Pascolando

Conversazioni metal in Sicilia – Agghiastru e Rosario Badalamenti ci spiegano come il metal sia diventato merdal!

Allora, questa conversazione non era per nulla prevista. Io mi sono rivolto un po’ di tempo fa ad Agghiastru degli Inchiuvatu per domandargli se aveva qualche aneddoto simpatico sul pay to play. Lui mi ha subito risposto di no. Poi si è messo a chiacchierare di heavy metal. O almeno ho creduto che stessimo parlando di quello, perché a forza di andare avanti con la conversazione mi sono accorto che lui diceva merdal. Heavy Merdal. Gli ho chiesto di spiegare bene questo concetto e Agghiastru non si è fatto pregare. Mi ha solo domandato di attendere l’arrivo di un suo sodale e stimato collega, Rosario Badalamenti, meglio noto nel giro come Kaos. I due si sono abbandonati a una sequela di considerazioni divertite e scoraggianti intorno a questa cosa dell’heavy merdal. Ho deciso di renderne partecipe il pubblico di Sdangher, considerandolo il solo potenzialmente interessato e soprattutto capace di capire il vero senso delle provocazioni di questi due reduci dell’underground più austero e belluino.

Agghiastru: “Dunque, mi pare che il termine merdal sia stato coniato da te. E’ importante attribuirtene la paternità, d’altronde non credo che il pubblico metal se ne intesterà mai l’aspetto ironico, tu sei un ragazzo parecchio giocondo e meritevole di aver prodotto grandi cose, lo sai… hai la mia stima.’’

Rosario Badalamenti: “Tu la chiami ironia, io sincero realismo. E sì, il termine “merdal” è una mia creazione. Anche perché un merdallaro e bimbominkia borchiato, ammettendo in senso critico tale colorazione, realizzerebbe che la sua passione sia inesorabilmente mediocre, falsa e passata a miglior vita, rinunciando di fatto al proprio giocattolo.”

Agghiastru: “Sarebbe un po’ come ritrovare il proprio Topo Gigio e, memore di tante coccole passate, ora lo rigettassi con sprezzo in virtù di una maturità da ostentare… Ma no, un merdallaro e bimbominkia borchiato non lo farebbe mai.”

Rosario Badalamenti: “Topo Gigio? Ma se stai parlando a dei 20/30 enni, sfido che sappiano chi sia Topo Gigio. Semmai un Pokemom, come si chiamava quello giallo? Pikacciù? Be’, sarebbe come ammettere che, continuare ad essere merdallaro e coltivare amore per questa passione musicale, significherebbe che mentre ti scopi Pikacciù imbottito di xanax intuisci che tra di voi qualcosa non va. Il tuo coso peloso ha una relazione segreta con il pupazzo di Bim Bum Ban e sì, sarebbe da farsi autocritica, analisi, e ti lascerebbe più dell’amaro in bocca (e qualche pelo). ”

Agghiastru: “Sì, il senso, seppur la tua metafora è parecchio bizzarra, è quello. Il metal ha tradito il metallaro. E con un amante ben peggiore di quel che sei stato tu. Ma tutto va avanti codardo, corna o non corna, e perché? Perché tutto è diventato consolatorio. La vita fa così schifo che ci si rifugia, dopo un cocktail di psichofarmaci, nel proprio rassicurante passato. Effetto nostalgia canaglia.”

Rosario Badalamenti: “Proprio così. Ipocrisia assoluta, corna o non corna, è più importante salvaguardare le apparenze, la famigghia. Ecco che ritorna il vinile, addirittura la musica cassetta… ho visto la palla di neve di Abbath, i trucchi, i Satyricon con l’orchestra di Sanremo…”

Infelicità, è vedere Satyro che canta a San Remo l’infelicità!

Agghiastru: “Sì, non ha più importanza conoscere il senso autentico di quel metal estremo germogliato agli inizi degli anni 90 in contrapposizione al sistema. Oggi il metal è sistema. Oggi il metal è colonna sonora del fallimento sociale, ancor peggio della trap. M’aspetto che si cominci a sentir parlare di trap-metal a breve perché qualcosa contro il sistema deve pur esserci. E’ necessario per la permanenza del sistema stesso.”

