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Altro che Mayhem! Mamme, tenete le vostre figlie lontane dal Reggaeton!

reggaeton

E vieni a provare la mia bocca e senti il sapore
Voglio voglio vedere se hai bisogno d’amore
Non ho alcuna fretta voglio concedermi a te
Iniziamo piano e dopo tipo bestie.

Ok, questa non è la traduzione di un pezzo dei Motley Crue ma di uno dei tormentoni Reggaeton che ci hanno infilato nelle chiappe dell’anima per mesi e mesi: Despasito di Louis Fonsi.

Mi sento un po’ come quei governatori americani, che dopo essere stati esortati dalle mogli, conducevano in Senato i testi osceni di band come Ratt, W.A.S.P., Twisted Sister, dicendo che era il caso di prendere provvedimenti contro la corruzione che la piaga del rock pornografico stava compiendo sui poveri fanciulli americani. E invece sono un metallaro italiano che esorta le signore della nera fiamma a tener d’occhio le proprie figliole quando le vedono sculettare e canticchiare i motivi Reggaeton che gli infila nel cranio spotify.

Metal e Reggaeton

Ovviamente il metal ha quell’aspetto bestiale (“Iniziamo piano e poi tipo bestie”) e ancora prima che fregarsi con le proprie stesse mani usando dei testi osceni, già era sotto gli occhi sospettosi della CIA e dell’FBI. Il Reggaeton musicalmente invece è roba da bar, cocomeri musicali da consumarsi nelle torride estati del riscaldamento climatico, tanto per farci impazzire meglio. Musica latina che parla di spiagge e amoooor e doloooor e corasoooon. E invece un cacchio. Questi ci danno dentro con il sesso, la violenza e il razzismo. Ma fosse il problema un testo spinto, ci farebbe ridere. Noi che siamo cresciuti a pane e Slayer e abbiamo imparato l’Inglese traducendo i testi di Chris Barnes.

I problemi del Reggaeton sono altri. Seguitemi ancora un momento.

Per questo uno è definito leader
E gli altri i seguaci
I leader sono arrivati
Victor il nazista
Nesty il Meraviglioso
Wisin il sopravvissuto
Yandel
Senza dubbio gli alieni musicali

Questo estratto viene da Sexy Movimiento di Wisin & Yandel, che in generale parlano della classica donna irresistibile che fa “pazziare” il masculo ruspante, ma che alla fine deve cedergli il booty, perché lui è potente e assolutamente all’altezza di tanta corporale bellezza.

Poi dal brano se ne esce fuori questo Victor il nazista. Così, en passant. Sulle charts di MTV c’è quindi anche un nazi, alla faccia di Hoest dei Taake che si fa espellere da un paese dell’Europa “minorile”, per un Sieg Heil messo lì come un cazzo a merenda. E la cosa avviene solo perché il testo nessuno lo ascolta, e la musica sembra tanto innocua. Per dire, guardate questa foto…

*

Sta andando di moda nelle palestre i Reggaeton fitness. Se queste signore sapessero che sudano al ritmo di “bella puta della notte, ti sbatterò sul dance flooooor e poi dritta in cucinaaa a farmi il vov!, chissà cosa direbbero?”

Amico, lei e io sapevamo che era una pazzia questa relazione…
però la carne ci chiamava, il letto ci invitava a fare l’amore
Già ti ho spiegato che quando le persone si amano
l’amore deve vincere
e il marito deve perdere…

Il brano qui sopra invece si intitola Ella Y Yo e parla di un uomo che si sbatte una bella formosa di nascosto, ma sogna di essere il suo unico “padrone”. In un altro momento del testo dice proprio così. Intanto lei ne ha un altro di “padrone” e quindi la cosa è rimandata, ma l’amore  vince su ehm, un “padrone” che una donna non ama, in favore di un altro “padrone” che la donna invece ama.

