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Us di Jordan Peele e il doppio che ci sta uccidendo

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Us di Jordan Peele è un horror dove gli attori sono quasi tutti neri e il regista è un nero, ma che non la mena con i neri. In altre parole è un horror normale in cui la questione sociale è affrontata più dal punto di vista dei media e dei social che della discriminazione. Non si tratta certo di blacksploitation ma nemmeno di un film di Spike Lee. Sembra una versione un po’ più da incubo dell’Invasione degli ultracorpi, solo che stavolta non c’è alcun bisogno di alieni per rovinarci la vita e creare l’apocalisse omologante. Qui non c’è di mezzo la minaccia comunista da un altro pianeta e un po’ per High Life, di cui ho parlato tempo fa, non c’è bisogno di nessun alieno sbavante per ridurre alla merda un equipaggio intero. L’uomo è il vero mostro e il demone che l’uomo stesso deve combattere e temere.

L’horror politico di US e High Life funge senza alieni

jordan peele

L’horror odierno sembra dire una cosa nuova. Siamo bravissimi da soli a rovinarci, non diamo la colpa a minacce esterne. Abbiamo sempre paura dell’altro, dell’invasore, ma ci stiamo accorgendo finalmente che non si trova fuori. Questo significa prendersi una bella responsabilità che per quasi un secolo di pellicole sanguinarie abbiamo affibbiato a maniaci cannibali, mostri mascherati e zombie (Romero lo faceva dire ai suoi personaggi che “loro siamo noi”, però) delle colpe che non avevano di certo. Adesso ci guardiamo finalmente allo specchio e guardiamo in faccia l’essere più spaventoso che ci sia: NOI. US.

Us io non voglio raccontarvelo perché si tratta di uno dei pochi film del 2019 a mettere paura, quindi ve lo lascio intonso, se non l’avete visto. Intanto però vi dico che la riflessione c’è e sembra prenderla con l’io diviso teorizzato da Laing e cantato da Giorgio Gaber. E scopriamo che ormai quella scissione non è più così metaforica. Abbiamo un corpo fisico in qualche seminterrato del mondo e un corpo sociale che vive nella rete. Siamo proiezioni buona parte del giorno e non più esseri integri che amano, scopano e si divertono sempre in un solo involucro.

Il doppio che avanza

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sCome tutte le storie di Doppelganger che si rispettino, anche nella nostra, le due versioni di noi si affronteranno e una ucciderà l’altra. Al momento la versione virtuale che clicca e sgrulla il pollice è in vantaggio su quella che si masturba, inveisce contro il mondo da una tastiera e si prepara alimenti surgelati al microonde perché da quando ci sono Netflix e Wazzap non ha tempo più di far nulla, a quanto pare.

Prima di chiudere vorrei porre la vostra attenzione, e qui Chiara Pani l’ha notato prima e meglio di me, sulla colonna sonora di Us. In particolare nell’uso del brano di Luniz I Got 5 On It del 1995 riadattato in versione Creepy per lo score del film. Geniale! Non so se il merito vada al compositore Michael Abels o a Peele stesso, che pare aver tratto molta ispirazione dal brano originale per scrivere il film. Boh… Comunque fichissimo. Non sarete più capaci di sentire un normale pezzo hip hop senza provare qualche brivido.

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