Rosario Badalamenti: “Però consentimi, mio buon amico. Le tue aspettative sono sempre state un tantino oltre misura. Considerare un disco dei primi Immortal, Emperor, Satyricon eccetera, come fatto culturalmente rilevante, mi ha sempre lasciato perplesso. Anche alla luce dei tuoi soliti accostamenti con l’arte: impressionisti, espressionisti, dadaisti, filonazisti, esistenzialisti e… isti vari. Prendo il te’ nero, ovviamente parlando di black merdal, questo tuo infuso è proprio una merda.”

Agghiastru: “Lo sai che sono solito prendere il caffè, e di te’ ne sono sprovvisto. Ti avevo detto di andare fuori!”

Rosario Badalamenti: “Il livello del te’ servito fuori e ancor più drammatico del tuo in casa. In alcuni posti ti portano ancora lo zucchero…”

Agghiastru: “E’ vero, anche col caffè non ho mai capito perché questa mania dello zucchero. Un’altra cosa che mi differenzia dal comune sentire è l’uso o no del cucchiaino.”

Rosario Badalamenti: “Illuminami al riguardo, questo aspetto mi sfugge…”

Agghiastru: “Vado al caffè, anticipo la ragazza che me lo prepara dicendole che non mi occorre lo zucchero che ripone sul piattino dove alloggia la tazzina, ma insiste nel metterci accanto il cucchiaino.  Allora mi chiedo a cosa possa mai servirmi il cucchiaino…”

Rosario Badalamenti: “Hai perfettamente ragione, e a suon di logica, ora che ci penso, lo fanno tutti in Italia, da nord a sud.”

Agghiastru: “Già, servire il caffè, che anticipi di prendere amaro, con l’ausilio di un cucchiaino affianco alla tazzina. Dapprima accettavo la cosa come una delle tante bizzarrie del genere umano. Non ci scanniamo per strada l’un l’altro, e la cosa è di per sé sorprendente, per cui questa del cucchiaino la annoveravo tra le tante. Ma poi, cominciai a fare una lieve indagine. Scopersi che esistono diverse scuole di pensiero a riguardo, quando invece, la prima considerazione logica stava nel constatare l’azione meccanica del caffettiere.”

Rosario Badalamenti: “Una la conosco pure io. Un nostro amico comune era solito intingere il cucchiaino nel caffè e ornare il bordo della tazzina al fine di raffreddarlo. Così non si sarebbe scottato le labbra.”

Agghiastru: “Sì, so di che parli. Altri invece, escludendo sempre la presenza della zucchero, ritengono che il caffè si debba comunque mescolare prima di berlo. Il che ha un suo senso, anche se direi pure che la densità del caffè è da attribuirsi al tipo di miscela, se arabica o robusta, ma il più di volte trovi nei caffè un mix di miscele scadenti a non più di sette euro al kilo, per cui. Ma io che lo sorseggio a temperatura quasi ambiente, il cucchiaino, continuo a ritenerlo inutile. Ma ecco svelato l’arcano: in realtà, io lo mescolo man mano nella tazzina stessa facendone roteare il contenuto in un vortice controllato, densità o meno. Per cui, il cucchiaino, ripeto, non mi serve a nulla.”

Rosario Badalamenti: “E qui è già tanto che tu abbia una caffettiera e del fuoco. Sì, era meglio uscire.”

Agghiastru: “Per me la casa deve essere un atto di passaggio dal sonno al risveglio, per il resto ho il mondo come ambiente. Quindi, il caffè va preso fuori, al CAFFE’. Oggi sto facendo un’eccezione  per la tua presenza tornato dalla madre patria. Ma torniamo al termine merdal e beviti ‘st’acqua lorda bollita… Ricordo che cominciasti a usare il termine merdal nel 2004, ai tempi di Inchiuvatu Piccatu, e poi capii che, con la tua sagace analisi nel propormelo, eri stato addirittura tardivo.”

Rosario Badalamenti: “E ricordi perché ti coniai questo termine? Perché ti sei ostinato a creare per quel disco un suono che rincorreva, malamente, la moda del momento. Volevi suonasse alla Dimmu Borgir, alla Enslaved, alla Cradle Of Filth e minchiate varie. Tradendo di fatto la ricerca di un suono peculiare specificatamente Inchiuvatu. Cosa, questi sì tardiva, che hai cominciato a fare solo sugli ultimi EP.”

Agghiastru: “Come darti torto. Allora ero abbacinato dall’evoluzione del genere, dalle conquiste tecnologiche e dai riscontri positivi del pubblico che, ahimè, anelava quel tipo di sound.”

