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Mindhunter 2 – Si conferma la top fiction sui Serial Killer!

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Mindhunter 2 è la seconda stagione via Netflix prodotta da David Fincher – Non c’è di meglio sui serial killers, punto. Quelli veri, s’intende. Se vi aspettate super-mostri pieni di fascino e intelligenza come Hannibal Lecter state freschi. Qui solo mostri veri, gente che fa schifo, non ammalia ma ne ha tante di cose da dire sull’abisso umano. E un bel giorno si è ritrovata davanti qualcuno pronto ad ascoltarla. Tutto vero, sapete?

Charles Manson, Ed Kemper, Son Of Sam, Paul Bateson, Tex Watson, sono alcune delle maschere che sfilano davanti ai profiler dell’FBI Holden Ford (Jonathan Groff) e Bill Tench (Halt McCallany). I due li ascoltano, chiedono, contestano, a volte ci litigano pure ma non smettono di studiarli, catalogarli, e poi usano ciò che hanno appreso per catturare gli altri mostri ancora in libertà. Gente come il BTK Dannis Rader, oppure l’enigmatico responsabile delle morti dei bambini di Atlanta.

Ci si poteva infatti aspettare che la continuità degli episodi fosse affidata al caso BTK. Rader rimane una cornice suggestiva e molto inquietante con cui, c’è da scommettere, Ford e Tench faranno i conti nella terza o quarta stagione, ma non influenza ancora molto la storia. Fincher pensa di incentrare le indagini su Atlanta. Ed è un’ottima pensata.

Cosa successe ad Atlanta? Una trentina di omicidi tra il 1979 e il 1981, quasi tutti ragazzini di colore. Si sospetta il KKK ma secondo gli studi e le analisi di Ford, il responsabile è un nero tra i 20 e i 30 anni. I bianchi non sono responsabili. La vicenda innesca comunque una serie di risvolti razziali, sociali e politici che innalzano Mindhunter 2 dal genere true crime al dramma a tutto tondo.

E questo è un bene, anche se basterebbero le interviste ai mostri per saziare il pubblico. In effetti quelle, rischiano di ridursi a dei suparietti che scandiscono la storia grossa di questa stagione e non vi si amalgamano sempre alla grande. Ma la carne al fuoco è davvero parecchia. Un definitivo barbeque alla Ed Kemper, per capirsi. In questo caso Atlanta è l’Ade e gli incontri con Manson, Berkowitz e gli altri, sono stazioni di sosta in direzione dell’Inferno.

E a proposito di stagioni all’Inferno

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La seconda stagione di Mindhunter si è fatta aspettare parecchio. E dati i risultati registrati nei primi giorni sembra aver spopolato più della prima. Si spera quindi in una terza stagione a breve tempo. E poi una quarta. E una quinta.

C’è chi sostiene, in modo quasi contrariato che Mindhunter, messo così possa durare per sempre. Anche fosse, a questi livelli io ci metterei la firma. Vi garantisco che la sola interpretazione di Damon Herriman nei panni di Manson vale tutta la serie e rende giustizia all’attesa. La migliore interpretazione mai vista su Mr. Helter Skelter e con l’occasione, durante l’incontro tra lui e gli agenti, vengono citati una serie di spunti alternativi alla teoria di Bugliosi. Vi pare poco?

Incredibile come lo stesso Herriman, affidato a due registi diversi, renda il ruolo magistrale con uno e al limite della macchietta con l’altro. Mi riferisco alla versione di Tarantino, il quale pensa bene non solo di relegare Charlie a due minuti di comparsata, ma gli fa indossare un trucco da quattro soldi che lo rende finto da due miglia di distanza. Sbalorditivo invece il make-up e l’intensità interpretativa del Manson di Mindhunter. Definitivo. Più di questo solo quello vero. Si tratta di un miracolo che non dovete perdervi.

Mindhunter Qu’est-ce que c’est

atlanta

Ma tutte le interpretazioni dei serial killer in questa seconda stagione, come anche nella prima, sono fenomenali. David Berkowitz, il figlio di Sam (Oliver Cooper) è praticamente spiccicato. E non si tratta solo di rassomiglianze fisiche, intendiamoci. Oltre quelle ci sono grandi prove interpretative. E scelte mai banali su quali casi veri inserire nella serie. Troverete un paio di scelte per palati fini della criminologia storica, che confermano quanto i serial killer abbiano influito a livello popolare, fino alla sedia che avete sotto al culo.

A quali casi mi riferisco? La coppia Corll e Henley, il primo dei due noto come Candyman, i cui omicidi sono stati tra le principali ispirazioni per la famiglia di Non aprite quella porta. Non c’è solo Ed Gein dietro Faccia di cuoio e i suoi parenti, sapevatelo. Paul Bateson invece è il maniaco omosessuale in fissa col bondage che ispirò Cruising di Friedkin, oltre a essere il primo maniaco seriale con un passato nel cinema. Potete vederlo mentre recita la parte di un radiologo in L’Esorcista. Anni prima che lo arrestassero, s’intende.

Un trio che diventa un po’ meno trio

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Oltre alle sempre più istrioniche e sensazionali interviste ai serial killer, la serie approfondisce le vicende personali dei tre indagatori. E forse solo qui rischia di scricchiolare un po’. Anche perché molte delle cose cheaccadono ai protagonisti, quando tornano a casa la sera sono inventate, mentre il resto è tutto dannatamente vero. La cosa un po’ finisce per solleticare le antennine del pubblico.

Non a caso, ho dimenticato di citare subito la psicologa Wendy Carr (Anna Torv). Divide il palco con i due FBI ma si perde per strada. E guardate che lei più di tutti, in Mindhunter 2, sorprende il pubblico. Ma lo fa per le scelte sentimentali. E con quelle finisce per risultare ancora più fuori contesto. Non centrano nulla con il resto della storia, che ha già un sacco di cose a cui dobbiamo badare. La rivoluzione sessuale nell’FBI lasciamola per un’altra serie, no?

E la scelta dei vertici dell’FBI di escluderla fisicamente dalle indagini di Atlanta, indipendentemente da chi scopa, non aiuta il pubblico a focalizzarsi su di lei. La dottoressa tenta un recupero andando in prima persona a intervistare qualche maniaco e tirando in ballo ma inesorabilmente, la gente finisce per scordarsela e concentrare le attenzioni sul caso Atlanta, dove la psicologa non è chiamata in causa nemmeno dai suoi colleghi.

E riguardo i due agenti FBI: Holden Ford è il solo a non avere significativi sviluppi nella vita privata. Il suo lavoro è sempre più la sua vita privata. O quasi. Mentre Bill Tench, a parte una degenerazione della routine alimentare, rischia di trovarsi del lavoro a casa. Molto lavoro. Altro non dico.

Questo non è un articolo critico ma una raccomandazione accorata. Se avete la fissa dei Serial Killer e al Silenzio degli innocenti preferite Henry – pioggia di sangue, Mindhunter 2 e pure l’1 saranno la vostra nuova bibbia.

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