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Arthur Howard Allen – Il serial killer delle vecchiette!

Arthur Howard Allen

Arthur Howard Allen è un serial killer tra i meno noti della storia criminale. Eppure il suo caso sarebbe abbastanza peculiare. Uccideva donne anziane e fin qui, tutto regolare. Su di loro riversava una furia incredibile e pure questo ci può stare con un assassino compulsivo. Gli psicologi forensi si sperticarono in analisi e contro-analisi sulle cause primeve di quest’odio per le nonnine ma…

Ma c’è un ma. Per quanto possa sembrare difficile accettarlo, Arthur Allen entrava nelle abitazioni di queste signore e “accidentalmente” le massacrava.

1974. La prima si chiamava Opal Cooper, di 85 anni. La picchiò a morte. Lo arrestarono subito e si prese due anni. Nel 1985 gli diedero la libertà condizionata e lui trovò lavoro in un autolavaggio. Due anni dopo ricominciò a darsi da fare. Entrò in casa di una donna anziana, di cui non sappiamo il nome ma conosciamo l’età, 73 anni. Allen cercò di strangolarla ma non finì il lavoro. Qualcosa lo mise in fuga e la signora sopravvisse. Due giorni più tardi non ebbe la stessa fortuna Lavern Hale, 87 anni. Un mese e mezzo dopo toccò a Ernestine Griffin, di 73 anni, ammazzata in casa sua con un coltello da macellaio lungo 25 centimetri. Allen la colpì 8 volte.

Il modus operandi di Arthur Howard Allen

arthur allen

Fate caso a questo cambio di modus operandi. Il primo omicidio a mani nude, con percosse. Il secondo sempre senza armi, tentato per strangolamento e botte. Il secondo riuscito ancora a mani nude, percosse e soffocamento.

I serial killer sono compulsivi. Raramente cambiano sistema. Un uomo che uccide a mani nude può essere spinto da un desiderio sessuale di contatto, con relativo orgasmo nelle mutande mentre la vita della sua vittima scivola via tra le sue forti dita. Eppure Allen sembra sia andato un po’ a cazzo di cane. E siccome su tre una delle signore si era salvata, proprio perché non è tanto facile ammazzare qualcuno con l’uso delle mani e basta, ecco che lui si organizzò con un enorme coltello. Gli ci vollero otto ferite per beccare il punto giusto e levare la vita a Ernestine Griffin, ma alla fine questo dice più sulla sua incapacità di killer che sul bisogno di far soffrire il prossimo.

arthur Howard allenAd Agosto, siamo sempre nel 1987, le autorità misero le mani su Allen. Un bello smacco visto che era in libertà condizionata e con un precedente di furto che ricordava molto i nuovi raid nelle case delle vecchiette. I giornali diffusero la foto e tutti videro il volto di un uomo di colore, di estrazione povera, all’apparenza ordinario e innocuo. Lo accusarono subito, ma non per gli omicidi della Griffin o la Hale. Alcuni testimoni lo riconobbero e lo incastrarono per l’aggressione alla sopravvissuta di 73 anni. Dovevano averlo interrotto e in fuga dall’abitazione qualcuno lo vide. Poco dopo agli inquirenti ci volle poco per collegarlo anche a un altro episodio avvenuto il 2 giugno (di cui parleremo più diffusamente tra poco) e infine all’omicidio di Ernestine, la poveretta pugnalata a morte per ultima.

Un anno più tardi Arthur Howard Allen fu riconosciuto colpevole dell’omicidio della Griffin e condannato alla sedia elettrica. In appello, dalla pena di morte, i suoi avvocati riuscirono a fargli dare l’ergastolo. E ora vediamo perché.

Non era un serial killer geniale ma quasi letale

Il fatto che dimostra quanto il serial killer non fosse un machiavellico massacratore di vecchiette ma solo un povero demente da rinchiudere, è quello del 2 giugno, avvenuto prima dell’omicidio di Ernestine.

Badate,  Arthur Howard Allen entrò in una casa situata ad appena cinque isolati da dove viveva una delle sue vittime precedenti e non lontano da dove risiedeva pure lui. Non trovò nessuno nell’abitazione e così, secondo le autorità, mosso da delusione e rabbia per il mancato omicidio si sfogò devastando e incendiando tutto quanto. Io penso invece che la rabbia fosse per la mancanza di una refurtiva decente.

Il fuoco, come spiega l’abecedario della criminologia, è sinonimo di sessualità frustrata. Ottis Toole, il compare di Herny Lee Lucas, prima di passare agli omicidi veri e propri, bruciava boschi e fienili masturbandosi al calore delle fiamme salivano alte nel cielo. Il movente di Arthur Howard Allen però non era il sesso. Il proprietario della casa che lui distrusse il 2 giugno 1987, dopo averla trovata vuota, era un uomo. Sempre anziano ma un maschio.

Inoltre, in ogni ammazzamento, l’assassino portava via sempre il poco di valore che riusciva a racimolare in quelle case. Le vittime infatti non erano ricche. Forse era un modo per rassicurarsi di essere più un ladro che un maniaco, chi lo sa? Magari toglieva di torno le donne perché gli piaceva la via comoda. E andando avanti le indagini psichiatriche e analitiche su di lui, diventò chiaro che le mattanze di Arthur Allen erano dei pasticci di un incapace e che lui non ci stava con la testa.

I luoghi scelti per gli assalti erano tutti ravvicinati e in una sola città, Indianapolis, la stessa dove era nato e cresciuto Allen. I punti scelti per gli attacchi erano ravvicinati. Le sue scorribande finirono nell’arco di quache mese e fu relativamente facile beccarlo e farlo condannare. C’erano testimoni e prove, frutto della leggerezza di un uomo non tanto sveglio e del fallace sistema penale americano. Inoltre, proprio perché stupido, Allen fece cose intelligenti. Ovvero ciò che la polizia scarta perché troppo scemo. Spesso gli assassini non vengono presi solo a causa di una sopravvalutazione della loro intelligenza.

Il problema di Arthur Howard Allen

arthur allenIl problema di Arthur Howard Allen era che sostanzialmente che non andava nelle case delle signore anziane per dar sfogo ai suoi raptus. Lui desiderava saccheggiare e vandalizzare quei posti. Essendo le proprietarie donne sole e indifese, l’uomo poteva entrare senza troppe difficoltà e neutralizzarle prima di rubare. Probabilmente l’atto di violenza, finì per dargli un senso di potere e di rivalsa che un povero negro, ottuso e un po’ scemo, desiderava provare in qualche modo. Qualcuno ha detto che se inizi a uccidere poi non ti fermi più e Allen, negli anni in galera che passò in quanto ladro e non per l’omicidio che aveva commesso, sviluppò un bisogno di provare ancora quelle sensazioni.

Arthur Allen era solo una belva da rinchiudere, vittima di se stesso e della propria testa bacata. Motivo per cui è ancora in vita, dentro un istituto psichiatrico. E forse quelle povere donnine indifese ora lui se le sogna di notte… scary grandma

e casca dal letto!

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