Fatal Report

Il moscissimo pubblico del Breaking Sound Metal Fest V

Breaking Sound Metal Fest

Premessa: alla fine del Breaking Sound Metal Fest mi è rimasto l’amaro in bocca. Come fosse mancato qualcosa. O peggio, come si fosse rotto un qualche legame antico. Un senso di vuoto maturato durante l’evento e che avrei dovuto magari tradurre in urla ai presenti, nella speranza che qualcuno mi dicesse “ti sbagli, cavallo!”, o magari “hai ragione, cavallo, la vedo come te ma va tutto bene… o meglio va tutto male ma non sei solo in questa merda”.

Ma partiamo con ordine: Breaking Sound Metal Fest o delle vecchie conoscenze e le nuove località.

Calcolata male la distanza che separava la nostra stalla da Mesagne, siamo arrivati al Breaking Sound Metal Fest V in gran ritardo, al punto che purtroppo i The Clips ormai erano già andati e con i Vajass sono riuscito giusto a fare in tempo a correre sotto il palco e gridare un misero Ngul a Crist.

Cazzo, odio far tardi a un concerto. Mi piace esserci ben prima che cominci. Perché così ho tempo di salutare gli amici, girare banchetti, pisciare, bere una birra, berne un’altra, pisciare ancora e poi andare sotto al palco, dopo aver perso la prima band  a forza di bere, pisciare e chiacchierare con gli amici tra i banchetti.

Insomma, prime due band bruciate. Erano le… se non erro le 7 passate e già qualcosa non mi tornava. La gente, dove stava??? La zona in sé poi non è che mi abbia dato quel senso di “casa” che mi offre ogni volta il Breaking Sound Metal Fest. Non stavamo più al vecchio parco in periferia di Mesagne, a due passi dalla stazione, ma in uno skate park. Eravamo quindi sull’asfalto. Le mie narici se ne sono rallegrate (chi ha presenziato alle precedenti edizioni del Breaking Sound sa a cosa mi riferisco) ma in parte questo cacchio di skate parj mi ha fatto sentire la mancanza del parco di Mesagne. Beh, ormai ero abituato lì, dopo tante edizioni. La polvere è più “intima” dell’asettico skate park.

I Sudden Death

I Sudden Death hanno iniziato a suonare mentre la terra voltava le spalle al sole. La band è romana ma ormai quasi di casa nel sud (sarà la terza o quarta volta credo che li vedo in pochi anni). Sotto al palco però ero io e tutte le mie personalità schizofreniche. Non c’era quasi nessun altro. E un senso di agorafobia mi ha assalito. Ma la gente???

Comunque i Sudden Death sono stati bravi: sano old school death metal, mischiato a technical non fine a se stesso e break slam spacca spina dorsale. Durante l’esibizione per fortuna alcune giovani leve del pogo si sono fatte sotto e hanno occupato le prime file davanti al palco dandomi spazzando via quel senso di soundchecking che il Breaking Sound stava avendo. Non ho preso parte al piccolo circolo di gomiti e salti dei ragazzi perché stavo ancora smaltendo gli acciacchi del primo giorno del Frantic Fest. Però dai, un po’ di movimento, finalmente, anche se la gente? Dove era la ggggente???

Doom and Greet

I Vader sono stati rinchiusi in un gabbiotto tipo una famiglia di pinguini che ha appena avuto un cucciolo. Sono stati piazzati in esposizione dalla parte opposta dello skate park. Questo per la gioia di giovani metallari sbavosi che volevano stringere le mani delle star di turno.

Non sono mai stato un fan dei meet and greet. A parte quelli con le pornostar giapponesi che si fanno tastare le tette.

Preferisco artisti lasciati a piede libero come in uno zoo safari, mentre io imbraccio il mio fucile per decidere della loro vita col dito pronto sul grilletto. Sparare a un animale in gabbia è troppo semplice. Ma va beh, una foto me la rubo volentieri. Veloce che stanno per iniziare i Doomraiser.

Doomraiser

I Doomraiser sono romani pure loro (ma è un invasione questa). Li ascolto con grande interesse dai tempi di Mountains of Madness e li trovo grandiosi. Il classic doom, concedetemi il termine, è un genere che o ci sei dentro o semplicemente non vi entrerai mai. Mi spiego, se non ti piace il doom, i Doomraiser ti annoieranno. Esempi? Mentre io e altri scapocciavamo ascoltando The Raven, nella fila poco dietro di me la gente sopravviveva guardando il proprio smartphone. Non che fosse difficile notarli, vi ho detto che eravamo ancora pochissimi al di sotto del palco? Nononono, pugliesi questo non si fa.

Concediamogli la scusa che il doom metal è un genere oggi (anche se non ci credo) apprezzato solo dai vecchi come me. Però avete pagato, sforzatevi un po’ di seguire cosa succede sul palco, no? Ma lasciamo stare.

