Pascolando

Se Gaia si ribella – Una riflessione tra colpe e soluzioni

Il 29 di novembre su Loud And Proud esce un articolo “anomalo” scritto dal buon Maximus Doomicus. Personalmente ho apprezzato lo sforzo tanto che l’ho condiviso sul mio Cessbook. E tendo a portare stima nei confronti di chi, nonostante si diverta e cazzeggi con la musica o altro, riesce anche ad avere il coraggio per tentare di far pensare le persone, parlando di cose di vitale importanza.

Dicevo anomalo perché la testata web tratta di argomenti musicali a noi ben noti e quindi cosa potrà mai entrarci l’articolo che parla di devastazioni climatiche in Italia con la musica Heavy?

Beh… Sicuramente a livello di tematiche espresse in certi brani, i musicisti metal spesso hanno parlato di questo argomento così importante ma così controverso e spesso osteggiato.

Divertitevi a cercare chi, tra le varie band, ha parlato di cambiamenti climatici, global warming o di apocalisse provocata dagli atti degli uomini. Certamente a livello volontaristico numerosi sono stati i festival metal che hanno cercato di raccogliere soldi da donare in beneficenza.

Al di là di questi due aspetti, però,  prima ho affermato che questo è un argomento controverso e osteggiato.

E controverso lo è sicuramente controverso. Perché a mio parere si presta a strumentalizzazioni a livello politico. C’è chi abbraccia con convinzione le nuove teorie del Green New Deal  e c’è chi sfancula gli scienziati che studiano ambiente e clima da una vita. C’è chi nega tutto perché così gli hanno detto di dire i produttori (ed elettori/finanziatori) di idrocarburi tratti da fonti fossili.

Sì, Trump. Ma non solo lui. Anche tra i metallari, poco tempo fa, ci fu chi osteggiava Greta Thumberg (e chi invece pensava di adottarla) e il movimento giovanile Friday For Future, bollandoli come: “nuovo fenomeno mediatico!”;
“tanta esposizione a favore della famiglia di lei!”;
“marce in piazza però poi non si fa nulla!”

Potrebbe essere un movimento naif certo. Potrebbe anche darsi che tutto questo can-can favorisca la vendita di libri. Ma vorrei ricordare che ci fu chi fece saltare per aria due città con altrettante bombe atomiche…

Boh… I commenti di personaggi noti nel mondo musicale sotto il post di Max non mi sembra conducano qualche proposta.

Mi rendo conto che in poche righe non sia facile provare a dire cosa potrebbe salvarci il culo. Non è facile neppure evitare certi scivoloni populisti e opinioni da bar. Eppure è un argomento che, anche se complicato, dovrebbe essere trattato più spesso.

Che questo tema sia una fottuta puttana è fuor di dubbio!

Ti frega senza che tu te ne accorga perché è facile infervorarsi, sostenere la causa ambientalista, dire che i politici si sono mangiati anche i croccantini del cane anziano per cercare un modo che possa assolvere noi gente comune. Poi, passata l’eccitazione, tutti a casa con l’auto, uno per auto, per finanziare meglio l’ENI (frase rubata a un tipo strano che si fa chiamare The Andrè, che ha lo stesso timbro di Faber e che in modo sottile prende per il culo la trap).

Inutile dirlo ma tutti abbiamo delle colpe. Anche io e voi. Certo, forse sono piccole. Addirittura risibili rispetto a quelle di chi, avendo le leve del potere in mano, potrebbe fare la differenza. Eppure non sono così convinto che siano tanto trascurabili, queste nostre piccole colpe.

Si perché se ancora lavoriamo 40 ore la settimana è per produrre beni (necessari e non) che le persone richiedono. E ci stiamo. Ci sto per non “esser messo a casa” o per non sentirmi dire “quello è il cancello!”

Se stiamo là a farci venire l’ansia per il lavoro, per lo stipendio che non basta mai, per l’aumento che non ci viene concesso, per gli straordinari di cui faremmo volentieri a meno è anche colpa nostra.

Certo: il sistema produttivo delle civiltà industrializzate è impostato così da almeno due secoli. Anzi, possiamo dire che sono migliorate le condizioni di lavoro, i contratti e il salario, rispetto all’età vittoriana o agli anni del dopoguerra.

Ma come spiegare il fatto che, da decenni, si siano inseriti meccanismi nel mercato del lavoro (contratti a termine; a chiamata; Co.Co.Co.) che spesso non offrono prospettive a lungo termine ma che anzi tendono a far sì che un lavoratore debba sottostare anche a palesi violazioni dei propri diritti per potersi comprare da mangiare?

Ci dicono che non c’è lavoro per tutti e quindi, per lavorare tutti, c’è da farlo meno però mantenendo, se non elevando, la produzione. Un ossimoro.

Ah si! Ovviamente portando al ribasso i salari perché meno ore lavori meno prendi.

Penso che questo sistema ci incateni a dei doveri stantii e a degli oggetti che ci serviranno ma che tanto non si ha mai tempo di usarli…

Tutto si basa su scelte e priorità. In tempi di “vacche grasse” tutto era prioritario e indispensabile. Nessuno agitava lo spauracchio della CO2 o della sesta estinzione di massa. Che se poi c’era qualcuno, sicuramente era il solito professorone menagramo pagato dai Visitors.

Già negli anni settanta c’era stato chi predicava (inascoltato, ovvio) che era il momento giusto per cambiare rotta.

Eravamo in tempo. Ora siamo fuori tempo massimo.

