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Gli Iron Maiden hanno rotto i coglioni !!!

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Non c’è tristezza più grande di vedere un mito sfracellarsi anno dopo anno e nonostante tutto ostinarsi a difenderlo, contro ogni evidenza, logica ed emotiva. Un po’ come lo zio che da giovane girava in moto col chiodo, negli anni in cui avere la riga da una parte e i mocassini era il massimo della trasgressione e rivederlo anni dopo con la panza, pelato, alcolizzato, con lo stesso chiodo che lo strizza vergognosamente tre taglie in meno. In più tale zio si inciucca alla cresima di Gigino a cui sei invitato pure tu. Ma tu lo vedi, nonostante si sia tirato dietro con la tovaglia tutti i piatti e i bicchieri cadendo dalla sedia, come allora, il mito di gioventù, non ti rassegni nel tuo cuore alla cruda realtà: un rottame pronto per la briscola coi vecchi al Bar dello Sport.

Lo difendi contro tutto e tutti, contro ogni logica evidenza. Ecco, per gli Iron Maiden vale la stessa cosa. Il metallaro duro e puro non vuole e non può vederli come sono davvero oggi, l’ombra di sé stessi. Da eoni non pubblicano un disco bello dall’inizio alla fine, almeno da Seventh Son in poi, senza parlare delle fetecchie pseudo prog, con pezzi da 9 minuti con tremila arpeggi a vuoto.

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Eppure il lungocrinito (più o meno) si incazza a palla se qualcuno osa toccargli il mito, se osa criticare un pezzo, una copertina, un disco. Parliamoci chiaro, sono almeno 20 anni che i Maiden lucrano sull’amarcord dei bei tempi che furono, tra millemila dvd autocelebrativi, tour in cui risuonano solo certi album (guarda caso i primi), cofanetti e riproposizioni varie, tutto per sfruttare quanto di buono hanno fatto, che ora non possono o non vogliono replicare, sopratutto utile a fare cassa.

Tacendo poi sull’era Blaze, simpatico, anche bravo nelle sue cose, ma adatto ai Maiden come Burzum coi Boney M. Eppure sui forum, su Facebook, sui blog ecco a celebrare tutto come la solita liturgia stonata: “Mitici, album favoloso, il loro capolavoro, come loro nessuno, oggi meglio di ieri, baciami monello…”. Chiaro e tondo: invecchiando non  hanno più la verve compositiva di un tempo, dal vivo divertono, certo, ma solo se suonano i classici che la gente vuole sentire, e non certo la roba di Dance Of Death o The Final Frontier.

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Tre chitarre, e a stento se ne sentono due, Bruce Dickinson che fa gli spoken word tipo Enrico Bertolino alle convention dei bancari, Steve Harris che mette in piedi progettini da localino (British Lion, indecenti), per sentirsi ancora ggioffane come quando suonava con Terry Rance al pub sotto casa.

Siamo certi che chi va ad ascoltare i Maiden live lo faccia per il concerto musicale o per l’evento mediatico in sé, da postare poi con fotine e video vari ? La codardia del metal fan di NON potere ammettere di non apprezzare più la band ma se lo facesse sarebbe considerato un paria dalla comunità metallosa (!!!) attuale ?

Alla fine, la realtà è una: se al netto di qualche bel pezzo sparso sui dischi nuovi, avessero smesso di fare album e si fossero dedicati a suonare il vecchio repertorio e basta, sarebbero stati più onesti. A noi alla fine basta bersi la birra Trooper e magari vedersi accontentati sulla riproposizione live di brani mai suonati (Alexander The Great, Flash Of The Blade, Invaders, Sun And Steel), invece della solita scaletta stantia, in cui ruotano tre o quattro pezzi intorno ai soliti, che in tutte le salse abbiamo ascoltato per troppi anni.

Con Fear Of The Dark e Wratchild ci possiamo fare un bidet alla camomilla da quanto hanno frantumato le palle. C’è vita oltre !!! Davvero abbiamo bisogno dell’ennesimo disco nuovo con la copertina in computer grafica, con Eddie uscito dai meme sui Lego ?

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Il ciclo vitale compositivo di una band si esaurisce presto, e dopo subentra la routime, ecco i Maiden sono oltre, sono nella fase in cui sono diventati qualcosa di completamente diverso da ciò che li ha resi famosi e li scaraventati al successo. Non è il fatto o meno di accettare il cambiamento, ma un cambiamento deve portare migliorie e non è il caso degli ultimi 25 anni ed oltre della band.

Se voglio ascoltare prog o mille cambi di tempo in una canzone ascolto i Dream Theater o gli Yes, non certo gli Iron Maiden, dai quali ci si aspetta un altro tipo di struttura musicale. Mi manca quel suono, mi manca quella melodia, mi manca quella qualità in brani diretti, belli, dalle strofe e dai ritornelli che ti colpiscono al cuore.

Questi  ultimi album invece ti colpiscono alle palle, le frantumano e basta. Pure l’ultimo The Book Of Souls è un pippone pazzesco, con i soliti due o tre brani validi, affogati in un mare di filler. Mi rendo conto di attirarmi gli strali di orde di talebani pro Maiden, ma non si può e non si deve chiudere gli occhi davanti alla realtà. Nel frattempo scusate, mi sta chiamando mio zio, metto il chiodo anche io e vado al cantiere a guardare gli scavi, con gli Airon Meiden nel walkman a cassette.

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