Pascolando

Impiego 2019 – Dalla carne animale a quella umana!

Questo post parla di Impiego – Buona domenica, gentili equini. Come ve la state passando? Oggi piove di brutto. Hanno parlato di un vertiginoso abbassamento delle temperature. I metereologi sono i nuovi sacerdoti di questo tempo. Del resto il meteo sta diventando così imprevedibile. Costoro ce lo spoilerano, ma è l’unico caso in cui vogliamo sapere tutto prima di vederlo. Non preoccupatevi, il domenicale di oggi non parlerà del tempo che fa… o che farà. Volevo aggiornarvi sul mio nuovo lavoro. Magari non lo sapevate ma ho cambiato mestiere. Ho “switchato”, come dicono gli psichiatri quando fanno passare un paziente da uno psicofarmaco a un altro.
Questo nuovo impego è qualcosa che ho già fatto in passato. Mi hanno assunto in un’agenzia funebre.

Il mio nuovo, vecchio impiego.

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Dovrò fare di tutto. Vestizioni, esumazioni, tumulazioni, spallate, dicespuliazioni. E come nel caso del lavoro che ho lasciato, quello da autista che consegna carne, adesso si parla sempre di ciccia di un altro animale ma la destinazione è il cimitero.

La ditta per cui lavoro ha vinto parecchi appalti e ogni giorno io e un altro paio di colleghi veniamo spediti per tutta la regione a sistemare cose. Luci che non funzionano più, sostituzione di lapidi, taglio erba…

Le due cose necessarie per una vita felice sono…

frazetta

Il mio nuovo impiego da una parte mi rende felice. Non si tratta di un lavoro qualsiasi, per me. Amo competere con i morti e i cimiteri. Stare a contatto diretto con la morte è arricchente. La mia anima, il mio cuore e il mio corpo sono tutti in linea.

Sapete no? Nella vita c’è bisogno di due cose per essere felici. Per prima cosa far sì che questi tre elementi siano tutti sincronizzati. I lavori che ho fatto prima di questo non coinvolgevano la mia anima. E tanto meno il cuore. Con il corpo ero lì e il resto chissà dove. Durante una vestizione io invece sono presente, integralmente. Amo quello che faccio, lo sento dentro di me. Non fuggo dal mondo. Ne faccio finalmente parte. Mi adopero per onorare il mio impego nel miglior modo possibile.

Questa è una gioia totale. Ho il mio posto là fuori. So che molti altri non farebbero mai questa cosa. Io sono felice di farla, invece. Significa che mi sento utile perché uno come me può fare quello che altri non farebbero mai. In un certo senso ho un talento. Non faccio una roba che chiunque potrebbe fare. Non è una cosa da scimmie, capite?

La seconda cosa…

La seconda cosa che rende felici è poter gestire se stessi. E qui iniziano i dolori. Finché si è dipendente di qualcuno è quasi impossibile essere contenti. Dipendere non può dare contentezza. Il mio datore ha un potere su di me. Gestisce la mia vita. Non ho il diritto di vestirmi come sento. Non posso portare i capelli come voglio io. Per tenermi il lavoro devo fare cose che non vorrei fare.

L’unico impiegato felice è quello in cui il datore non gli fa pesare il suo potere su di lui. Ma si tratta di un’illusione perché quel potere lui ce là. E come inizia a gestirlo ecco che “l’impiegato felice” sprofonda nella depressione e medita di lasciare il suo caro impiego. Non entro nello specifico di questo posto che ho trovato ora. Qui come altrove la situazione è sempre la stessa. Oggi più di dieci anni fa, avere un lavoro non significa risolvere qualcosa. Spesso per guadagnare cifre ridicole si devono sacrificare un sacco del proprio tempo e della propria salute.

Quando vi dicono che non c’è lavoro è la verità. Ma se la gente non assume non vuol dire che non ne avrebbe bisogno. In realtà i datori vorrebbero più personale. Non sono occupati tutti i posti disponibili. Sono dimezzati. E sapete chi svolge il lavoro della metà di assunti mancati? Quelli che hanno un impiego. Se ti assumono non hai un nuovo impiego, ne hai due.

