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I dieci dischi thrash metal peggiori di sempre!

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Titolo alternativo: Quei dieci dischi thrasha che sarebbe stato meglio bersi una camionata di birre invece di inciderli!”

Buongiorno cari amici sdangheri (e buongiorno anche a chi sdanghero non è ma legge per curiosità o per la prima volta). Eccoci a una di quelle top ten che vi lascerà lì a discutere per un bel po’.
Qui a Sdangher abbiamo una vera specializzazione nell’attirarci le critiche del pubblico e, per non farvi annoiare mai, ne abbiamo pensata una nuova, contenti?

Dopo averne discusso con l’enciclopedico Padrecavallo e aver ricordato mio malgrado i peggiori della classe, credo di avere una bella lista di dischi di gruppi più o meno famosi che fanno davvero venire a galla la tristezza e la mediocrità compositiva di gente che poteva benissimo fare una vacanza a Tristofosso delle Pigne (o altro nome di paesello insulso a vostra scelta) bevendo fino a vomitare e invece no, ha deciso di incidere un disco e lo ha fatto male, ma maleeeee.

E allora bando alle ciance e passiamo a elencare con feroce cattiveria i dieci album PEGGIORI della storia del thrash, che qualcuno troverà sicuramente geniali, meravigliosi, iperfighissimi ma non importa, sono quelli che ci hanno deluso di più e tanto basta. Ovviamente potrete replicare abbondantemente come sempre, saremmo lieti di sapere cosa ne pensate voi! Ma cominciamo subito,  a partire dal numero…

10

Cominciamo con qualcosa che farà inferocire i fans del gruppo di Dave Mustaine. Io amo i Megadeth, pertanto sono uno di quelli che restò deluso dal goffo tentativo di risultare appetibile alle masse, del triste Youthanasia, seguito indegno del buon Countdown to Extinction.

Osannato da alcuni critici, Youthanasia ci presenta i Megadeth più fiacchi (anche Risk non scherza, ero indeciso su quale ciofeca citare) e poco interessanti della loro carriera.

Un sound moscio, il terribile ritornello in francese di A Tout Le Monde che cerca di attirare l’attenzione sul lato sentimentale di Dave ma che finisce per essere solo patetico, i pochi riffs e i suoni smorzati danno l’idea di un approccio semplificato per poter raggiungere un pubblico più esteso a discapito di una cattiveria che, presente nei dischi precedenti, qui non solo latita ma proprio non c’è. Non il peggiore ma di certo tra le delusioni del 1995 (uscì nel novembre 1994 ma mi fece girare le palle per tutto l’anno seguente, per capirci).

Da notare che di A Tout Le Monde hanno deciso bene di fare anche una seconda versione, con la nostra Cristina Scabbia nazionale come ospite, nel 2007 se non sbaglio.

Se questo non è infierire…

9

Testament. Si, loro, lo ripeto e lo sottoscrivo, una delle mie band di culto che un bel giorno uscì con un disco che sembrava la fotocopia sbiadita dei Metallica anni 90, band che al tempo tirava di brutto facendo numeri importanti, ma senza l’energia che spingeva Hetfield & soci. Sto parlando di The Ritual, per chi non lo avesse capito, del quale salverei forse un paio di pezzi mentre il resto del materiale mi lascia nel migliore dei casi indifferente.

Un chiaro caso di ottima band che fa un pessimo disco (e oggi ne troveremo parecchie perché la maggior parte delle ciofeche non è opera di esordienti nel thrash, ma di gente famosa e di solito brava che si arrabatta per cercare di ottenere maggior consenso di pubblico e critica, finendo con lo sfornare dischi pessimi).

Piatto, senza grandi exploit che facciano rialzare l’asticella a suo favore, The Ritual entra di diritto nella triste top ten dei dischi thrash imbarazzanti. Dai Testament ci si aspettava molto di più, eppure tra questo disco e quel disco piatto e noioso che trasuda vergogna chiamato Demonic (e che ha rischiato di farli finire in classifica due volte) il gruppo di Chuck Billy (che non deve cantare growl come ebbe la brillante idea di fare proprio in Demonic. Punto. Non lo deve fare, non gli appartiene) ha sfornato due vere perle di imbarazzo per la scena thrash.

E pensare che i Testament sono tanto bravi quando si limitano a fare i Testament!

