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The Dead Don’t Die… e chiacchierano anche!

the dead don't die

Non so se è perché me ne hanno parlato quasi tutti molto male o se è per un’antica simpatia verso Jim Jarmusch, ma di fatto  The Dead Don’t Die mi è piaciuto. Non si tratta di un capolavoro comedy-horror. Non è neanche uno dei film più riusciti del regista, ma di sicuro ha qualcosa.

Non si poteva tirar fuori un film di zombie originale e interessante nel 2019. Purtroppo da uno come Jarmusch ci si aspetta ancora certi miracoli, come dagli Iron Maiden si esige qualche idea vera nell’ennesimo ultimo album. E riguardo Jim il pubblico esige anche dei bei momenti paradossali, una buona dose di humor non scadente… Ma persino sul piano della parodia, o col meta-cinema, gli zombie-movie hanno già dato tutto.

Jim Jarmusch si era già cimentato con l’horror e gli era andata bene nel vampiresco Solo gli amanti sopravvivono con Tilda Swinton. In passato ha saputo tirar fuori grandi cose anche dal noir senza perdere un millimetro della sua autorialità, quindi un ritorno al genere poteva far sperare in qualcosa di intrigante. Purtroppo decidendo di vedersela con gli zombie si è praticamente suicidato. Sapevo però che pur nell’impossibile, questo regista avrebbe giocato la sua partita a testa alta.

Trama? Ma sul serio volete la trama? Va bene: in un paesino di provincia i morti si risvegliano e uuuuaaargh bang bang, oh mio dio, non può essere vero… e così via.

The Dead Don’t Die e parlano pure

the dead don't

Jim è partito da Romero, anche perché dubito abbia visto qualcosa oltre The Night Of Living Dead. Niente morti viventi che corrono e metafora consumistica a go go. In apparenza riandare agli zombi “merci-lenti” potrebbe sembrare una cosa trita ma non lo è. A parte che Jarmusch fa parlare i morti e questo, che mi ricordi, non è accaduto tanto spesso in passato. Gli fa dire cose essenziali: “wi-fi… Siri… Coffie”, ma credo che il suo intento di riportarli alla metafora consumistica sia perché in fondo, gli zombie sono stati così abusati che la gente li usa come il pop-corn. A forza di uscite sempre più scadenti, l’effetto sovversivo dei morti di Romero si è svuotato. Jim non voleva questo e pur di risultare pedante e prevedibile, ha riallacciato tutto alla questione base. In più ha rifiutato il sangue. The Dead Don’t Die è a colori ma alla fine sembra di aver visto un film in bianco e nero. Le teste volano, si spaccano ed esplodono e… puf! rilasciano nell’aria una curiosa polvere scura, tipo cenere di camino.

Un film che se ne frega

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The Dead Don’t Die ha una caratteristica che molti horror di oggi davvero non possiedono. Se ne frega. Dei ritmi forsennati, dei buh in dolby surround ogni tre minuti e del profluvio di personaggi ridotti a target psicologici da rivista per signore. Niente protagonista figo che guida il gruppetto di superstiti ma tanti micromondi che restano divisi. Anzi, più i morti avanzano e più si separano. Vedi i due poliziotti in perenne flirt che davanti all’apocalisse scivolano dietro un muro di ghiaccio.

Del resto cosa potevamo aspettarci da uno come Jarmush? Lui sa benissimo di non entrarci davvero nulla con il cinema di oggi, con il politically correct e quelle robe lì. Buscemi che si giustifica con Glover è un piccolo rimando a questa follia. E Jim ha fatto il suo tempo anche in quello indipendente, di cinema, dove nuovi autorini hipster scialano al Sundance e non sanno nemmeno chi sia Jarmusch. E così lui che non vuol morire, fa comunque il suo film. Ne viene fuori una cosa di un altro mondo, che avrebbe spopolato a metà anni 90 e che ormai risulta quasi imbarazzante per la tempistica sbagliata.

Un cast della madonna, eh già…

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Certo, il cast è assurdo: Tom Waits, Iggy Pop, Bill Murray, Steve Buscemi, Tilda Swinton… ma non c’è niente di più scontato di tale abbondanza. Qualsiasi attore sopra i trenta vorrebbe prendere parte a un film di Jim Jarmusch, anche gratis. Gratis è il requisito fondamentale, penso. Un film con gli zombie, poi…! Solo Woody Allen avrebbe potuto ottenere lo stesso risultato di partecipazione.

Cazzo, immaginate uno zombie-movie di Woody Allen con Leo Di Caprio, Naomi Watts, Colin Farrell e Javier Barden. Io ce lo vedo… e avrebbe lo stesso esito del film di Jarmusch: delusione, vecchiume, presunzione, follia.

Comunque, The Dead Don’t Die fa il suo lavoro e alla fine secondo me è un dignitoso horror vecchia maniera, da serata Halloween. Magari non susciterà alcuna impressione negli spettatori più smaliziati. Costoro si domanderanno che senso abbia una samurai in un paesino di provincia americano, scopiazzatura banale della Michonne di The Walking Dead. Mentre gli spettatori che odiano il cinema splatter, ma adorano Ghost Dog e Broken Flowers e seguirebbero Jarmush nella ehm… tomba, individueranno senza sforzo le auto-citazioni che il regista ha disseminato nel film, prima di cadere in depressione dentro una grossa ciotola di insalata con tofu.

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