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E-an-na e la Romania folk-metal-core!

Nesfârşite è un disco degli E-an-na, uscito per Sound Age Productions nel 2019.

Allora, gli E-an-na sono romeni ma prendono il nome da un’antica divinità della bassa Mesopotamia e li pubblica un’etichetta russa. Mescolano i Killswitch Engage e gli strumenti etnici di loro villaggi romeni. Chi non sa nulla di metal li trova interessanti. Gli esperti di folk no. I metallari pensano al paese di provenienza degli E-an-na. Questo particolare finisce per assorbirne la mente sopra la musica. Sono romeni… come i Negura Bunget…

Bisogna ammettere che come impatto gli E-an-na risultano piuttosto coinvolgenti, almeno per tre o quattro minuti. Poi i riff, come sempre in questo tipo di sottogenere (metalcore, modern metal, chiamatelo come vi pare) iniziano a confondersi. I flauti e tutto il bric-a-brac etnico è sempre uguale. E diventa tutto quindi una gran palla uniforme.

In attesa di un ritornello o una melodia che faccia da orientamento nel mare di pifferi, accordoni stoppati e urla in stile In Flames dei tempi di Reroute To Remain, si rischia di invecchiare. Ma non mollate!

Gli E-an-na non sono degli sprovveduti. A un certo punto iniziano a riguadagnare l’attenzione del pubblico. In particolare con Pielea, in cui delle specie di fisarmoniche in stile Concertone del primo maggio, sono fatte saltare in padella da stacchi poderosi. L’andamento diventa quasi comico e minaccioso insieme. Immaginate un energumeno romeno che avanza vacillando con bottilia in mano e il suo ridicolo vestiario in ultra-saldo.

Su Piela il growl per fortuna tace. Ed è un bene perché il growl, come le chitarre sature di accordi grossi, finisce per appiattire ogni cosa. Si erge la voce femminile, poderosa, su arpeggi e mugugni folk. L’intonazione è fiera, evocativa e un po’ zecca. La parte metal bandisce i soliti cliché e si inerpica su sentieri progressivi.

E poi Ska.

Niente male questi E-an-na, nevvero?

nesfarsite

Foto di gruppo – Versione con pecora

A seguire c’è Panda. Il brano probabilmente parla dell’affinità elettiva che i romeni hanno con le utilitarie FIAT. O forse no. Possiamo solo badare alla musica. La chitarra “tarantella” (voce del verbo tarantellare) e fa il verso al Pinocchio di Comencini. Nella mia mente si apre un mondo di valigie di cartone, comunismi infranti e tanta fame. E poi orribili uomini con le orecchie grosse e la testa romboidale che indossano maglioni a righe gialle e nere e lasciano bottiglie di birra e di vino sui muretti alle 8 di mattina. E in questo viaggio di fiati e corde millenari dilagano chitarroni giganteschi alla Limp Bizkit. Su di essi poggiano i coglioni grossi e smunti degli antichissimi tromboni da fiera anti-USL e tutto diventa una cosa alla Bregovic nu Metal. E si viene pervasi da un bisogno di gridare We! Weeeeee! E di bere vino discount e capoccette d’alio crudo.

Molti di voi inorridiranno a leggere le mie descrizioni e non tanto per l’uso razzista della sintassi. Costoro immaginano la musica e si dicono che è una merda. Io però mi sono divertito a sentire gli E-an-na. Quantomeno in alcuni momenti non sapevo proprio dove la ridda di pianole, accordi e zufolate mi avrebbe condotto. E questo è davvero auspicabile se vivi il metal da 30 anni. Vuoi tornare a non vederne il fondo , a non capire dove ti trascinerà una certa progressione.

Nel loro primo album completo gli E-an-na coinvolgono alcuni ospiti di rilievo nel panorama metal romeno e non. Ci sono Daniel Neagoe, uno con un curriculum di band degno di James Murphy per quantità. Robert Cotoros, chitarrista dei notevoli Hteththemeth in Fiecare Gest Al Nostru. E Michalina Malisz degli Eluveitie nel brano In Frant.

Ok, detto questo spero di avervi sciolto da ogni curiosità residuale.

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