8

Altro gruppo che decise di provarci, infarcendo la propria musica con riffazzi alla Metallica in stile Black Album (non lo cito perché sarebbe troppo facile dire che i Metallica mi lasciarono perplesso con quel disco, fecero anche di molto peggio, quindi…) nel disperato tentativo di piacere al grande pubblico furono gli Exodus di Force Of Habit.

La band di Bonded By Blood cadde in un vortice di piattume creativo lontano mille miglia dal capolavoro dell’ottantacinque con un disco non proprio “mal fatto” ma poco graffiante e noiosetto, che diede molto l’impressione dell’album “di mestiere”. Lo suono perché devo, lo incido perché posso, lo vendo forse e spero.

Per fortuna passò abbastanza inosservato ai tempi, tanto che siamo in pochi a ricordarci di cotanta tristezza al giorno d’oggi.

7

Ora rischio, lo so. Parlare male del disco che ho messo al numero sette della lista può risultare fatale, se lo si fa davanti a molti fan irriducibili. Lasciatemi quindi spezzare una lancia a favore della band in questione dicendo che sono il gruppo che più ho amato nella vita, la colonna sonora della mia storia personale e una parte fondamentale del metal.

Con Diabolus in Musica, però,  gli Slayer fecero il più inaccettabile dei passi falsi virando verso sonorità nu metal che per molti di noi fans erano davvero intollerabili.

Nonostante tutto resta l’album preferito di molti ammiratori del gruppo americano, ma rappresenta comunque un esperimento mal riuscito di sterzata verso il grande pubblico. Finito, decisamente, male. D’altronde tutti i grandi gruppi hanno il loro album meno amato, no? Unico pezzo salvabile (anzi, direi che è pure bellino), per me, resta Stain Of Mind.

Molto, ma molto distante dai fasti di Rain In Blood e South Of Heaven seppur a suo modo affascinante.

6

Overkill. Non potevano certo mancare anche loro a questa parata delle cose mediocri non credete? E qui mi trovo a dover dir male di uno dei loro album più venduti, I Hear Black. Non un disco orribile, ma manca di mordente e ha deluso molti aficionados del sound più “deciso” della band.

Il thrash scarseggia tra le tracce che compongono questo lavoro, a favore di influenze doom, in alcuni casi persino hard rock. Bobby “Blitz” Ellsworth, cantante della band, attribuì il materiale poco incisivo di questo album ai chitarristi Gant e Cannavino, dichiarando che “non avevano capito ciò che volevamo fare davvero”.

Infatti, e certamente il resto del gruppo non se ne era accorto, vero Bobby?

Non orribile, in fondo, ma brutto sì.

5

Ed eccoci nella top five, i primi cinque! E qui andiamo a scomodare i Destruction, nientepopodimeno. Gruppo amatissimo dai propri fans, ne perdettero parecchi con Cracked Brain, disco inciso dopo aver cacciato il leader del gruppo Schmier, nel novanta. Un mix di piatto thrash senza picchi degni di nota con alcune disastrose trovate per risollevare il tutto (la cover di My Sharona è raccapricciante).

Imbarazzante, sembra che si siano messi a tavolino per fare del loro peggio, riuscendoci perfettamente. Se qualcuno ha il coraggio di difendere questo orrore si faccia avanti, vi prego, vorrei proprio sentire una parola a favore di questo disco… ma in anni e anni che se ne parla il giudizio pare univoco: da buttare via.

E poi assicurarsi che venga smaltito in maniera irrecuperabile.

E poi lavarsi bene le mani.

Due volte.

4

Arrivano gli Anthrax, eccoli, non temete, ne ho anche per loro. Dopo un deludente Stomp 442, che già di suo meriterebbe di essere in classifica, il gruppo di Scott Ian ebbe il coraggio di dare alle stampe questo Volume 8 – The Threat Is Real, peggior album della loro carriera sotto ogni punto di vista. Nemmeno Phil Anselmo e Dimebag Darrel dei Pantera, chiamati a dare una mano in alcuni pezzi, riuscirono a salvare questo album dal titolo pretenzioso (quando le band cominciano a chiamare Volume qualcosa i dischi, tira aria brutta, date retta a me) che finì per includere pezzi indegni di essere nominati, vi dico solo che gli Anthrax arrivarono a infilarci delle canzoni country, ok?

Non mi dilungo a parlare male di questa schifezza, lo fa benissimo da sola. Un altro esempio di grande band che cade in un vicolo cieco da relegare tra i lavori innominabili e dimenticare.

