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Steel Panther – Stavolta dettiamo noi le metal rules!

steel panther

Se siamo ancora qui a parlare, e con entusiasmo, degli Steel Panther, non è perché ci piace sentire la spiegazione di una barzelletta (parafrasando il caro Angelo Mora) all’infinito. Del resto per quanto mi riguarda ho detto davvero tutto ciò che potevo su di loro qui. No, c’è ancora da scrivere su questo gruppo così fuori di testa, perché, al di là degli scherzi, le pose e le puttanate, hanno sempre spaccato e continuano a farlo.

Un loro brano riesce a svicolare i soliti cliché, roba che magari grupponi più blasonati ora in forza alla Frontiers si ostinano a ripetere senza alcun ritegno. Gli Steel Panther conoscono a fondo il genere e lo affrontano con lucidità, tirando fuori ogni volta pezzi glam metal con i controfiocchi. Solo gli svedesi Eclipse gli tengono testa a livello di freschezza. Oltre al tasso tecnico e il tiro (che se qualcuno volesse mettere in discussione, basterà Let’s Get High Tonight per chiarirne una volta per tutte la portata) anche in questo Heavy Metal Rules ci sono le idee. Nei limiti del possibile considerando un genere che è stato portato ai massimi livelli possibili della saturazione commerciale e creativa più di trent’anni fa.

Heavy Metal Rules by Steel Panther

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Nel precedente Lower The Bar, gli Steel Panther si erano concessi anche dei momenti meno surreali e cazzoni. Il problema è che il pubblico non se ne era nemmeno accorto. La band però non è mica scema. Sa che sono le scemenze e i video idioti ad aver battuto l’indifferenza e la diffidenza del mondo, specie quello social, quindi si guarda bene dal tirare giù la maschera pagliaccesca e rifilare una lagna drammatica in stile Lillian Axe di inizio anni 90.

In Heavy Metal Rules ci sono episodi di svacco e pornhub attitude, come per esempio Gods Of Pussy, che nell’economia stilistica dei Panther è tipo una Gods Of Steel nell’ennesimo album dei Manowar. E potrete far conto su nuovi assalti anthemici da usare per mandare affanculo il mondo intero (Fuck Everybody e la massiccia I’m Not Your Bitch). Però qui, come per Lower, ci sono esperimenti più seri messi dove meno te li aspetteresti.

Oltre la ballad poisoniana in chiusura, I Ain’t Buying What You’re Selling, vi consiglio di prestare la dovuta attenzione alla title-track. Secondo me è uno dei picchi dell’intero disco ed è priva di minchiate. Non aspettatevi una tamarrata per via del titolo. Heavy Metal Rules, il brano, inizia soft, con piano e voce e prosegue lungo una deriva aspra e dura fino a un ritornello quasi mantrico.

Grandi Steel Panther! E basta.

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