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Darlin’ – Un film con le palle ma che due palle di film!

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Ci sono horror che ci provano a non essere solo degli horror. Darlin’ è uno di questi.Si nota una gran bella volontà di prendere le cose per le palle e dirle in faccia al mondo. Purtroppo Pollyanna McIntosh, non riesce a realizzare un’opera convincente su tutti i fronti. Scrive il film, lo dirige e lo interpreta. Bene. Peccato che il suo esordio risulti debole nella messa in scena e fin troppo compiaciuto nell’interpretazione.

Trama

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La Donna e la giovane Darlin’ vagano per il mondo mangiando carne umana e grugnendo a tutto. Una notte si fermano davanti a un ospedale e iniziano a discutere al modo loro. Un’ambulanza investe la ragazza e la separa dalla sua madre adottiva. Una volta ricoverata, Darlin’ finisce nelle grinfie di un Vescovo. La scuola per orfanelle che lui dirige sta per chiudere e la redensione della giovane selvaggia potrebbe essere uno spot pubblicitario decisivo per rilanciarla. Seguono complicazioni, spargimenti di sangue e qualcuno che sbaglia candeggio.

C’è tutto un discorso molto femminista dietro Darlin’. Se vogliamo vederlo come un manifesto contro certo cinema horror violento e misogino, ok, allora è un film utile e necessario. Se però crediamo che oltre le didascalie e gli striscioni, una pellicola debba destabilizzare anche a livello più animalesco, allora qui il film della McIntosh non va molto lontano. Annoia e petula, per lo più. Capiamo cosa vuol dirci ma ce lo infila in bocca a forza.

Pollyanna McIntosh decide di fare una serie di cose impopolari. Bisogna che gliene diamo atto: ha le palle. In Darlin’ niente sesso e alla violenza esasperata. E lei si fa pure da parte. Il suo personaggio, che nel film di Lucky McKee era così potente, qui diventa una specie di spettro/cornice. Purtroppo Lauryn Canny non ha la capacità di reggere il film da sola nell’interpretazione di Darlin’. Bravina ma è un po’ come dare una finale di Champions a uno della primavera. E dietro non c’è un regista/allentrice che sappia guidarla con lucidità. Gli sguardi storti della ragazza, i suoi grugniti, sono per lo più irritanti e manierati come il lavoro di acconciatura che le rifilano.

Darlin’ è zeppo di stereotipi

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I personaggi “civili” che vogliono reintrodurre Darlin’, chi in bene e chi in male, al suo ruolo uniformato di femmina caga-bambini e manicaretti, non è abbastanza approfondito. C’è (ma potrebbe non esserci) l’infermiere dal cuore grande: il Cooper Andrews di The Walking Dead. Poi la suora ex tossica Sorella Jennifer (Nora-Jane Noone) brava e seduttiva, ma lasciata lì a surriscaldarsi troppo.

Il vescovo corrotto e pazzoide (Bryan Batt) lo si vede dal primo fotogramma quanto sia verme e perduto. Non ci sarebbe bisogno delle molestie per farne un mostro. Lo è già con quel cazzo di telefonino sempre pronto a filmare. C’è poi la giovane Billy, disadattata (Maddie Nichols) che fuma canne e ascolta musica inquieta. Lei e le altre ragazze della scolaresca potrebbero essere avanzate a un cast di qualche Nightmare per il poco che aggiungono.

Tutti i protagonisti sono poco più dei loro stessi vestiti. Non c’è la volontà di vedere le cose un po’ più complicate di come sono al cinema. Prete-corrotto-pedofilo. Suora-tormentata. Altra suora brutta e quindi oppressiva. Adolescente-fattona-ribelle. Altro vescovo dall’aria sudicia e quindi sudicio. Se si vuole sovvertire il pensiero, combatterlo e cambiarlo, occorre partire dai dettagli. Bisognerebbe sgambettare le abitudini e la superficialità dello spettatore di continuo. Il cinema americano invece non fa che nutrirne i pregiudizi.

La McIntosh non è da meno. A parte la brama di disattendere le aspettative lubriche del pubblico, ogni cosa va dove immaginiamo che andrà.

La Donna

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Quello che non si capisce poi è che cacchio voglia fare la “Donna”. Prima sembra sia lei a lasciare Darlin’ in mano ai lupi e poi cerca di liberarla ma viene respinta dalla ragazza. Il personaggio della McIntosh è davvero opaco e tradisce le originali caratteristiche volute da Ketchum. Ciò che spaventava nella creazione originaria dello scrittore (la serie di romanzi Off Season e Offspring) era la totale assenza di affetto tra i membri della famiglia cannibale. I ragazzini venivano rapiti e poi domati con la tortura a una vita di violenza e carne. Qui la “Donna” ha un rapporto materno verso la giovane. Ed è la cosa più inverosimile di tutte.

La lega delle femmine reiette, che nella seconda parte si unisce alla Donna, aumenta il carnevale dei pupazzi cinematografici. E anche quello dei momenti ridicoli: la marcia delle ribelli, in rallenty, verso la scuola cristiana, con il quattro quarti rock a fare da accompagnamento, è roba da serie B anni 80.

L’auto-negazione della femminilità non è femminismo

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La Donna in The Woman era ripugnante, malsana e dannatamente erotica. Qui Pollyanna McIntosh cerca clamorosamente di ridurla a qualcosa di asessuale. Il femminismo che nega ogni aspetto gradito al maschio è il peggior autogol, da sempre. Si possono dire cose di estremo femminismo usando l’erotismo e la femminilità. Negare parte di ciò che una donna è solo perché un uomo desidera solo quelle parti di lei è sciocco e nocivo.  La sensualità femminile è roba delle donne. Il loro più grande potere, diceva LaVey. Tenetevela cara e imparate a usarla a vostro piacimento.

Pollyanna rappresenta al massimo questa postura inimichevole, riducendo la “Donna” da guerriera mitica, amazzone carnaria in una specie di cugino It. Vederla che dinoccolata si aggira per negozi premaman o corsie d’ospedale potrebbe suscitare qualche momento comico. Darlin’ però non ha voglia di ridere e far ridere. Vorrebbe anche quello ma è un film troppo incazzato. Mi fa pensare alla Guzzanti nel pieno dell’embargo comunista di Berlusca nel 2001-2004. Ok, c’è tutta una serie di rimostranze da fare al pubblico di perversi maschilisti pronti a masturbarsi col burro del pop-corn appena vedono una femmina sbattuta e seviziata. Ma cazzo, che noia di film senza sesso e violenza sporca e lurida.

Persino una convinta come Mary Harron ha smesso di menarla in questo modo così diretto e ombelicale. E dice molto più ora che manda avanti la storia. Vedi Charlie Says. Io non sono contro l’emancipazione femminile e la rimessa in discussione del ruolo della donna nella società civile. Penso più che altro che ci siano modi incisivi di femminilizzare il pubblico. Questo della McIntosh è fin troppo veemente e serioso. Produrrà indifferenza, fraintendimenti e pessimi incassi.

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