Ecco, fate caso qui alla parola “padrone” (quante volte ve la devo virgolettare?) perché la concezione del maschio Reggaeton sulla femmina Reggaeton, a parte le lascivie sentimentali appresso alle curve libidinose, non è per nulla rispettosa. L’uomo alla fine si prende la guapa e se la sbatte. Bum bum bum! Nulla di male, ogni donna lo vorrebbe…dopo però lei deve stargli dietro e zitta. Animale selvaggio o diavolessa scatenata ok, come vuoi baby, solo finché io non ti punisco con la mazza del giudizio.

Ma lasciamo perdere i brani scritti e interpretati dagli uomini. Sono tutti così: sei fica, ti sbatto, ti sborro e ti schiavizzo.

Mamme, fareste suonare, alle feste dei vostri bimbi, dei pezzi in cui donne adulte promettono devozione a un criminale in cambio della craaana? Non rispondete di no, lo state già facendo. Occhio al Reggaeton!

I guai veri vengono quando sono le donne a cantare di Reggaeton!

Prima però vi devo parlare di una cosa che forse non sapete. Reggaeton si chiama così perché è un’evoluzione derivante dal Reggae. Non ci avevate pensato, eh? Beh, il Reggae non è proprio un genere mansueto. Lasciate stare Bob Marley e i suoi messaggi di pace, la musica giamaicana per antonomasia è molto più controversa. Da quelle parti vige una cultura afro fortissima, in particolare etiope: quindi voodoo a palla, maschilismo e soprattutto razzismo verso le minoranze. Qualsiasi tipo di minoranze, in special modo i gay. Non immaginate quanti hit single Reggae parlino di bruciare un gay.

E non è un caso che siano molto poche le donne che fanno Reggae. Sono quasi tutti masculi. Per il Reggaeton la cosa va un po’ meglio, anche se, visti i risultati invece va peggio.

Ok, qui siamo a livelli accettabili. C’è una donna che interpreta lo stesso “machismo” degli uomini dal lato vaginale dell’idelogia. Sembrerebbe un rispondere con la stessa moneta. Il video qui sopra è eccitante e spaventoso insieme. L’altro sotto è più divertente e becero, anche se fa pensare visto che è cantato da una donna.

Un pezzo squirtoso, esattamente come sembra. Le parole che intercettate ascoltandolo, che suonano tipo “Vulva” e “Asta” o “el squirt”, vogliono dire proprio quello che pensate. Vulva, Asta e squiiiirt!

Poi abbiamo un nome che è tutto un programma…

Ok, chiudiamola qui. Nel Reggaeton c’è di tutto. Lo pratica l’intero Sud-America, quindi immaginate quanta ehm varietà. A noi sembrano tutti uguali ma anche i metallari sembrano tutti uguali per chi sta fuori dalla cosa, quindi clemenza. Del resto in Italia hanno successo quasi solo gli uomini del Reggaeton. Le donne sono un fenomeno che non esce molto dai paesi in cui è prodotto. Ma per venire a galla, queste femmine devono comunque rappresentare un modello sottomesso, fascinato dal bullo, dal macho, dallo spacciatore che vive di criminalità. Vogliono quello stile di vita e lo ammettono. Sentite qui:

Vado per la strada senza permesso
Ho il mio bambino e non glielo faccio sapere
Nella mia tasca un paio di sigarette
Entrando in disco, mi organizzo immediatamente
La bottiglia, mettila sul tavolo
G ti mangia, ma non ti bacia
Vuole che lo facciamo in discoteca
Portagli un bicchiere di whisky
Che la preda si piglia sculettando

Avete letto un estratto da La Dama di Karol G, Cosculluela. Per esempio, questo pezzo parla di soldi fatti con la troooca. Senza rammarico, come a dire: in questa giungla o divento una belva e mi faccio valere o sarò una preda e mi mangeranno. C’è una parentesi in cui la protagonista tenta di spiegare da quale dolore e povertà sia riuscita a emergere, ma non mostra per un secondo il dubbio che una simile evoluzione sia solo un altro stadio di una catena terrifica che potrebbe condurla alla tomba molto presto. Per lei va bene così e magari anche per decine di adolescenti venezuelane.