Rosario Badalamenti: “E, questa deriva sciagurata ha avuto inizio proprio nel momento in cui parecchie delle bands rivoluzionarie inconsapevoli dei primi anni ’90 fecero i soldi e, abbandonando l’Osmose Prod,  approdarono alla Century Media e Nuclear Blast.”

Agghiastru: “Lucidissimo come sempre carissimo compagno. Dunque, possiamo affermare che, la trasformazione del metal (estremo) in merdal è stata opera assoluta di due precise figure: Waldemar Sorychta e Peter Tagtgren. Questi hanno distrutto un genere d’arte promettente.”

Ok, dopo essermi ridestato… ero svenuto mentre Agghiastru e Badacaos parlavano di caffè e cucchiaini, ho deciso di tutelare un po’ la conversazione tra i due e così sono intervenuto io. Padrecavallo: Partiamo dai distruttori di generi. Perché nell’ordine, Waldemar Sorychta, Century Media e Peter Tagtgren avrebbero ucciso tutto quanto? E perché secondo voi, ora che di generi sembrano essercene ancora di più, in una deframmentazione del metal inverosimile, dite che i generi sono stati distrutti?

Agghiastru: “Inutile che ti parli delle mie associazioni con l’arte, espressionismo in primis e il black metal dei primi anni 90. Presumo siano abbastanza note a chi mi conosce. Ti parlerò invece di una urgenza filosofica che il genere esprimeva genuinamente in quegli anni operando in maniera misantropica ed elitaria e, ma lungi da me pensare che voglia intraprendere un’esegesi del movimento. Stiamo comunque conversando all’ora del te’.”

Rosario Badalamenti: “Nel 1993, noi registrammo i demo di Inchiuvatu, Astimi, Lamentu e La Caruta di li Dei, in presa diretta dal banco in un remoto casolare di campagna nell’agrigentino. Con un fottuto 4 piste, prendevamo i riverberi di quelle pietre. Microfoni di fortuna, niente sincro e batteria triggerata. Eravamo all’oscuro di tutto. Quelle produzioni erano veramente uno schiaffo alla ‘’moralità’’ sonora di un buon disco registrato coi soldi in uno studio di registrazione vero.”

Ecco, un tipico studio di registrazione agrigentino dei primi anni 90

Agghiastru: “Da considerare anche che, alcuni talentuosi musicisti si fregiavano di scrivere sui loro dischi la sigla di catalogo antimosh, (anti Scott Burns), proprio in contrapposizione alla deriva pop merdal di certe produzioni. E mi riferisco all’etichetta di Euronymous, morto proprio nel 1993, Deathlike Silence Productions.”

Rosario Badalamenti: “Per cui, senza saperlo, anche noi, nel 1993, incarnavamo lo spirito ribelle e rivoluzionario di una musica che doveva essere indipendente, anche dal pubblico. Lì dove i musicisti di questo genere, tutto dovevano fare, tranne che compiacere un nuovo pubblico di metallari. Al contrario, l’urgenza misantropica di quel tempo (rivelatasi dopo solo come buffonata) odiava indistintamente il genere umano. Pubblico merdal compreso. “

Agghiastru: “Figurati quindi ricercare un suono pop e produrre oggettume (vinili, cd, mc, t-shirts) per compiacere un pubblico di fatto borghese. Quindi, quando questi gruppi erano sotto contratto Osmose, producevano musica genuina con istanze ancora credibili, ma quando passarono sotto le ali di etichette blasonate e nei più fighi studi di  Sorychta, Woodhouse mi sembra, e Abyss Studios per Tagtgren, la musica black metal perse qualsiasi identità anti-sociale, politica e anti-commerciale. Elementi fondanti, questi, che ne avevano caratterizzato gli interessi dei più. Noi compresi.”

Rosario Badalamenti: “Il genere è stato distrutto dalla commercializzazione di qualcosa che nasceva ed era interessante proprio per il suo essere anti commerciale e, questi due signori, sul trono della Century Media o della Nuclear Blast, hanno messo le mani su un prodotto per fare soldi, snaturandolo definitivamente. Ma non solo loro.”

Padrecavallo: Voi dite che il metal è finito con la Osmose. Non credete che la vostra sia una visione penalizzata dagli anni? Se parliamo con altri più anziani di voi direbbero che il metal è finito molto prima. Se lo chiediamo a quelli del 30 rispondo che il metal nacque morto. Che ne dite?

