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Sacred Reich – Surf in Nicaragua… ma con vent’anni di più!

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Ecco, le ferie. Odore di caffè nella notte, divano sfondato nel retro dell’officina dei miei sogni e cumuli di dischi e oggetti vari, lo stereo in fondo che invita a farsi detestare dai vicini se dimentichi di mettere le cuffie…  Pesco a caso nella roba “da fare al più presto” e cosa mi trovo in mano? Impossibile sbagliarsi, con lo zombi in maschera antigas in copertina devono proprio essere loro, i Sacred Reich!Vengono dall’Arizona, non li si sentiva in giro da più di vent’anni (ventitré per la precisione) e hanno scritto cose indimenticabili come l’immortale Surf Nicaragua (che ogni vecchio thrasher come me conosce bene). Con un Phil Rind dimagrito e di nuovo pronto a spaccare (anche dal vivo, mi assicurano) tornano quindi i Sacred Reich, pronti a dar filo da torcere a tutti.

Il nuovo album dei Sacred Reich è…

Un buon album, questo Awakening, a tratti potente (Salvation e Manifest Reality spaccano in due il silenzio e poi ci cacano sopra, lasciando l’ascoltatore a canticchiare mugolando di piacere). E a tratti meno (la deriva stoner in Death Valley non mi fa impazzire, non serviva a un gruppo come questo. Lo ammetto, la trovo troppo “siamo capaci anche noi”.

C’è anche lo spirito punk che trasuda dai solchi di Revolution, che farà saltellare anche i meno pischelli tra di voi e che ricorderà i bei tempi felici a chi suonava per suonare e non per vendere a un determinato target di clienti. Hanno sempre un bello smalto questi ragazzacci, benché i tempi di Ignorance e The American Way siano ormai andati. Mantengono un tiro invidiabile, pur sacrificando parte della immediatezza thrash in favore di una maggior melodia che permea tutto questo Awakening rendendolo diverso dai classici del passato. Forse anche un po’ troppo, diranno in molti.

Per strada si è persa buona parte della formazione originale. Ma non ci possiamo lamentare. Oltre Rind alla voce e Wiley Arnett alla chitarra vediamo il gran ritorno alla batteria di Dave McCline (scippato ai Reich dai Machine Head, nel 1996). Poi c’è un bravo chitarrista che non conoscevo, tale Joey Radziwill, che va a prendere il posto di Jason Rainey.

Surf Nicaragua con 20 anni in più

Awakening è un disco che piacerà a chi riuscirà a vedere la band in un’ottica moderna, lontana nel tempo e negli intenti dal passato dei Sacred Reich. A me lascia un po’ di tristezza in sottofondo, come se qualcuno mi ricordasse per tutta la mezzoretta del cd che il tempo passa, non torna indietro nemmeno per chi ha avuto il coraggio di scrivere Surf Nicaragua e il thrash che voleva cambiare il mondo è ormai solo un ricordo.

Poi sento di nuovo quel propellente post punk che spunta qua e là tra le chitarrone metal in un letale mix hardcore nemmeno troppo diluito e non posso non sorridere. Sono sempre i Sacred Reich, eccheccazzo, alziamo il volume e godiamoceli come meritano! Bentornati ragazzacci!

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