3

In terza posizione i Nuclear Assault, non crediate che si possa perdonare un disco come Something Wicked solo perché (come nel caso dei Destruction, poco sopra)  mancava Lilker, il leader della band.

No no, mi spiace ma a certe cose non c’è giustificazione. Noioso, ripetitivo. Durissima arrivare fino in fondo. Questo album rappresenta il punto più basso della carriera dei Nuclear Assault, gruppo che tanto ci aveva dato in precedenza e che ci deluse in maniera davvero pesante.

E poi io lo aspettai per parecchio tempo pregustando un capolavoro e mi trovai tra le mani Something Wicked, non so se rendo l’idea. Ci ho messo anni a perdonarli!

2

Eccoci qui, in finale. Ora so che qualcuno mi insulterà pesantemente, ma non me ne frega niente, la classifica è la mia e ci metto chi credo io, quindi tocca ai Pantera. Pur perdonandogli l’esordio imbarazzante da piccoli (erano dei pischelli, davvero, non si può condannarli per quello, sarebbe come sparare sulla croce rossa) il mio dito accusatore si punta contro quello che fu il loro ultimo disco.

Pur con alcuni pezzi belli e ben costruiti (e ci mancherebbe ancora, sto pralando dei Pantera, mica di sconosciuti),  le altissime aspettative che lo accompagnarono resero Reinventing The Steel un disco ascoltabile ma nulla più. Hellbound e Goddamn Electric sono due buone canzoni, certo, ma il resto dell’album rappresenta una delusione che tutti quelli che, come chi scrive, non si sarebbero certo aspettati da Phil Anselmo e Dimebag Darrel.

Reinventing the Steel era un disco che sapeva di già sentito, di stantio e svogliato, con una sezione ritmica scontata e poca (se non nulla) innovazione.

A mio avviso, e so di non essere l’unico, i Pantera avrebbero dovuto sciogliersi prima, evitandoci l’imbarazzo di questo triste album concepito sotto l’effetto della droga e della stanchezza da una band che avrebbe potuto raccontare ancora tanto se solo avesse voluto (e lasciamo da parte il discorso sfiga per favore, quella è un’altra faccenda). Quindi, con gran tristezza, mi vedo costretto ad assegnare il secondo premio per il “disco che mi ha deluso di più nel thrash” proprio a Reinventing The Steel.

Ma ora arriviamo al disco schifezza numero uno.

1

Non poteva essere diversamente, in fondo Sdangher prende il proprio nome da una storpiatura del titolo di questo obbrobrio e dal suono della batteria Sdang-sdang-sdang che contraddistingue il peggior album della storia del thrash per eccellenza.

Con il produttore Bob Rock che pigliò in studio il posto vacante lasciato da Newsted (fuggito per la disperazione da una band allo sfascio) nasceva in casa Metallica il terribile St.Anger, uno dei dischi più odiati della storia.

Imbarazzante a dir poco, questo tentativo maldestro e superficiale di tornare alle origini, rappresenta il preciso istante nel quale io e qualche milione di sostenitori della band smettemmo di ascoltare il gruppo.

Uno dei pochi dischi davvero tristi per chi lo suona quanto per chi lo ascolta, St. Anger si pone al vertice assoluto della Top Ten dei dieci dischi di band thrash più sacrificabili della storia, un album che non solo poteva non esistere perché non ha aggiunto nulla a quanto proposto dalla band prima della sua infausta uscita, ma addirittura arriva a risultare nocivo per i Metallica stessi.

Ha il dubbio primato di essere uno di quegli album (e sono pochi) che in tanti anni non sono mai riuscito ad ascoltare tutto di seguito perché troppo irritante, quindi temo che non vi siano possibilità di riabilitazione per questo prodotto indigeribile, almeno alle mie orecchie.

Spero vi siate divertiti a leggere questa carrellata di ciò che le mie band preferite avrebbero potuto non fare ma hanno fatto, e in chiusura, dato che sì, le band più piccole hanno spesso proposto dischi magari più umili ma quasi sempre dignitosi, per l’eccezione che conferma la regola, ecco una menzione a un gruppo di culto che riuscì a sfornare un debutto davvero brutto, ma brutto! Un album che avrebbe meritato di entrare in classifica (non avevo più posto, mi spiace): i canadesi Razor, che ci dimostrano che non occorre essere famosi e già ricchi per riuscire a sfornare dischi davvero indecenti e anonimi, da far cadere le braccia e le ginocchia!

Questo è tutto, gente; alla prossima!

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