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L’era di Postalmarket e della porno-fantasia!

Cari lettori, equinidi e non, lasciate che io vi guidi in un viaggio nel Regno della Fantasia, laddove i giovani (dei quali molti divennero poi i metallari italiani di oggi e di ieri) riuscivano a creare con poco spunto le situazioni necessarie a sognare. Non parlo di musica oggi, no, io sono quello che si becca gli argomenti piccanti e ridanciani, chi mi segue ci è abituato; come? No no, non parlerò nemmeno della Storia Infinita. Oggi il discorso è un altro, nato tra stalle affollate di cavalli scribacchini, all’insegna del serio e il faceto. Noi di Sdangher eravamo gli unici che potevano farlo, quindi semplicemente non potevamo non organizzare una carrellata delle maggiori fonti ispirative dell’erotismo “ottantone” pro-teenager, suvvia.
Troppo da dire, troppo da ridere e anche un po’ da riflettere, direi.

Postalmarket

Come sempre non potremo citare tutti i titoli, non me ne vogliate, sono troppi e lo spazio è tiranno.
“Con Postalmarket sai, uso la testa, e ogni pacco che mi arriva è una festa”, diceva la musichetta della pubblicità del notissimo catalogo di acquisti per posta, che arrivò per innumerevoli anni nelle case italiane negli anni lontani della mia gioventù.

Certo con Postalmarket e le varie pagine dedicate all’intimo femminile, moltissimi adolescenti brufolosi di quei tempi lontani non usarono solo la testa, ma anche la mano destra.
Sì perché parlarne oggi fa ridere, ma in quegli anni bui, dove internet non era nemmeno un’idea plausibile (ma se ne parlava nella fantascienza di allora, come di un qualcosa di futuristico e impossibile) per i giovani furono tempi duri. Durissimi.

Tempi nei quali una calza autoreggente, benché color carne (brrr) risultava in qualche modo appetibile e sufficiente a riscaldare gli animi.

Per non parlare poi di quegli articoli inseriti in seguito (certo anche perché qualcuno aveva compreso il doppio uso del giornalone e voleva favorirne la diffusione grazie ai giovani figlioli presenti in ogni casa) tipo i babydoll (definiti “camicia da notte corta in tessuto vedo non vedo”, per la precisione) e le calze a rete, tipico appannaggio di ogni massaia bigotta del 1985 o giù di lì, ovviamente.

Meno male che, in un Paese cattolico e morigerato come l’Italia degli anni ottanta, ci fosse chi ci pensava, spesso cavalcando l’onda del testosterone per imprese editoriali di tutto rispetto.

Si perché, ben conoscendo l’impossibilità per gli avventori troppo giovani di accedere al porno-porno, quello fotografico ed esplicito per capirci (che per gli adulti già esisteva ed era ben diffuso) molti compresero l’importanza del settore “adolescenti in tempesta ormonale”ai fini delle vendite.

Il famoso catalogo di cui sopra è solo un esempio della fame terribile che spingeva un’intera generazione a cercare ovunque materiale adeguato all’attività onanistica, fino ad arrivare all’attesa del nuovo catalogo (credo mensile, se non ricordo male) della famosa ditta di spedizioni che, previo consultazione delle donne di casa (conteneva di tutto, articoli per la casa, per la cucina e per le pippe, appunto) sarebbe stato dimenticato ben presto, diventando potenziale fonte di gioia e commozione per la categoria medie-ginnasio.

Skorpio e Lanciostory

Uno dei filoni editoriali che si attrezzò subito per portare nelle case dei giovini materiale facilmente reperibile fu quello dei periodici settimanali a fumetti.
Primo tra tutti il mitico Skorpio, che ben presto sostituì le copertine mostranti pettorute eroine seminude con fotografie più o meno velate di attrici e cantanti famose.

Tutte le donne più gnocche del mondo dello spettacolo passarono per copertina e articoletto di due o tre pagine in testa al giornaletto, che altro non era se non una scusa per postare altre foto all’interno, mettendoci intorno una striminzita biografia delle proprietarie delle grazie esposte.

Oltre la copertina c’è di più, però, e il materiale fumettoso era di altissimo livello.
Accanto a Skorpio, c’era la testata gemella Lanciostory. Più “fumetto e basta” del precedente, che però pubblicava storie dei grandi delle strisce illustrate del panorama straniero, specie Argentino, del tempo.

Il risultato fu una rivista, peraltro ancora pubblicata e reperibile, con fumetti di livello ottimo, che non mancavano mai di mostrare scorci di corpi femminili bellissimi, spesso lasciando più all’immaginazione che alla vista vera e propria.

Va detto però che al tempo una tetta intravista era un’epifania, in TV c’era la Carrà e a Sanremo non usavano gonne troppo corte (altro che farfalle tatuate) quindi ben venga il fumetto argentino, molto più disinibito del nostro (filo statunitense e più tradizionalista ma morigerato e poco erotico).

 

Zora e le altre

Per i più fortunati erano rintracciabili anche i mitici fumetti zozzi in stile horror-sexy dai titoli allusivi anzichenò (Zora la Vampira su tutti, Oltretomba, Jakula, Sukia e compagni bella) o quelli demenzial-sexy (Nando, Il Montatore e compagnia bella) più ispirati alla commedia italiana volgarotta e goliardica del tempo.

