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Del tempo e di altre illusioni e di Carlo Ambrosini

del tempo e di altre illusioni

Del tempo e di altre illusioni è il numero 395 di Dylan Dog – Carlo Ambrosini è un caso particolare nella bottega di Dylan Dog. Partito come disegnatore ha finito per essere anche lo sceneggiatore delle storie da lui illustrate. Il suo esordio come scrittore nella serie risale al 1994. L’albo era Dietro il sipario, numero 97.Ricordo che quel numero mi sorprese per la fantasia e la cervelloticità della storia. In effetti furono solo un pugno di lettori a capire fino in fondo la trama. E io non ero tra loro. Negli anni Carlo Ambrosini è migliorato ma non ha mai mollato il suo bisogno di infrattarsi in storie contorte. Del tempo e di altre illusioni lo è. Per capirla occorre rileggerla almeno un paio di volte. Magari è anche un po’ verbosa e in alcuni momenti disegnata maluccio.

Voglio dire, ci sono due dei ritratti più storti e brutti mai realizzati del viso dell’Indagatore. Anche se in uno dei due si chiama Dylan Petersen. Mi riferisco all’ultima vignetta in basso a sinistra di pagina 10 e all’ultima a destra di pagina 84.

Del tempo e di altre illusioni emoziona e deprime

Ci sono citazioni camuffate e altre esplicite ma quello che conta non sono i rimandi post-moderni. Ormai Dylan è post-modernariato, come mi piace dire. No, trovo che a rendere buono Del tempo e di altre illusioni sia la voglia di affrontare argomenti profondi come il tempo e la morte con le palle. Dopotutto il mondo sta finendo. Di che cazzo vogliamo parlare? La cometa è in arrivo e questi sono temi importanti che si devono affrontare. Mi aspettavo che Dylan divenisse più filosofico e metafisico. Invece mi sono ritrovato a leggere “albetti autoconclusivi” con una cornice sempre più vacua di ‘sta Meteora che c’è ma pare non ci sia nemmeno.

Oltre la complessità della sceneggiatura di Del tempo e di altre illusioni, riconosco la malinconia e la desolazione. Sono ingredienti necessari che contribuiscono a rendere Dylan Dog una serie così umana e diversa. Spesso gli autori se lo scordano.

Anche qui c’è di mezzo un bambino, come in diverse avventure precedenti, ma non credo che la cosa abbia un filo conduttore. Si tratta solo di coincidenze, secondo me.

Le vicende inerenti la cometa, intendendo proprio i fatti che compongono la continuity, sono forse più assenti in questi episodio che in tutti gli altri. Nonostante ciò si sente più l’atmosfera da fine del mondo in Del tempo e di altre illusioni che in altri albi più appariscenti della saga della Meteora.

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