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Luciano Liboni – Meglio un’estate da lupo degli Ong

luciano liboni

Luciano Liboni, vi ricordate di lui? Nell’estate del 2004 fu la principale hit mediatica. Un latitante che spara e ammazza, in giro per la capitale… Quale terrore! La gente non pensava più a tasse, berlusconate o addirittura al calcio mercato. Bisognava fermare Luciano Liboni.

Tutta l’Italia voleva che si fermasse il temibile delinquente super-ricercato. Era capace di assumere varie forme semplicemente con l’aiuto di un pizzetto e un paio di occhiali. Imprendibile. Inarrestabile. Denominato dalla questura “il lupo” per la scarsa filantropia e la predilizione nel darsi alla macchina.

Luciano Liboni e la caccia serrata conclusasi in tragedia mediatica. O con un lieto fine? Il piccolo popolo italiano deve aver tirato un sospiro di sollievo, nella soffocante calura di luglio. Luciano Liboni infatti, al Circo Massimo, scovato e assediato dalle valenti forze dell’ordine, ha ingaggiato uno scontro a fuoco, con tanto di ostaggio.

Luciano Liboni. Pensate come era cattivo. Ha sparato fino alla fine.

I prodi difensori della legge sono riusciti a ferirlo e disinnescarlo. Lui però non si è arreso. L’avesse fatto sarebbe diventato un giorno uno dei picchi della Francescona Leosini, e invece ha preferito morire. Prima ha tirato calci ai suoi soccorritori tentando di recuperare la sua pistola e dopo è schiattato.

La speculazione giornalistica su Luciano Liboni è stata innegabile ma inevitabile. Come lasciarsi sfuggire un’occasione così ghiotta? Quindi torna viene in mente lui in questi giorni in cui tutti, dal vecchietto alla fermata del bus alla barista annoiata che serve male il crodino, hanno a cuore le ONG.

Sembra il verso di un nuovo animale. Ong! Ong! Un misto del raglio del somaro e il grugnoto del primate. Ong! Ong! La piccola plebaglia ciancia sull’immigrazione per distrarsi dai problemi lavorativi e dalla morte. Pensa ai negri che si trovano sulle navi dei frikkettoni ricchi. I quali frikkettoni coi rasta e l’erbapipa nascosta nella fica, smaltiscono il senso di colpa dell’appartenenza a una classe di parassiti (i ricchi), aiutando un’altra razza di parassiti (i poveri).

E io allora quasi rimpiango quell’estate da Liboni. Luglio 2004. Quando un delinquente dall’aria dimessa, finì per domandarsi come mai all’improvviso l’Italia lo volesse più morto di un Provenzano. Almeno la notte, nonostante il caldo, avevamo tutti i brividi.

Ehi, se vi piace Liboni leggete questo.

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