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I Tungsten e le cose fatte in famiglia…

tungsten

Dopo una bella scorrazzata in autostrada cosa c’è di più bello che rientrare a casa e ascoltare del sano metallo dalle vibrazioni rassicuranti, che tenga alto il tasso di adrenalina? Niente, quindi parcheggiate le due ruote caldissime nel mio antro, accogliente e profumato di olio per differenziali, ecco che mi accingo a metter su un dischello nuovo di zecca, gentilmente offerto da Sdangher nella persona di Sua equinità Padrecavallo lui medesimo.

Ovviamente, essendo un centauro dalla nota curiosità (siamo fatti così noi cavalli a motore) mentre scarto, leggo. Voglio sapere chi ascolto, da dove viene e tutto quello che posso scoprire, e qui ecco che arriva la prima sorpresa.

Gli svedesi Tungsten (oltre ad annoverare uno dei nomi più inflazionati di band della storia, ne conosco almeno altre quattro di band chiamate Tungsten. Ed è pure un nome che… boh) sono l’ex Hammerfall Anders Johansson (batteria) ed i suoi due figli, Karl e Nick (rispettivamente basso e chitarra), più l’amico di famiglia Mark Andersson alla voce.

Voi credete nelle family band? Io dipende: quando vedo un padre famoso con figli e amici al seguito, qualche dubbio ce l’ho sempre. Tutto sommato l’ascolto di questo We Will Rise dimostra che anche se praticamente “fatto in casa” l’album non è malaccio, pur soffrendo un po’ della sindrome da minestrone (mettiamoci tutto, daiiii) che dal gusto per la varietà sconfina nella poca personalità.

Mi spiego meglio, se certi pezzi hanno un ritmo cadenzato un po’ Rammstein (The Fairies Dance ad esempio) certi altri sanno inequivocabilmente di metal melodico di matrice svedese (Misled sembra quasi una canzone degli Europe, con il coretto e tutto il resto a supportare suoni molto pop) e questa convivenza di generi spiazza un po’ l’ascoltatore, al punto che a volte viene quasi da chiedersi “ma esattamente, chi sto ascoltando?”.

Quanto a perizia tecnica i due ragazzi dimostrano di riuscire a tenere decentemente il passo ad Andersson e al loro padre, non strafanno ma non pasticciano mai, mantenendosi su binari di buon livello e destreggiandosi anche piuttosto bene.

Ci sono diverse canzoni che rimangono in testa già dal primo ascolto, come As I’m Falling o Impolite, forti di un ritmo cadenzato e di cori accattivanti contrapposti alla voce pulita e potente di Mark Andersson che le rende interessanti ed orecchiabili. La parte che non convince è invece quella più dura e violenta, che spesso pare costruita a tavolino per rendere più “heavy” tutto il disco e appiccicata un po’ qui e là a casaccio.

La copertina ricorda molto quelle dei Blind Guardian, anche perché l’ha disegnata lo stesso autore, Andreas Marshall). Anche con i testi siamo vicini alla band tedesca più orchestrale di sempre, quindi non mi pronuncio, in giro c’è di peggio, lo sapete. In fondo i Tungsten sono una band simpatica, un progetto padre-figli migliore di tanti altri e sanno comunque trascinare nel loro mood chi li ascolta, peccato che senza una direzione precisa corrano tanto per andare così poco distante.

Promossi in vista di prossimi lavori più personalizzati…

 

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