Non citerò quelli polizieschi-sexy, fantascientifici-sexy o che-ne-so-io-sexy perché potrei passare secoli scrivendone e ne dimenticherei sempre qualcuno.

Luogo di aurea illuminazione per eccellenza erano le botteghe di barbiere, dove approfittando del fatto che si trattava di locali per soli maschi, seppur spesso giovani, i fumetti zozzi non mancavano mai. Chi come me aveva i capelli lunghi ma sempre uno o più amici da accompagnare, l’intrattenimento era garantito e universale.

Metal Hurlant

In questo articolo così bizzarro non posso certo non inserire, inoltre, i fumetti d’autore (quelli veramente importanti di testate come il mitico Metal Hurlant francese, o Comic Art, per capirci), che diedero un buon contributo alle fantasie più azzardate dei tempi e aiutarono anche i giovani ad avvicinarsi a temi più collegati all’arte vera e propria (sì, il fumetto è un’arte, prendetene atto se non lo avete ancora fatto!) senza dimenticare di mostrarci prosperose eroine in abitini succinti. O senza.

Totem

Altro posto importante lo ebbe la rivista satirica Totem, forte di aver pubblicato tra l’altro le opere di quel genio assoluto che era Milo Manara (non mi chiedete come oggi sia finito a disegnare Adrian, non lo so e non lo voglio sapere) le cui donne bellissime e molto molto disponibili furono apprezzate a livelli epocali dai teenager maschi e non solo. Oltretutto Totem pubblicava anche i fumetti di Edika, che mi fanno ridere anche dopo seicento volte che li leggo, ma questa è un’altra storia!

Nel regno della fantasia erotica giovanile del tempo, però, erano moltissime le pubblicazioni del tutto innocenti pronte a diventare tutt’altro in mano ai perversi giovinastri allupati, si va dalle riviste di moda che viaggiavano in tutte le case mostrando modelle in striminziti bikini e abiti bizzarri ma spesso attizzanti, alla rivista per programmi TV più hot che si potesse realizzare.

Teletutto

Teletutto in fondo svolgeva il suo compito ufficiale: informare sui palinsesti TV, ma ancor di più render giustizia, forse in modo consapevole da parte di editori che conoscevano la doppia vita di tanti magazine, alle gioiose planazioni priapesche degli adolescenti.

Questo magazine era una concentrazione di culi e tette come nessuna rivista generalista. Concentrava il meglio della TV mammaria, dalle starlettine prorompenti, alle milfone quarantenni in cerca di una seconda possibilità nel mondo dello spettacolo. La nonna di Padrecavallo era una fedelissima acquirente di questa rivista. Lei domandava al suo equino nipote di trottare in edicola a comprarle Telesette e lui le portava Teletutto, con buona pace di lei, sempre più scandalizzata dagli standard anatomici della TV ma in fondo soddisfatta dalle puntuali informazioni sulle soap e telefilm polizieschi.

Ma Teletutto era nulla rispetto al mitico settimanale per eccellenza, comprato dalle mamme interessate al gossip, vero o palesemente falso che fosse. Sì, signori, sto parlando del mito, della testata più scambiata nei baratti alle medie (poteva valere anche due Skorpio e tre figurine rare), la più rubata nelle case italiane con figli maschi, la madre di tutte le riviste pettegole, che la redazione rese sempre più esplicita nelle foto proprio per aumentarne i lettori giovanissimi:

Cronaca Vera!

Chi, al tempo in cui ancora i ragazzi avevano voglia di sognare (oggi è più facile andare su Google e cercare una categoria porno preferita a scelta, non serve usare il cervello) non ha mai sbavato su articoli come “Giovane studentessa brianzola (foto in topless di una trentenne vestita da studentessa, coi codini e la ricrescita) fugge di casa: ritrovata che si esibiva al Mouiln Rouge” (foto del night del paese vicino, che di solito non c’entrava nulla col succitato locale ma ne condivideva il nome, in interno, accanto a sgranatissima immagine dello strip club parigino in esterna, risalente minimo all’inaugurazione dello stesso, che non c’entrava nulla).

Che tempi, gente. Ma vi siete mai chiesti come mai tutte queste donzelle in abiti succinti sparassero alla gente che manco nel Far West o finissero vittima di chiunque, anche di passaggio nei loro paeselli sconosciuti?

E come mai non se ne parlava mai sulla stampa seria?
Perché, dopo il momento di gloria e la sigaretta “post coito clandestino” erano dimenticate, relegate a ricordi di gioventù da una generazione che correva sempre perché aveva da fare, da lavorare, da studiare; ma trovava lo stesso il tempo di immaginare, godendo con i propri sogni erotici ogni giorno e crescendo molto meno stressata della generazione digitale odierna.

Senza contare che la visione delle ragazze reali, poi, risultava essere un dono di inestimabile valore, rendendo i primi amori qualcosa di memorabile e non un esercizio ginnico tra ragazzini annoiati.
In pratica, lasciatemelo dire, erano molto più romantici i tempi di Postalmarket, con tutti i loro limiti, che quelli di Pornhub & Co (senza nulla togliere alla valenza dei siti porno, è il pubblico a esser cambiato e il mercato, come sempre, segue).
Ma che ne sanno i millennials, che non hanno mai guardato di che colore ha gli occhi la loro pornostar preferita? Che considerano il sesso relegato a “categorie”?
E poi, vuoi mettere le foto bianco e nero di Cronaca Vera delle studentesse trentenni coi codini?