Editoriali

Attacco al potere – Campagna per salvare l’heavy metal!

heavy

Alcuni dei più grandi generi musicali emersi negli ultimi cinquant’anni sono stati il frutto dell’avvento di altrettante subculture. Una subcultura è un gruppo di persone che si distingue dalla massa per stile di vita, visione del mondo, costumi e molto altro. La cultura è formata dall’insieme di tutte le subculture.

Il punk, negli anni 70, porta alla ribalta una subcultura alla cui base c’è un atteggiamento di rifiuto nei confronti della società, espresso con comportamenti provocatori e di totale ribellione. Il punk fa sensazione anche con l’abbigliamento eccentrico, con abiti neri adornati da spilloni e borchie e le famose acconciature “a cresta”.

Anche l’hip hop nasce negli anni 70 come una subcultura, precisamente nel Bronx, a New York, con l’obiettivo di un riscatto contro la discriminazione razziale (o di classe) e la conquista dello spazio urbano. Il rap, lo stile musicale nato e sviluppatosi dopo la nascita dell’hip hop, esplode nel mainstream a metà degli anni ’80 per poi evolversi in svariate direzioni. Piaccia o meno, parla un linguaggio diretto e crudo, su temi legati alla vita di tutti i giorni, inclusi i sempre attuali episodi di criminalità urbana. Anche il rapper ha il suo classic look, fatto di pantaloni larghi a cavallo basso, scarpe da ginnastica, t-shirt o felpe over-size e cappelli sportivi da basket o baseball indossati alla rovescia.

Gli anni 90 producono un’altra subcultura, il  grunge, un movimento che, in aperta polemica con i valori imperanti negli anni 80, riprende concetti cari alla cultura hippy come la non violenza e l’ecologismo predicando uno stile di vita semplice. Anche qui c’è un look caratteristico, quello trasandato delle ormai celebri camicie a quadri in flanella (stile boscaiolo) indossate dai giovani di quegli anni e band simbolo come Nirvana e Pearl Jam…

Ecco, questa breve carrellata per dire che i generi musicali hanno spesso avuto dietro anche subculture forti. Ma il metal? Il figlio del rock ha avuto il suo look, e ha avuto pure il suo stile di vita, ma è vittima da sempre di uno dei suoi peggiori difetti: l’autoisolamento.

Le tre citate differenti subculture hanno tutte in comune un concetto di fondo: la ribellione.

I TEMI DEL METAL

 

Nel metal la ribellione risiede principalmente nell’ascoltarlo, al limite nel farsi crescere i capelli o vestire nello stile del metallaro, con t-shirt nere piuttosto truci (ora indossate anche da attori di Hollywood che manco si filano la musica heavy) chiodo o giacche di jeans con le toppe e anfibi.

Ma dietro non c’è quella voglia di cambiare il mondo che altre subculture avevano. In ambito metal, puoi trovare l’evasione fantasy del classic metal, le storie di battaglie dell’epic, l’anticristianesimo del metal estremo, il paganesimo di certo folk, i testi più impegnati e complessi dei gruppi prog, le avventure sessuali dei glamster oppure anche qualche baluardo che professa ancora una fratellanza (leggetevi il mio editoriale sull’argomento) che appare sempre più inverosimile in questi anni in cui a dettare legge è l’egoismo imperante.

La subcultura black metal è particolarmente complessa e legata a diversi filoni:  il citato odio verso le religioni organizzate e in particolare quella cristiana (gli incendi delle chiese non c’entrano nulla con il vero black metal) il nichilismo, la misantropia, il culto delle tradizioni locali e della natura più pura e incontaminata.

Sì, c’è sempre il gruppo metal più politicizzato e schierato apertamente contro personaggi politici (il Presidente Trump è il meno amato in tal senso) e questo vale soprattutto per le band hardcore, metalcore e per alcune thrash metal band “impegnate” come i Sacred Reich. Più di tutto però, il mondo del metal, quello che in ambito “classic” ha sempre cantato le storie dei Metal Brothers e degli United, appare disunito e frammentato. Quello che sembra un grande limite è però anche una ricchezza se si riflette sull’incredibile varietà di stili musicali e tematici della musica heavy.

Peccato che, trattando un po’ di tutto, non ci si trovi mai d’accordo nemmeno su poche ma semplici cose. Ormai, ad accomunare tutti i metallari, è rimasto forse solo il gesto delle corna. Trovo questa frammentazione tanto intrigante quanto masochista ma si sa, il mondo del metal è pieno di contraddizioni.

IL METAL PUO’ NON ESSERE MORTO MA DI CERTO E’ INERME

Il mercato discografico è ormai da molti anni una nave che imbarca acqua in più punti. Il tanto osteggiato streaming ha messo delle pezze alla piaga della pirateria digitale ma i problemi sono sempre tanti. Anche rockstar come Gene Simmons hanno cominciato a discutere se il rock duro non sia già morto. Io ho solo una domanda per voi, prima che il declino diventi irreversibile e prima che sia troppo tardi per salvare il soldato Metal: “Perchè la scena metal non prova neppure a unirsi, a ritrovare una forza che può arrivare solo dalla convergenza di vedute su grandi temi con lo scopo di salvarsi dall’estinzione? Perchè il metal non tira fuori le unghie per combattere una campagna per la propria sopravvivenza?”