Impiego e carenza di assunzioni

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Ogni azienda necessiterebbe di altro personale. Non può permetterselo e fa con quello che ha. E così chi viene assunto deve lavorare anche per chi non c’è. Se una determinata impresa avrebbe bisogno di 20 persone per rispondere adeguatamente alla richiesta dei clienti, nella realtà se la cava con dieci. E li paga cinque. La carenza di lavoro gli permette di pagarli la metà. Quanti di voi prima di firmare un contratto lo leggono? Io non lo faccio da quindici anni. Sarebbe come chiedere se l’acqua che ti danno dopo mesi nel deserto è minerale o naturale. Dammi quella cazzo di acqua, sto morendo!

La metà di uno stipendio decente è il tuo stipendio mensile. Vedi cosa riesci a fare. Ovvio, non ti basta per vivere bene. Puoi a malapena sopravvivere. Ma al mondo del lavoro non serve che tu riesca a pagare la rata della casa, solo che hai la pancia abbastanza piena per tornare al tuo fottuto impiego. I Khmer Rossi davano al popolo cambogiano un piatto di 100 grammi di riso al giorno. E basta. Cosa? Se non puoi pagarti la benzina non riesci a venire al lavoro? Peggio per te. Avanti un altro. Puoi essere felice in queste condizioni? NO!

I datori non sono i soli responsabili di questo schifo. Il governo li riempie di tasse, ignorando le reali capacità commerciali ed economiche. Spingono negozianti e imprenditori vari al collasso. Potrebbero vivere del proprio impiego ma le tasse li costringono a chiudere. Non chiudono perché non ce la fanno a vendere. Sono le tasse che li obbligano a farlo.

La catena dei parassiti conduce tutti al pozzo della merda

Per sopravvivere, gli imprenditori si rifanno sui dipendenti. I dipendenti si rifanno su mogli e figli. Urlando e picchiando. Vorrei fare una stima della percentuale di “femminicidi” in un tempo di crisi economica come questo. O di quelli che fanno fuori la famiglia e si suicidano. Si parla di depressione. I media la citano, ma non dicono che la fonte di ogni depressione è la mancanza di gestione della propria vita. Chi è padrone della propria esistenza non è depresso. Questo sistema porta il femminicidio e il suicidio.

I nuclei familiari sono cellule sempre più malate di un organismo malato. La colpa non è nostra. Ci sentiamo sfruttati, umiliati e offesi ma non dipende da noi. Cosa potremmo fare? Uccidere il titolare? Dare fuoco al Parlamento? Sono pensieri comprensibili ma inattuabili. Questo sistema funziona così. E non ditemi che è democrazia. Non lo è mai stato.

Il mio impiego democratico

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Un sistema democratico è dove la maggioranza vota il migliore che la rappresenti. Quanti conoscono qualcuno che ha votato Salvini? Ma davvero pensiamo di essere così masochisti e scemi? Non lo siamo. L’Italia non voleva Salvini. Non voleva nessuno di quelli che sono lì nei macchinoni a parlare di migranti a un paese che non gliene frega un tubo dei migranti. Ma di vivere decentemente e poterlo fare con le proprie forze.

Non giustifico l’omicidio di una moglie ma considero le conseguenze estreme della gestione nociva e psicotica di chi ha il potere di gestire le cose. Un politico si alza lo stipendio e per farlo aumenta le tasse. Le tasse portano disoccupazione e morti. Personalmente mi assumo la responsabilità delle mie azioni ma queste non riguardano l’aumento delle tasse. Non sono io che le aumento. E non sono io che voto chi le aumenta. Non più. Un politico che non pensa anche a me, è un mostro, non un uomo normale.

Perdonate la tirata… sono cose che già sappiamo tutti.

frazetta

Tornando al formicaio di cui faccio parte e alla seconda cosa che non mi rende felice: non c’è lavoro abbastanza vicino alla mia anima che possa rendermi allegro se non ho io il timone. Se non sono io a decidere come svolgerlo non ho speranza di gioire.

E su questo problema sto lavorando. E fareste meglio a lavorarci tutti.

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