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The Clovehitch Killer è la storia di BTK con qualche licenza!

the clovehitch killer

The Clovehitch Killer è un “filmetto” che sta riscuotendo buonissime recensioni, quasi tutte in tono sorpreso. Del tipo: ci aspettavamo una ciofeca, specie con un attore protagonista come quel pesce lesso di Dylan McDarmott e invece…E invece The Clovehitch Killer è un buon film, se la cava, nonostante sveli da subito chi è il misterioso assassino del titolo. Questa affermazione è praticamente unanime. Si capisce subito chi è chi.

E invece dico io, non avete capito proprio niente, cari recensori. Il particolare che vi non sfiora è che la vicenda non è un classico giallo ma un dramma famigliare, ed è tratta da una storia vera, almeno in parte. Chi ne sa un “cicinino” di serial killer capisce subito che il bravo padre di famiglia, a capo degli scout e in fissa con il bondage è il Dannis Rader che vediamo anche su Mindhunter. Se il regista Duncan Skiles avesse scelto di non svelare subito l’dentità del mostro, la cosa non sarebbe andata molto lontano.

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BTK. Bind, Torture and Kill, era il soprannome che si diede Rader nella realtà, quando iniziò a corrispondere con i giornali. La sigla si riferiva al suo modus operandi: lui legava, torturava e ammazzava. La sua figura è alla base del Red Dragon. Come l’assassino ideato da Richard Harris lui si intrufolava nelle case di notte e ammazzava tutti quanti dopo essersi divertito. Per quanto nel film di Skiles, il suo soprannome si riferisca al nodo marinaresco denominato Clovehitch, quel figlio di puttana intepretato BENISSIMO da Dylan McDarmott è BTK! Lo dice anche la pagina di Wikipedia dedicata al vero BTK. La questione dei nodi è in ogni caso cruciale, perché Rader era un fenomenale asso nel praticarli sulla gente.

The Clovehich Killer – L’assassino è il capo degli scout!

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Quindi non c’è bisogno di alcun mistero da svelare. Sappiamo già tutta quanta la storia appena lo vediamo a capo dei boy scout, con la barba e gli occhiali. Quello di cui parla il film e che non corrisponde ai fatti è il dissidio interiore, logorante a dir poco, del figlio del Clovehitch killer. Il ragazzo scopre l’hobby tremendo del padre e deve decidere cosa fare: fermarlo sì, ma come? Ecco, qui non vi diciamo niente.

Il film prende la piega inverosimile di un altro lungometraggio che vi consiglio di recuperare, anche quello tratto da una storia vera: A distanza ravvicinata, con Chris Walken e Sean Penn. Pure lì si parla di assassini che non esitano a sacrificare il proprio istinto paterno pur di salvare la propria pellaccia.

dexterLa filmografia su BTK è piuttosto esile e di scarsa qualità, ma se escludiamo Mindhunter, che sta usando Dannis Rader come una cornice di ogni episodio, The Clovehich Killer resta la trasposizione della vera storia di BTK insieme alla quarta stagione di Dexter.

Eh già, perché BTK è anche la fonte d’ispirazione di un altro personaggio indimenticabile, Arthur Mitchell alias Trinity Killer, interpretato alla grandissima da John Lithgow. E lì, come nel film con McDarmott, si parla dei complicati rapporti tra l’assassino, integerrimo e rispettato elemento di una piccola comunità, e la sua famiglia.

Keep It In The Family

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In Mindhunter si mostrano i guai che la moglie ha nel gestire le discutibili abitudini sessuali del marito, ma più di questo non c’è.  Ed è storia vera che quando i giornali pubblicarono la prima lettera di BTK, sia stata proprio la moglie a dire a Rader: “che buffo, questo tipo ha fatto lo stesso errore di grammatica che fai sempre tu”. Lei glielo disse senza badarci, ma lui ammise al processo di aver soppesato, mentre ingurgitava i fiocchi d’avena della colazione, la possibilità di ammazzare la donna. In ogni caso, il vero BTK era un ottimo genitore e un marito devoto. In apparenza. La sua mostruosità è rimasta fuori dal nucleo famigliare e solo dopo la cattura si è rivelata, ovviamente con devastanti ripercussioni sulla salute mentale di moglie e figli.

Dylan McDermott è irriconoscibile con gli occhiali, il pizzettone e la panza. La sua dolcezza e la giovialità sembrano così autentiche, ma ci gela il sangue quando lo vediamo preda di un accesso d’ira, in mutande sul letto di casa, tra decine di scatti di se stesso in lingerie, corde e maschera.

Insomma, se vi affascinano i maniaci seriali, The Clovehitch Killer vale una visione.

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