La Truebrica del fantino Recensioni

Gli Acid Reign e i bei tempi andati che ritornano!

The Age of Entitlement è il terzo disco degli Acid Reign pubblicato dalla Dissonance Productions.

Mentre mi diletto nelle mie attività preferite, tra deliri meccanici e motori truccati, amo ascoltare del sano heavy metal, lo sanno tutti (visto il volume richiesto per godersi appieno il genere, i miei vicini lo sanno meglio degli altri). Non sono uno di vedute ristrette, non temo di sperimentare ascolti di generi diversi nell’ambito del metal e dell’hard rock.

Alla ricerca del metallo perduto

La mia ricerca di nuovi dischi è ormai nota ai miei lettori abituali, che sanno quanto io ami scoprire (o riscoprire) talenti sorprendenti. Io sono uno di quelli che non ama le etichette e dice che, a dispetto di ciò che ne pensano i vecchi metallari della mia età, la musica va ascoltata e “sentita”, non vivisezionata e relegata nel giusto scomparto. In tutto questo calderone di gruppi più o meno famosi che transitano nel mio lettore, giovani o vecchi, estremi o meno, il mio genere preferito resta il thrash; quello fatto bene.

Il Thrash non è solo amerregano

La maggior parte dei gruppi che ascolto con piacere arriva dagli States, ma ci sono alcune eccezioni targate Europa, provenienti da questa parte dell’oceano e non da meno dei colleghi amerregani. Scoprire in questo particolare segmento del thrash metal dei nomi che non conosco mi rende sempre felice, è come trovare dei soldi che non ricordavo di aver messo in una tasca tempo prima.

Bene, questi Acid Reign io non li avevo mai sentiti. Sono inglesi e suonano in giro dagli anni ottanta ma mi erano sempre sfuggiti, ignoravo il loro operato e i loro precedenti dischi, quindi non vi racconterò il loro passato, che non conosco se non per il poco letto in rete dieci minuti fa.

Parliamo di…

No, vi parlerò di questo The Age Of Entitlement, un disco uscito da poco con una copertina che mi ha lasciato perplesso (ho scoperto che è opera di Mark Wilkinson, pittore che ha collaborato con Iron Maiden, Marillion e Judas Priest, tra gli altri) e delle dieci tracce che lo compongono.

Comincio col dirvi che a me gli Acid Reign sembrano gli Anthrax ma in versione british e con meno assoli ma più cambi di tempo repentini ed un nonsochè di  hardcore che aleggia qua e là, quindi mi piacciono.

Hanno un tiro notevole, soprattutto in pezzi come Ripped Apart e Blood Make Noise Howard “H” Smith ha un cantato pulito che sa farsi apprezzare da subito e resta in testa anche dopo l’ascolto.

Anche tecnicamente ci sono dei pregi notevoli in questo T.A.O.E. che fanno davvero la differenza, soprattutto la sezione ritmica, che è impressionante davvero!

Le tracce, dalla prima canzone che è un brano strumentale in poi, hanno tutte una forte personalità, il che fa supporre che dal vivo questi gentlemen d’Albione sappiano il fatto loro (pare che live abbiano la delicatezza di un meteorite che impatta). Se devo scegliere un paio di brani, da consigliarvi per dare un’idea complessiva, direi che non sono male The New Low, il primo singolo arrivato in circolazione a fare da apripista all’album e la bellissima #newagenarcissist, che ricorda certe cose dei Nuclear Assault dei bei tempi.

Buon metal a tutti!

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