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Alfahanne – Uranio, amore e fantasia!

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“Non c’è nessun lieto fine, nessuna buona notizia, il mondo è in rovina” e “noi ci suoniamo su!”, aggiungerei io anche. Questo è il motto degli Alfahanne, promettente band svedese, capostitipite di un genere che fieramente chiama Alfapocaliptic Rock. Che sarebbe un mix di black metal, rock classico, punk, goth e buon rock n’ roll.

Nati nel 2010 gli Alfahanne si sono subito contraddistinti per il loro singolare stile sonoro e si sono conquistati la stima di una buona fetta di mercato musicale sicuramente grazie all’abilità strumentale di genuina scuola svedese ma anche per le accattivanti tematiche nucleo-catastrofiche.

Sono originali, dunque, e anche piuttosto promettenti. E il nuovo Atomvinter ha ancora un sound fuori dagli schemi, dalla teatralità prettamente gotica, atmosfere cataclismiche e così post-apocalittiche da poter tranquillamente fare da colonna sonora ai sogni più “girati” di Greta Thunberg.

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Non immaginatevi però un melodramma alla Gianni Celeste, no, perché nonostante si parli di estinzione della razza umana e morte, il tutto accompagnato da un atomico freddo cernobiliano, con i loro pezzi rock e molto roll gli Alfahanne sono capaci di far muovere le caviglie anche ai più esperti falsi invalidi.

Con un tipico suono di chitarra svedesotto, sempre impeccabile e metallosamente tamarro, voce a metà tra Dolk dei Kampfar e il frontman dei Sólstafir (del quale, per ovvi motivi finlandesi, non ricorderò e né saprò mai pronunciare il nome) e tastiera dark wave, questi cinque cavalieri dell’apocalisse danno luogo a un black capace di soddisfare ogni tipo di uditore, anche quelli dai timpani più esigenti e sofisticati.

E la rischiosa monotonia più o meno incombente, data dalla similiarità di alcuni pezzi è sdrammatizzata da un’azzecatissima componente hardcore, che associata al black, ha sempre un suo perché; un post-rock che ricorda una versione meno commovente di quello dei Sólstafir e un black ‘n roll azzeccato quasi come un pezzo di Little Tony.

Atomvinter è un album piuttosto solido e se ne cosiglia l’ascolto a chi non teme la sperimentazione e la mescolanza di genere, chi gioca a Fallout e agli amanti della Svezia in generale.

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