Agghiastru: “Non so, ci stai dando degli anziani e non comprendo bene se è un complimento o meno. Intendi che siamo saggi? Degni di attenzione per la nostra età ricca di esperienze? E’ questo che intendi…?”

Rosario Badalamenti: “Sì, sembra anche a me che voglia darci dei vecchi rincoglioniti incapaci di fare un ragionamento serio. Forse dovremmo offenderci e mandarlo affanculo.”

Agghiastru: “Noi stiamo conversando su un genere specifico di metal, quello estremo, quello che ha avuto in Norvegia i suoi natali. Quello che aveva in titoli come Blizzard Beasts la chiara espressione di tutta la sua politica anti. Gli Iron Maiden posso anche essere considerati pop metal dal primo vagito di Paul Di Anno, e non mi dire che erano estremi anche per quel tempo. Non lo erano. Erano e volevano esserlo assolutamente mainstream. Non Burzum. Non i Mayhem o gli Immortal. Questi non sapevano che diavolo stavano facendo, così come non lo sapevamo noi. I Deicide con Scott Burns sapevano che dovevano vendere un prodotto ben registrato per il tempo a degli americani. Allora ecco l’effetto shock satanista e tutto il resto. Ma la musica di cui stiamo parlando noi non sapeva nulla. Molti di questi non sapevano neanche accordare una chitarra né tenere il tempo con la batteria. Rosario ancora oggi. Era un movimento libero da qualsiasi compromesso, era ‘’estremo’’ a tutto il conosciuto, a tutte le regole formali con cui veniva trattata la musica, sia compositivamente, sia a livello di registrazione, grafica e discografica, mi spiego?”

Padrecavallo: La Osmose ricordo che non cacciava un soldo per le band che produceva e distribuiva. In realtà non faceva neanche queste due cose. Era un’etichetta che usava la sua essenzialità per dare un bollino a dischi che potevano finire nel mare magnum dell’undergroun se fossero usciti come autoproduzioni…

Agghiastru: “E così facendo ha contribuito a dare una linea necessaria a questo movimento. Autoproduzioni in spregio a ciò che era comunemente accettato. Ben visto dai puristi sanremesi. Doveva tenerli alla fame. Solo così la bestia musicale è necessariamente più incline a dare il meglio di sé. Raggiunta l’opulenza, la tecnica, il controllo, la fama, e non la fame, tutto, storicamente, decade.”

Rosario Badalamenti: “Amico, vuoi che te lo dica con il linguaggio di un trapper? Non mi pare il caso. Capisci da te cosa intendiamo. Soldi uguale merda. Questo genere doveva rimanere underground. C’era Grind Zone che ha gozzovigliato sul nascente movimento, ma rischiavamo di ritrovarci Burzum tra le pagine del Postal Market, e spiega tu ai bimbiminkia merdallari cos’era il Postal Market.”

Agghiastru: “Il mio saggio compare, vuole sottolineare con colorito linguaggio che, una volta sdoganato un genere anti sociale, reso addomesticato per la società, tutto diventa poco interessante.

Quando gran parte di queste bands passarono dagli Abyss Studios o dei Woodhouse Studios, i loro suoni divennero indistinguibili. Compravi Enslaved che suonava come Hypocrisy. Che a sua volta suonava come Immortal che suonava come Dimmu Borgir… insomma, una roba indecorosa.”

Rosario Badalamenti: “E ancora oggi, il suono di questo movimento metal è orientato al, com’è che lo chiamavano… boombastic? No, chiamalo semplicemente merdal. E non farmi parlare dell’aspetto compositivo…”

Agghiastru: “Già, non parliamo dell’aspetto compositivo. E poi c’è quello democratico…  peggio di peggio… Ma mi chiedevi come la distruzione di un genere possa distruggere di fatto i tanti generi che da questo hanno preso vita. Bene, cosa ha preso vita? Se diciamo che il genere black metal, da considerasi come un classico, ha e deve avere determinate caratteristiche, e come del resto il prog anni 70 nasce e muore nel giro di pochi anni, le varie contaminazioni che vai ascoltando da qualche anno a questa parte, seppur gradevoli, hanno un fondamento stolto. Sono nati da una madre sterile.”

