mi viene il dubbio se vi sia realmente un essere umano dietro le pelli. O semplicemente abbiano registrato un pezzo alla volta e poi composto al pc le strutturre come i giocattoli delle uova kinder d’una volta. Davvero, i ritmi sono così contorti che ho dovuto tornarci sopra innumerevoli volte solo per capire se ciò che avevo sentito fosse accaduto veramente.

I testi

I testi anche, argomento che di solito estrometto dai miei ascolti perché sono stronzo, li trovo così intricati che “Mikko Aspa” non sarebbe capace di eseguirli a memoria.

Dimenticate il solito blando porco Dio che i metallari regalano sopra e sotto i palchi, come quelle band che urlano al demonio senza sapere un cazzo di teologia. Se hai un nemico lo devi studiare per poterlo affrontare, e i Deathspell Omega appunto sono l’unica band che qualcosa di satanismo e cattolicesimo ne capisce qualcosa. Contrappongono i due nemici in una battaglia di teologia e filosofia.

We will give you a fierce and very tangible enemy for this shall be the root of our cohesion and strength. We shall maw the innocents like weed for if they are not among the unjust now, their fall is unavoidable. You shall make your ears deaf to their supplications. Murdering them is an act of love towards your kin.

Non ho altro da aggiungere, perché sarebbero solo supposizioni sul perché questo disco sia incapace di raggiungere la perfezione pur offrendo qualcosa di auspicabile per qualsiasi metallaro in cerca d’ascolti contorti e sagaci. Forse perché del resto la perfezione è solo un limite concepito dall’uomo. Fatta per creare e dare un senso a qualcosa di irraggiungibile attraverso i nostri limiti mortali, come sono le figure divine.

Ed è per questo che The Furnaces of Palingenesia non è perfetto, ma solo un nuovo traguardo in attesa della prossima liturgia.

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