Un altro esempio è Natti Natasha con Buena Vida: “Voglio fa la bella vita, tu sii il mio lupo e proteggimi, il resto non conta”. Chiaramente lui la bella vita gliela regala grazie alla troooooca ma a lei non importa per nulla il come.

Mi Todo del duo Diosa Canales/Sigiloso invece tenta un discorso ancora più inquietante. Una donna che confessa in modo aperto che ama senza ritegno un pezzo di criminale ed è pronta a seguirlo all’inferno, purché lui le garantisca lusso e diversivi. C’è una differenza rispetto a Buena Vida. Non va con lui perché ama la ricchezza, va con lui perché ama una carogna e poi la ricchezza che quest’uomo riesce a offrirle con le sue carognate. Vale a dire: nella giungla spompina un leone e forse te la cavi.

Come pure la tipa, stavolta dal Brasile, che vedete nel video qui sotto. Altro chiaro esempio di assogettamento a modelli maschilisti in cambio di lusso e divertimento (ovviamente finanziati con la trooooca).

Direte, ok, roba del cazzo, lo sapevamo già a sentirlo che il Reggaeton era uno schifo. Però ecco, appunto la musica. Noi metallari italiani badiamo a quella. Ma qui non si tratta di un discorso musicale. Qui ci sono dei contenuti terribili. Sapete chi sente il Reggaeton? I vostri figli e soprattutto le vostre figlie. Le mie ascoltano ‘ste cose. Le ho sorprese a copiare le coreografie viscide di queste squinzie e non sapevo se urlare o fuggire via. Cerco di non contraddirle, se no per principio mi si buttano sulla trap. Faccio in modo che assaggino quello che vogliono e che si stanchino. Prima o poi scopriranno di non poter vivere senza il metal. Per il resto però ci sono tante altre fanciulline che ascoltano artiste Reggaeton in sud-america, bimbe che capiscono le parole, i messaggi e vengono lasciate da sole con una “musica” che fa quattrini come le armi negli Stati Uniti, e quindi è lasciata circolare alla grande.

Beh, parliamo di governi che spesso sono come il nostro: combriccolano con la malavita. Qualcuno potrà magari fare il paragone con la musica popolare napoletana di cui parla sempre Saviano. Il neomelodico criminale. Pure lì c’è una morale un po’ ambigua. E il tenore dei testi dei nostri giovani hip-hopper o trapper non sono tanto meglio, ma se escludiamo quel trollone inarrestabile di Bello Figo, in fondo sti fischiotti so tutti emuli del Jay-Ax di Messa di Vespiri, più in là di “tipa, permetti una parola” non vanno neanche oggi. Ma nel Reggaeton sud-americano c’è un approccio alla femminilità, specie da parte delle donne, che deprime. Ok, alla fine si tratta sempre di incoraggiare le bambine a salire nella macchina del ragazzo cattivo. Dai tempi dei Rolling Stones che funziona così, però qui l’atteggiamento autolesionistico della crocerossina non centra un cappero. Qui ci sono ragazze fisicamente ben fatte che sono determinate a usare il corpo e le abilità carnali per farsi strada, a spacciare per svoltare. E lo cantano tutto il giorno alle bimbette che vivono in letamai sociali dove non vedono altro che povertà e ingiustizia. Ma non è il rap guerrigliero delle Favelas o dei ghetti, queste sono palle di insegnamenti nocivi confettate in una glassa pop, che suona inoffensiva musicalmente e viene ballata ai compleanni e in palestra, alle feste e ai matrimoni. Mentre invece avrebbe bisogno di un bel parental advisory. Anche se ormai non ci sono più le superfici di plastica su cui appiccicare quei cazzo di bollini.  Insomma, mamme, meglio i Mayhem del Reggaeton. Almeno parlano chiaro e non nascondono la propria amoralità dietro un dito poppettone. E come la metti la metti, si ritorna a Norwegian Reggaeton.

Ringrazio  Shara e Simon Ugarte per avermi aiutato con questo articolo, senza di loro non l’avrei scritto. Se dovete incolpare qualcuno eccovi i nomi.

 

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