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Casca il mondo ma soprattutto cascano le…

casca il mondo

Cascano le palle. Esatto. Sarà un titolo volgare ma esprime al meglio la sensazione provata leggendo Casca il mondo, numero 393 di Dylan Dog. Ne scrivo dopo varie sollecitazioni dei lettori. Non avevo intenzione di farlo. Volevo saltarlo a piedi pari. E questo perché è il più brutto albo che sia stato fatto dall’inizio della gestione Recchioni.

Non è andata mai peggio di così. La colpevole è Barbara Baraldi, aiutata da Bruno Brindisi, e i suoi “retini”, tecnica rinfacciatagli ogni volta come un vezzo controproducente. Ma è una mia impressione, eh?

Per capire a che punto la continuity della Meteora sia ferma, vi basta leggere il riassunto delle “puntate” precedenti nell’introduzione di Recchioni a Casca il mondo. Ecco qua:

Negli episodi precedenti… Il cammino di una gigantesca meteora, antica come l’universo, è in rotta di collisione con il pianeta terra. John Ghost, l’ambiguo genio della finanza, sta cercando un modo per salvare il pianeta dall’Apocalisse e tenere a bada il caos che si sta scatenando con l’avvicinarsi del corpo celeste, e sembra che Dylan Dog sia il suo asso nella manica.

Casca il mondo

Ecco, potete rendervi conto che la storia non si muove dal numero 387, Che regni il caos. Lì succede qualcosa ma da quel punto non si va avanti. Casca il mondo gioca con le attese sempre più disilluse del pubblico mettendo Dylan Dog in un contesto apocalittico. Sulla copertina c’è un cielo rosso sangue, una città distrutta, una specie di aereo in fiamme o un corpo celeste che solca l’aria. Dylan è tra le macerie che si tiene il viso.

Vi svelo un barbatrucco. Non succede nulla che riguardi la cometa. Mi sembra giusto avvertirvi. Se ancora state pensando che qualcosa inizi a muoversi e volete comprare Casca il mondo, vi sconsiglio dal farlo.

L’episodio della Baraldi parla di terremoto. Recchioni si sbriga a spiegare che lei ha vissuto sulla propria pelle la tremenda esperienza in Emilia nel 2012.

Questo l’ha ovviamente segnata e noi rispettiamo la faccenda. L’episodio Casca il mondo è il suo modo di esorcizzare un vissuto così pesante. Ok, peccato che la storia sia così prevedibile e retorica che ho faticato a finirla. Per prima cosa si capisce che la bambina è un fantasma in stile Il sesto senso da circa dopo 20 pagine. La scena nella pasticceria e poi i primi dialoghi di Dylan con i sopravvissuti al terremoto mi hanno acceso subito lo shit detector. Sono andato di corsa in fondo e ho capito che era così. Che palle.

Sussidiario della non-giovinezza

La questione del terremoto è gestita come un documentario di Rai 3 sul Vajont. Ci sono le citazioni poetiche della Merini e di T.S. Eliot, tanto per alzare il livello poetico e la curtura, ma avvicinando Dylan Dog a quella dimensione/sussidiario da cui Sclavi si teneva largo neanche fosse la gora dell’eterno fetore.

Per Tiziano gli autori da citare erano Stephen King, H.P. Lovecraft, Conan Doyle, soprattutto tanta musica rock e metal. Qui invece, per quanto si vogliano ancora arricchire le storie di Dylan Dog di citazioni e rimandi culturali, la cosa è troppo insistita e telefonata. Ci sentiamo solo infastiditi dalla pedanteria di certe digressioni. E non è possibile nel 2019 mettere in basso la traduzione dall’Inglese di una frase così: Let’s Hope For The Best!

Casca il mondo ha uno spunto di partenza interessante. Un solo quartiere di Londra è distrutto dal terremoto. Una squadra con le maschere da sciacallo che saccheggia le case di notte è un’altra bella idea. Dylan ha come cliente una bimba e anche questo poteva offrire sviluppi intriganti. Se non altro per una volta non l’avremmo visto scopare l’ennesima cliente, cosa la cui estenuante ripetitività ha perso di ironia e al giorno d’oggi sa sempre più di compulsionismo sessuale e analfabetismo dei sentimenti. Dylan se le tromba tutte e poi le perde tutte, appena le cose si complicano un po’. Se non siamo di fronte a un narcisismo patologico non saprei che altro sia. Aumentano le sceneggiatrici e tanto da queste fiche usa e getta per l’indagatore non si esce.

Una lunga storia d’amore

Io credo che avrebbero dovuto, almeno durante questa fottuta continuity, dare a Dylan una vera storia d’amore, che proseguisse lungo gli albi. Non solo la meteora ma anche una relazione vera utile a far crollare il mondo delle certezze. Pensate che carico emotivo sarebbe stato trovare il vero amore duraturo e dovervi rinunciare per colpa dell’Apocalisse. Puro Dylan Dog Style, no?

E magari avrei approfittato per dare a Groucho una dimensione più umana e meno pagliaccesca. Nell’episodio Casca il mondo sembra una specie di Peter Griffin ancora più autistico. Capisco che deve alleggerire la tensione ma così fa preoccupare. Sembra sempre più chiuso in un suo mondo interiore in cui non deve affrontare il fatto di essere un fallito disoccupato con un impiego ridicolo e soprattutto di non avere nessuno a parte un compagno che è il classico caso freudiano di chi scopa donne di continuo per tenersi alla larga dalla propria omosessualità.

Ecco, sarebbe bello approfondire le implicazioni omosex del rapporto tra Groucho e Dylan. Il primo non ha donne e quando è solo in casa guarda telenovelas messicane stirando i panni del suo datore di lavoro. L’altro è scapolo e congelato in una perenne zona del crepuscolo della scopata etero.

Casca il mondo ma quando?

Più vado avanti con la lettura degli albi di Dylan Dog della gestione Recchioni e più capisco quanto lui stia perdendo. Inoltre mi rendo conto del perché di un’idea tanto bolsa come quella della Meteora. Se qualcuno mi chiedesse di scrivere una fiction e ambientarla intorno al mio posto di lavoro, anche io opterei per un cataclisma. Roberto odia così tanto la Bonelli e la palude in cui si trova che ha deciso di distruggere tutto con un cazzo di Meteorite. Ma è incredibile quanto la stessa Bonelli, pur avallando l’idea, abbia finito per far andare così piano la meteora che probabilmente l’albo in cui dovrebbe collidere con la Terra, avrà finito la spinta.

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