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Gold & Grey – I Baroness e l’ascolto dei colori

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Gold & Grey è il nuovo album dei Baroness uscito nel 2019 per Abraxan Hymns Records.

Conoscete i Baroness? Immagino che ne abbiate sentito parlare. State leggendo questo articolo, sicuramente qualcosa di loro avrete ascoltato. Se ne sapete già abbastanza e desiderate conoscere solo cose che riguardano il disco nuovo andate pure oltre questa intro. Skippate fino agli ultimi due capitoli. Oppure fermatevi, così vi presento la band.

Gold & Grey – Il batterista

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I Baroness sono in quattro. Partiamo dalle pelli. Sebastian Thomson è il batterista. Prima che lo pronunciate all’Inglese (Sebàsctien) voglio puntualizzare una cosa: è argentino. Quindi dovrete chiamarlo Sebastiàn. Non è sempre stato nella band. Ci si trova dal 2015, ovvero dall’album precedente uscito quell’anno, che per chi non lo sapesse è Purple. (Artwork sotto).

 

Sebastian ha un trascorso differente dal suo predecessore Allen Blickle. Viene dal post-punk. Non è un fottuto metallaro. Questa cosa per alcuni versi è un bene e per altri un male. Un bene perché finalmente i Baroness possono esplorare territori alternativi senza mantenere quel tocco possente che li smascherava

Allen farciva i brani di roba disco e groove, poi però menava come Bonham, quindi era tutto inutile

Questa frase è di John Baizley. Poi arriveremo a lui.

E un male perché a un metallaro in fissa con i Baroness dai tempi di Red Album e Blue Album, la mano pesante di Allen era una rassicurante strizzata d’occhio in mezzo alle macerie new wave di album come Yellow & Green. Non che Sebastian Thomson sia una fighetta. Però non è metallaro dentro. E questa cosa non mi rassicura, sebbene io abbia le idee piuttosto chiare sui Baroness e il loro cammino evolutivo segnato dai colori.

They Comes In Colors

baronessSpiego subito questa cosa dei colori se no finisco per confondervi. John Baizley, leader e generalissimo della band, è anche un notevole pittore. Sue sono le copertine degli album dei Baroness e quelle di altri celebri gruppi metal. Essendo uno che si esprime sia con la musica che i colori, trovo sia opportuno dare peso al titolo dei dischi, no?

Red Album, Blue Album, Yellow & Green, Purple e l’ultimo Gold & Grey, non rappresentano solo un modo di denominare con poca fantasia i propri album. Ogni colore è una specie di universo sonoro esplorato con la musica. E io credo che se gli ultimi tre dischi della band sono così “alternativi” rispetto alle cose heavy dei primi due, la cosa sia collegata ai differenti colori. Quando i Baroness arriveranno al Black Album, probabilmente sarà una cosa tipo la Quinta del sordo. L’oscurità e l’heavyness torneranno a dominare lo stile del gruppo. Scommettiamo?

Non sapete a cosa mi riferisco parlandovi della Quinta del sordo? Conoscete Goya? Se amate il metal e non sapete nulla di questo pittore, vi invito a esplorare le sue opere. In particolare le cosiddette pinturas negras (pitture nere) che lui eseguì in ognuna delle sette pareti della sua abitazione, appunto chiamata Quinta del sordo. Sordo era lui. Ormai non ci sentiva più.

I Baroness invece ci sentono molto bene. E non sono sicuro che il loro contributo al genere metal sia esaurito con i primi due dischi. Basta seguire il cammino nei colori.

Tornimo alla line-up.

Gold & Grey – Il bassista

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Nick Jost. Anche lui è nei Baroness dal 2015, sempre l’anno di Purple, esatto. Nick Jost è un pregevole bassista. Sentite cosa combina su Gold & Grey. Vi accorgete di come prende per le palle la sezione ritmica e la manda nei posti che dice lui. Non si tratta dello schiavetto di Baizley.

Forse non tutti sapete che in Yellow & Green, il disco della svolta totale dei Baroness, le parti di questo strumento le suonò John Baizley. Summer Welch se ne era andato prima di entrare in studio. Anche Allen Blickle, quello che picchiava alla Bonham, era uscito dal gruppo. Sì, per via del famoso incidente che ha segnato profondamente la storia dei Baroness. Non sapete di cosa parlo? Aspettate…

L’incidente

baronessNel 2012, circa sette anni fa, la band era in tour in Inghilterra. Pioveva e non si vedeva una ceppa. I Baroness si dirigevano verso un locale dalle parti di Bath.

Date le condizioni meteo l’autista perse il controllo del mezzo e per poco non morirono tutti quanti. Per fortuna non andò così male. Giusto Baizley si ruppe un braccio mentre Summer e Allen riportarono solo alcune fratture vertebrali e due paia di mutande sporche. Il chitarrista Peter Adams non si fece nulla e lo dimisero dopo appena un giorno di ospedale. Il più spaventato e amareggiato avrebbe dovuto essere John. Evidentemente i Baroness per lui significavano troppo mentre gli altri non consideravano la band così prioritaria da giustificare delle vertebre rotte e tanta strizza. E così se ne andarono.