Rosario Badalamenti: “Se io mi vestissi coi pantaloni a zampa, una pelliccetta di pecora e degli occhiali a stella e cantassi di pace e amore, magari con un po’ più di overdrive, cosa penseresti di me? Penseresti che sono fuori dal tempo e quanto mai ridicolo. Stessa cosa dicasi per il punk. Ma alla stessa maniera dobbiamo considerare tutto quel sottogenere di merdal nato da un non-morto genere che ha tradito se stesso. Un genere da bimbominkia. Sostituisci gli occhiali a stelle con i trucchi del panda, e hai il risultato perfetto.”

Hippie black metal!

Agghiastru: “Per carità, non stiamo dicendo che non ci sia musica metal estrema interessante, io per esempio seguo gli Oranssi Pazuzu e c’è tanto altro, credimi. Ma occorre fare una seria autocritica e capire che Topo Gigio è morto. Anzi, Topo Gigio è tenuto in vita proprio per speculare sulla tua ignoranza e disperazione. Topo Gigio ti consola… Allora, al posto dello xanax, sarai ben contento di andarti a comprare il 42 esimo disco dei Darkthrone o dei Mayhem. Fallo, per carità. Non mi oppongo affatto…”

Rosario Badalamenti: “A patto però che fai tue tutte le edizioni e relazioni: vinile, mc, cd, ciabbattine, pigiamino, tazza per la colazione e vasetto in cui far fare la popo’ a quello stronzo di tuo figlio/a. Gli hai comprato già il pigiamino di Abarth? Vedrai che figo assieme ai suoi compagnetti che hanno ancora quello dell’Uomo Ragno.”

Agghiastru: “In queste esternazioni colorite, il mio erudito fratello, vuole evidenziare tutto il suo disprezzo per l’odierno pubblico metal e non. Devi sapere che lui ha avuto un’infanzia difficile. Crebbe in Sicilia da genitori del luogo per poi scoprire che la vera madre era tedesca e il padre un emigrato siculo che l’abbandonò al momento del parto. Un utile esempio per essere in disappunto con una società multiculturale. In età adulta fece un viaggio alla scoperta della vera madre come nelle migliori rappresentazioni nipponiche. Al che il buon Rosario, trascorreva la sua adolescenza teutonica ad acchiappare zanzare, staccare loro le ali e a pungolarle con un spillo gridando loro ad alta voce ‘’a che servite stronze!’’

Rosario Badalamenti: “Sigh…”

Agghiastru: Insomma, comprendi da te, seppur quest’ultimo episodio ti sembrerà assurdo ma condivisibile, che in contrapposizione a un pubblico elitario quale quello metal che, negli anni d’oro era sovente coglierlo intento a leggere poco prima dell’apertura dei concerti testi quali, Nietzsche, Cioran, il Mein Kampf o la Septuaginta,  che le delusioni di Rosario non possono che essere abbracciate con affetto e in toto. Questi, i metallari anni 90, in contrapposizione ai catto-borghesi di salotto, che avevano il loro apice culturale in Woody Allen, hanno travalicato ogni limes.

Agghiuastru: Passare da Burzum al pigiamino dell’uomo ragno o il regalo alla maestra dell’asilo, è davvero troppo. Ma d’altronde il Badalamenti ha sempre scritto nei suoi testi, in accordo con le migliori filosofie occidentali e orientali che,  il genere umano andrebbe perlopiù sterilizzato e riportato a Essere facente parte della natura non più né meno di una scimmia. Che tale compito poi, da parte di una elite illuminata, lo si sia affidato ad uno strumento tecnologico come lo smartphone, è tutt’altro interessante argomento.”

Rosario Badalamenti: “A parte la vagonata di cazzi miei, parole sante. I merdallari sono di fatto peggiori dei sessantottini, dei cattoborghesi, dei baciapile e dei seguaci di Maria De Filippo. E se la menano ancora credendosi gli unti dal Signore. No, siete dei falliti che amoreggiano con la propria miseria.”

Agghiastru: “E poi, oltre alla questione democratica, c’è anche l’aspetto socialnetwork, e qui potremmo avere una crisi di riso isterico, e non è da veri true blacksters… ma mi pare che tu volessi chiedermi di ben altra pornografia: il pay to play?”

 

Ti potrebbe interessare anche

Iscriviti alla Mailing List di Sdangher
Inserendo la tua email, acconsenti al trattamento dei tuoi dati personali.