Non c’è alcun modo di farsi notare, di coinvolgere un ampio pubblico e di farlo attirando l’attenzione dei mass media, se non unendo le proprie forze. Basterebbe farlo preparandosi alla battaglia, se solo avessimo un condottiero alla Braveheart a infonderci coraggio, questa volta non per l’indipendenza della Scozia ma per affermare che il metal non è ancora morto e ha deciso di ritirare fuori quello spirito selvaggio che lo caratterizzava.

IL METALLO DORMIGLIONE

Il metal è rimasto a dormire per tanto, troppo tempo. Ha perso le palle,  si è fatto sempre più estremo e cattivo dal punto di vista sonoro, ma anche più generico.

E se non sai parlare alla pancia della gente, se ti isoli, se per te il riscontro della massa non è importante, se l’unica cosa che conta è solo stare tra metallari e non cercare di “convertire”, avvicinare e educare al metal anche i profani, beh non ci si rende conto che questa musica si sta avviando da anni verso un sentiero che porta al cimitero dei metallari?

 

LA CAMPAGNA PER SALVARE IL METAL

Ora, se anche qualcuno si fosse convinto che, sì, effettivamente, si potrebbe provare a lanciare una bella campagna per salvare il metal e riaffermarne la forza, anche esagerando un po’, perchè mica siamo così forti sapete? Beh, il problema qui si fa serio.

E chi dovrebbero essere i portavoci di questa battaglia? Chi potrebbe fare il discorso per caricare i “Warriors Of The World” prima della battaglia? Il settantenne Ozzy Osbourne (i Black Sabbath sono la mia band preferita) tartagliando dall’inizio alla fine? Rob Halford con le Babymetal? Bruce Dickinson tra una conferenza sul marketing e una signing session per un nuovo libro?  James Hetfield dal centro di recupero? Lars Ulrich tra una partita di tennis e una vendita commerciale di pentole griffate Metallica chiamate “Sdangher” (che idea che gli ho dato…)? Joey DeMaio che ha perso pure la stima di parte dei fedelissimi “Brothers Of Metal”?

Forse, dal punto di vista mediatico, l’ideale sarebbe buttarla in caciara con un Abbath ubriaco che al posto di urlare “possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà!” potrebbe urlare: “Abbathiamo tutti i poser del mondo” prima di cadere da solo per terra, fragorosamente, in un video ancora più virale dell’ormai classicissima scivolata al Metal Days sloveno. Non abbiamo bisogno di pagliacci ma di trascinatori di folle, di artisti in grado di lanciare messaggi forti attraverso il metal, che possano essere amplificati da nuovi metallari e dai mass media.

IL METAL E’ UN’ARMATA BRANCALEONE CON UFFICIALI TROPPO VECCHI

Al di là delle battute, abbiamo centrato il punto, Il metal potrebbe pure rimettersi a battagliare, ma il problema è che tutti gli ufficiali in carica ormai sono vecchi. Una decina di giorni fa, sono stati pubblicati nella stessa giornata i nuovi singoli di Ozzy Osbourne e King Diamond e un mio amico ha prontamente commentato: “Geriatria portami via”.

Più di tutto abbiamo bisogno di nuovi eroi del metal e di un bel ricambio generazionale, di meno “una volta tutto era meraviglioso” e di più “Hai ascoltato i nuovi album di Atlantean Kodex, Blood Incantation e Dimhav? Disconi!”.

Purtroppo manca quasi del tutto la curiosità di scoprire se tra i tantissimi musicisti sconosciuti o underground non ci sia davvero qualcuno in grado di raccogliere il testimone dalle vecchie leggende prossime al meritato pensionamento. Il metal, di questo passo, non andrà da nessuna parte ma purtroppo se è andata così è anche per colpa dei metallari.

Sono quelli che quando Cristina Scabbia diventa giudice del reality musicale The Voice partono con le critiche: “E’ uno scandalo, perchè il metal non deve diventare mainstream e deve restare underground”. Perfetto, più underground di cosi si muore, e poi gli stessi metallari indignati si lamentano se i club sono semideserti per moltissimi concerti di gruppi di culto o per i loro giovani e promettenti amici musicisti. Intanto i Lacuna Coil, nella recentissima data bolognese all’Estragon, hanno fatto un sold out e più che raddoppiato l’audience presente alla precedente esibizione bolognese di qualche anno fa in controtentendenza con l’andazzo generale al ribasso.

CERCASI METAL CON LE PALLE

Edoardo I, sempre in Bravehart, diceva: “Il problema della Scozia… è che è piena di scozzesi.”.

Beh, forse “Il problema della scena metal è che è piena di metallari” ma in realtà è un problema che si sta risolvendo, perchè sono sempre meno, purtroppo…

Datevi una sveglia metallari, ritrovate le palle, la voglia di combattere, e datevi obiettivi comuni senza dimenticarvi di educare a questa musica i più piccoli.

Forse, tra loro, un giorno, verrà fuori un vero William Wallace…

Vi salutiamo con un altro splendido brano che inneggia alla ribellione…

Non abbiate paura perchè la ribellione partirà da Sdangher…

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