L’incidente del 2012 è stato la causa di un lungo periodo di assestamento per i Baroness. Scaturirono profonde mutazioni. Forse ci sarebbero stati comunque dei cambiamenti stilistici, a dispetto dell’uscita di strada col bus.  Non lo so. Di sicuro però il superstite John Baizley assicura che Gold & Grey e il 2019 segnano la chiusa di una fase davvero scombussolata e difficile. Finalmente il gruppo ha una line-up solida e motivata. Se credessi a questi slogan trionfali significherebbe che io non abbia mai letto un’intervista promozionale ma lasciamo perdere.

Gold & Grey – La seconda chitarra

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Gina Gleason è la sostituta di Peter Adams da circa un anno o giù di lì. Questa ragazza molto carina è praticamente al debutto. Gold & Grey a un primo ascolto non sembra avere tutto sto lavoro di chitarre. Vi assicuro che ripassandoci più volte si nota l’esatto contrario.

John ha cercato di spiegarlo in una bellissima intervista a Invisible Oranges ma non sono riuscito a capirci granché. Pare che i due, lui e Gina, fabbrichino intrecci di accordi davvero strambi, quasi folli. Non è solo questo. Basta sentire le parti di Seasons per capire che lavorare nei Baroness non è una passeggiata.

E Gina Gleason deve essersi fatta un gran culo (si fa per dire) nel tentativo di entrare in sintonia con John. Le amornie di Blue Records e Red Records erano ipnotiche. Ci andavo quasi in trip. Ora non rifilano tutte quelle scale alla gente ma tentano sculture armoniose più soft e acide, sia negli arpeggi che proprio a livello di accordi.

Non so se l’avete notato ma è sempre più frequente nelle band americane la ricerca di soluzioni alternative al powerchord. Questo farà venire le convulsioni ai più trueisti di voi ma è così. Gente come Baroness, Pallbearer, Mastodon o Inter Arma tentano vie nuove e per me intriganti.

Chiudiamo con John Baizley

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Che dire di lui? Suona la chitarra, canta, è il frontman, scrive le canzoni, arruola gente, paga gli stipendi, dipinge le copertine, compone i testi… I Baroness sono lui. E saranno sempre lui. Lo vedremo sempre con gente diversa attorno, come Ian Anderson nei Tull e Jeff Waters con gli Annihilator. Poteva fare anche da solo ma John ha bisogno di una famiglia, un po’ come Billy Corgan.

Di fatto stiamo seguendo Baizley. Questa band è il suo mondo. In questo articolo vorrei parlare di lui come cantante. Il suo stile chitarristico non sembra così diverso rispetto a qualche anno fa. Magari il suono è più leggero e vario, però è abbastanza costante nei riff o gli arpeggi.

A livello vocale invece Baizley è cambiato molto. E non lo trovo così irresistibile. Oggi sembra una specie di Robert Smith dei Cure cresciuto con i Pantera e i Killing Joke.

John non canta da solo, badate bene. Insieme a lui, la composizione del timbro è rafforzata da due voci femminili: una è di sua figlia e l’altra di Gina. Ci sono due danno che lo sostengono vocalmente, capite?

Dopo queste informazioni specifiche è chiaro che Gold & Grey sia un lavoro molto prodotto. Magari non così bene come avrebbe voluto John ma di sicuro parlare di Dave Fridmann è inevitabile.

Il produttore

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Se consultate Encyclopedia Metallum vi risulta che abbia prodotto solo Purple dei Baroness e ora Gold & Grey. Per la verità Dave Fridmann è un professionista con quasi 30 di esperienza ad alti livelli. Solo che non ha mai bazzicato i metallari, quindi su quel sito è una specie di novellino attempato. Nel suo curriculum c’è molto rock alternativo, tipo Mercury Rev (di cui è stato membro) The Flaming Lips, Weezer, Mogway. Non sorprende che i Baroness l’abbiano coinvolto nelle loro cose, da un po’ di tempo a questa parte, no?

Rispetto a Purple la cui produzione tonda e corposa restituiva parte della veemenza della band, Gold & Grey sembra tutto un po’ più fiacco. Ci sono tre cose che per me non vanno  bene.

  • La voce di Baizley, così ben impolpata di femminilità finisce per risultare piuttosto monotona.
  • Il sound delle chitarre in generale non ha sempre la spinta giusta e sembra esserci una disparità enorme tra le parti più soft e quelle robuste. Quando, dopo una sezione di pezzi “morbidi” si torna a spingere con Broken Halo, le chitarre distorte sembrano corpi estranei. Anche nei fraseggi finali di Borderlines la distorsione è quasi inopportuna.
  • La scelta di inserire degli intermezzi fino a gonfiare un album normale e farlo diventare una specie di doppio alla Yellow & Green non è stata proprio il massimo. L’album sembra troppo frammentario e inconcludente in alcuni momenti. Ho fatto l’esperimento di eliminare i brevi pezzi strumentali e lasciare solo le “canzoni”. La resa complessiva è decisamente migliore.

Gold & Grey

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L’album è discontinuo ma appassionante. Mi ha tenuto compagnia un paio di settimane. I Baroness restano un gruppo in movimento e questo li rende interessanti. Si prendono il rischio di sbagliare e a volte cappellano. Ok. Non sempre le sperimentazioni di Gold & Grey li conducono da qualche parte. John Baizley ha detto con un certo divertimento che di solito la band si scornava sui pezzi ma quando uscivano queste parentesi strumentali istintive, nessuno metteva bocca. Di sicuro ci sono momenti di grande luminosità creativa. Penso alla grande intensità di Borderlines ma anche alle alture evocative di Emmett – Radiating Light.

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