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Nanowar Of Steel firmano con Napalm Records e il piccolo mondo antico del metal italiano…

Nanowar Of Steel, la Joke band romana ha sbancato da poco, probabilmente senza sperarci nei sogni più bagnati, con il singolo Norwegian Raggaeton, parodia che unisce la sempre più ridicola cultura black metal con i tormentoni latini che ammorbano l’Italia da maggio a settembre inoltrato. E dopo il successo incredibile, ecco la notiziona. Firmano un contratto con la Napalm Records, etichetta che non è tra le preferite dei metallari italiani, almeno dopo questa mossa.

In Italia non hanno mai preso piede band come Gwar, Anal Cunt e Steel Panther. Il metallaro odia che si scherzi sulla propria miseria. I Nanowar, che per citare Angelo Mora, spiegano al mondo una barzelletta che non fa ridere, ovvero l’epic trueista dei Manowar, non se la sono mai passata troppo male, a dire il vero ma…

Finché si trattava di sfottere i Metallica (Master Of Pizza) e di prendere in giro i Pantera (Tutte cagne) poteva anche andar bene, puntare però il mirino su black metal e Manowar significa scatenare odio puro da gente che non ha dei gusti da difendere, ma una fede. Fede nell’accezione peggiore.

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I Nanowar sono bravi a suonare e vengono dagli stessi ambienti che prendono in giro. Sono metallari quanto e più di coloro che odiano il solo saperli in giro. Eppure scherzano sul metal, proprio come si può sfottere la donna che si ama, conoscendone difetti e manie. Non c’è cattiveria e nemmeno volgarità nella loro dissacrazione ma non sono tollerati.

Fuzz Pascoletti, a cui una volta proposi uno speciale per Classix Metal sul filone demenziale, mi disse che era meglio di no. Il volpone sapeva bene che il pubblico non avrebbe gradito, mandandogli messaggi sulla pagina della rivista del tipo che, invece di dedicare spazio e carta a dei buffoni, avrebbe potuto far scrivere di qualche band seria. E ora che Napalm ha messo sotto-contratto i Nanowar, ecco l’obiezione simile: con tanti gruppi bravi senza label, ecco chi fa strada.

Beh, per cominciare i Nanowar hanno i numeri di vendita. E se per averli occorre divertire il pubblico con battute e trovate comiche, fatevene una ragione. Anche a voi metallari piace sghignazzare. Gli Atroci, per dire, sono ancora più spinti nelle prese in giro al metallaro, eppure non hanno avuto nessun assalto moralistico su ciò che incidono. E probabilmente il problema non è ciò che i Nanowar fanno ma il successo che stanno avendo. A casa mia una roba del genere si chiama invidia.

Leggere Antonio Keller di Jolly Rogers Records su facebook che il contratto dei Nanowar è una sciagura, un segno dei tempi, mi sembra un gesto di scarsa lucidità. Gli Spinal Tap ebbero successo allo stesso modo negli anni 80. Nessuno si lamentò quando li videro sul palco a dire addio a Freddie Mercury (mentre tanti altri gruppi degni li avevano lasciati a casa).

Credo che la sciagura sia proprio questa incapacità di scherzare di noi stessi. Anton LaVey l’ha sempre detto che il satanista dovrebbe essere un buffone e che nulla per lui può essere sacro, anche se dentro crede fermamente alle proprie idee e ne morirebbe. Pensare a quanti blackster, satanisti d’accatto, che blaterano su come sia indegno scherzare su facepaint e mazze chiodate, boschi innevati e produzioni di merda, mi sembra la vera sciagura. Il segno dei tempi è questa incapacità dei metallari di rallegrarsi per il successo dei Nanowar, ottenuto con grande merito. Non mi viene in mente nemmeno una band italiana che possa vantare colpi di genio creativi come Giorgio Mastrota o Cetriolo.

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