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Alice Cooper – A scuola di Rock!

alice cooper

Immaginate un povero centauro che vede l’estate lasciare il posto al freddo, le giornate utili allo scorrazzare libero e felice come una (grossa e barbuta) libellula accorciarsi e rannuvolarsi. Ce n’è da perdersi nei peggiori bar di Caracas scolando rum da pochi soldi, n’est pas? Drama, ho reso l’idea? Ok.

Meno male che Padrecavallo, sempre prodigo di cose belle, mi ha tirato su il morale con questo EP, frutto delle fatiche di Vincent Damon Furnier, in arte Alice Cooper, fulgido esempio di sano rock’n’roll incarnato (non ne sono rimasti molti in giro). Classe ’48 ma ancora in forma come pochi altri, impegnato in una eterna tournée che lo porta a calcare palchi con un’energia da fare invidia a un trentenne, il re del rock teatrale ci ricorda che lui è attivo ed arzillo con un prodotto non per tutti, ma che non mancherà di fare la felicità dei fans.

Breadcrumbs contiene sei pezzi, viene stampato su vinile da 10 pollici (ma si trova anche in formato digitale) ed è l’omaggio di Alice Cooper alla città in cui è nato, dove ha cominciato la propria fulgida carriera da rocker: Detroit. La città dei motori americana per eccellenza ha partorito diversi grandi della musica nei decenni tra gli anni ‘60 e la fine dei ’70 e mr. Furnier ha deciso di rendere omaggio ad alcuni di loro.

Come sempre quando esce un EP, in attesa di un album vero e proprio, abbiamo il singolo che anticipa il nuovo lavoro, rappresentato qui dalla godibile Go Man Go, un vero pezzo da classifica, tirato e dai riff che profumano di vecchio punk americano.

Il solo altro pezzo autografo di Alice Cooper, Detroit City 2020, è in realtà una canzone già sentita, pubblicata in origine in The Eyes Of Alice Cooper circa quindici anni fa, ma il nostro vecchio volpone ci stupisce riarrangiandola e rendendola diversa e attualissima, tanto che ho faticato riconoscerla al primo ascolto (così si fa a riproporre un pezzo, che imparino tutti quei gruppi che fanno cover di sé stessi per vendere qualche copia tra un disco e l’altro, questo è un esempio di come si possa suonare qualcosa di datato rendendolo attuale e piacevole).

Le rimanenti quattro canzoni sono altrettante cover di brani diversissimi tra loro, rivisti con lo stile inconfondibile di Alice Cooper. Resi molto più “rock” degli originali, danno un piacevole senso di déjà vu pur riuscendo a stupire (Sister Anne degli MC5 senza tastiere e farcita di chitarre è una piccola chicca che mi ha tirato su il morale, ma il pezzo migliore secondo me è Your Mama Won’t Like Me di Suzi Quatro, stravolta e resa a tutti gli effetti una canzone praticamente nuova!)

Molti gli ospiti presenti, da Mark Farner dei Grand Funk Railroad a Johnny “Bee” Badanjek dei Detroit Wheels, dal cantante Jazz Paul Randolph a Mick Collins dei Dirtbombs, per citarne qualcuno. Anche la produzione del sempre fedelissimo BoB Ezrin fa la sua parte nel rendere questo Breadcrumbs un piccolo gioiellino, testimonianza dell’amore incondizionato per la scena di Detroit di questo giovanotto di oltre settant’anni, sempre pronto a mettersi in gioco.

E pazienza se l’inverno è alle porte, vorrà dire che ne approfitterò per riascoltare qualche buon vecchio album nel mio antro oscuro, attendendo il ritorno delle belle giornate!

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