Set list abbastanza corposa, che non ha risentito di tagli nonostante la lunghezza dei pezzi. Perché sottolineo ciò? Tra poco lo scoprirete.

Dissotterrando la tomba al Breaking Sound Metal Fest.

E finalmente sono saliti sul palco uno dei tanti motivi per il quale io ero ancora una volta al Breaking Sound. I Forgotten Tomb per chi non mi conosce sono una delle mie band preferite non solo del panorama italiano, ma proprio della scena metal mondiale, e seppur gli ultimi dischi non mi abbiano fatto saltare dalla sedia, mantengo il mio rispetto per la band.

Una set list… monca direi. Breve, seppure il gruppo abbia preso quasi tutto Under Saturn Retrograde, con giusto qualche classico in aggiunta. L’alcol mi ha suggerito, ad esempio Solitude Ways, ma potrei essermi sbagliato perché oltre all’ebbrezza ero anche tanto assonnato. E ora che scrivo il report non è che stia meglio. La conclusione, come ormai da anni succede, è lasciata a Disheartenment/Alone/Steal My Corpse.

La voce era un po’ giù di tono e ho notato qualche sbavatura, però il live si è concluso con i fan che cantavano in coro anche gli assoli della chitarra.

Con i Forgotten Tomb ho avuto l’unico, raro momento da cavallo scatenato. Ho tentato un crowd surfing, qualche spallata, ma del resto l’ambiente non sembrava molto propenso al pogo.

Lui era mio padre!

I Fen… no i Vader (scusate la provocazione) sono stati gli ultimi a salire sul palco. Una scaletta cronometrata forse dettata dall bisogno di chiudere prima che qualcuno dei palazzi accanto chiamasse la pula a romperci il cazzo?

La mia formazione preferita nel fanta metal rimane quella di Welcome to the Morbid Reich (tra l’altro anche il loro disco che più apprezzo) con quel mostro di Paweł Jaroszewicz alla batteria. Questo mi ricorda poi che avrei dovuto vederli con i Melechesh prima che annullassero la data in quel di Bari.

Stanco, con un’area pogo per me invivibile (mi sono beccato una gomitata nella bocca dello stomaco) ho preferito stare lontano, ma non troppo dal palco. Finalmente c’era abbastanza pubblico.

I Vader dal vivo si sono dimostrati delle bestie, anche se mi hanno lasciato un po’ freddino. Certo se me lo chiedete, consiglierei a chiunque di vederli, ma forse mi sono lasciato condizionare dall’ambiente esterno, questa area, questa gente, questo Breaking Sound Metal Fest non è riuscito a tirar fuori quella magia che il metal deve poter sprigionare. Location indisponente e partecipazione ai minimi termini.

Poi oh, i Vader non mi hanno nemmeno fatto Helleluyah!!! (God Is Dead), e se l’hanno fatta io non c’ero, quindi infami due volte. Va beh che comunque l’album Impressions in Blood a parte quel singolo non mi è rimasto poi così impresso.

I Vader hanno elargito numerosi ringraziamenti all’Italia e promesso di fare ritorno presto. Gliela do buona per la simpatia, quel vizio di andarsene presto come avessero detto tutto e poi risalire con la faccia di chi ti dice “ci avevi creduto vero?”. Ma poi come cazzo fa Piotr a cantare e suonare gli assoli senza sbagliarne uno?

Guerre Stellari al Breaking Sound Metal Fest

Scelta voluta o scherzo dello staff non lo saprò mai, però fa ridere l’ultimo saluto con di sottofondo la Marcia Imperiale di Guerre Stellari… e poi nisba.

Ho passato il resto della serata discutendo con Herr Morbid di noise e scena italiana, aggiungendo nuovi tasselli a quel mistero che è tutt’ora per me Marco Corbelli, mentre dall’altro lato Algol parlava di necrofilia. Non chiedetemi i dettagli.

Mi sono concesso anche una piccola soddisfazione personale quando, discutendo del Frantic Fest, il succitato Ferdinando mi ha detto di aver letto un po’ i nostri report al riguardo. Allora qualcuno ci legge veramente.

Un dj set alla fine ha riempito quel buco conclusivo e ha quasi risucchiato il pubblico, come se tutti non vedessero l’ora che il concerto finisse (l’una di notte raga…) per scappare tra le sicure mura della propria abitazione.

Qualcuno rimane ancora con me a discutere di proposte live, berci un’ultima birra ora in offerta a soli due euro, però quell’amaro sul palato che ti dice che è mancato qualcosa mi ha buttato davvero giù. Ma che sarà stato?

Ah già… il pubblico scarso e moscissimo. Poi si lamentano che gli eventi in Puglia sono pochi.

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