Per quanto possa sembrare assurdo, a volte soffro di sensi di colpa anche solo per andare al supermercato con l’auto invece che a piedi o in bicicletta. Certo che se l’amministrazione comunale del mio territorio si decidesse ad estendere la rete di percorsi ciclabili, sarebbe meno pericolosa la faccenda, visto che abito su una provinciale. Ma, in certa misura, anche una pista ciclabile può impattare sull’ambiente e la vita di piccoli animali selvatici abitudinari. Non ci credete? Chiedetelo al riccio! So a cosa state pensando: ai sardi di Aldo Giovanni e Giacomo.

Per quanto possa sembrare assurdo, anti-nazionalista o anti-italiano che dir si voglia, anche mettere al mondo dei figli è “impattare sull’ambiente”.

Al livello in cui siamo oggi – con un saldo attivo di nascite mondiale – i paesi industrializzati danno l’esempio in quanto a denatalità (per fortuna dico io! Altro ché bonus bebè)!

Bisognerebbe cambiare la mentalità e le abitudini sessuali degli abitanti dell’Africa o di quei paesi in via di sviluppo dove pare siano sempre arrapati come mandrilli. Ma, forse, le difficili condizioni di vita, la poca cultura, le guerre e l’alta mortalità degli infanti porta gli adulti ad agire come agiscono.

L’antropentropia è un cazzo di problema! Ma nessuno ne parla veramente.

Non possiamo pensare di continuare a consumare suolo e risorse all’infinito. Il pianeta Terra è un sistema limitato che non può reggere una crescita (demografica e produttiva) che tende all’infinito.

Chi, tra i politici, predica che è possibile sta mentendo. Chi tra i vostri conoscenti vi dice che per una coppia i figli sono una tappa obbligata, sta mentendo.

Con questo non voglio dire che nuove vite non abbiano diritto di venire al mondo. Ma che ci si pensi bene a quel che si sta facendo. Anche perché è probabile che il mondo che erediteranno sarà più inospitale di quello che abbiamo trovato noi.

La frase: “L’Italia è un gran bel paese; peccato ci siano gli italiani!” mi ricorda Edoardo I il Plantageneto quando in Braveheart ebbe a dire che “Il problema della Scozia è che è piena di scozzesi.”

Le abitudini truffaldine o da furbetti del circondario ce le siamo scordate? Genova va in pezzi per torrenti che esondano perché, spesso, gli argini fanno schifo ma anche perché si è costruito, in barba alle norme edilizie, troppo vicino agli stessi o addirittura dentro il greto del torrente.

“Tanto è sempre in secca!”

E’… magari usiamo il greto anche come discarica di rifiuti che così completiamo l’opera!

Concessioni da non concedere; permessi da non dare; strizzatine d’occhio che “Tanto poi ci mettiamo a posto…” lassismo…

Queste sono le colpe della gente comune che con la scusa: “Se non lo faccio io lo fa qualcun altro!” si mette a posto la coscienza.

Il famoso orticello privato, ricordate?

Pensando all’orto, credo che sarebbe una buona idea, per chi può, tentare di farne uno. Una sorta di autarchia domestica per quanto possibile. Con ortaggi, frutta e animali da cortile.

Quei programmi che fanno vedere su Dmax, dove ci sono buzzurri americani che pigliano e vanno a vivere nel bosco tentando d’essere auto-sufficienti, potrebbero essere una fonte di ispirazione. Lì è estremizzato, ovvio. Ma gli spunti interessanti ci sono.

E lo so che dopo diventa difficile andare ai concerti. Anche qui diventerebbe una questione di priorità. In quanti resisterebbero?

Cercare di ridurre gli sprechi. E tentare di cambiare abitudini e stili di vita. Non è facile e tante cose, economicamente parlando, non sono proprio alla portata di tutti.

Ma certe soluzioni sono attuabili.

Per chi abita nelle stessa città (o meglio, paese) la meta è comune (tipo un concerto) fare una comitiva e saltare in 4 o 5 su una unica auto.

In città ci sono i mezzi, per fortuna. Ma pochi funzionano a energia elettrica. Così come sono ancora poche le stazioni di ricarica per auto-elettriche.

Per quanto mi costi fatica ammetterlo, causa il mio inguaribile romantico-feticismo, anche la musica digitale contribuisce a rendere il processo produttivo della stessa più eco-friendly. Vinile che non viene più prodotto per produrre… vinili!

Imballi che non vengono più usati per oggetti che non ci sono più. Plastica per cd o cassette che non è più prodotta… Parrebbe che, in questo campo, si tenda ad andare sempre di più in questa direzione. A me dispiace, eh? Ma non mi sentirò meno metallaro se un giorno dovrò ascoltare la musica solo con questi sistemi.

Certamente c’è pure il rovescio della medaglia dietro tutto questo. I lavoratori che lavoravano nella produzione di supporti multimediali, che fine faranno?

E potrebbe essere così per tanti altri in altri settori produttivi.

E qui il discorso del reddito di nazionalità individuale potrebbe trovare un senso in maniera tale per cui l’uomo abbia il tempo e abbastanza fondi necessari per vivere in maniera dignitosa senza il patema di diventare un’automa ma soprattutto per dedicarsi a qualcosa, anche un lavoro certo, che faccia bene a lui e all’ambiente.

Queste sono solo alcune delle ipotesi che mi frullano in testa.

Alla fine, politici o non politici, penso che se si vuole cercare seriamente di ottenere qualcosa ci sia da mettersi lì a testa bassa, tutti insieme, per perseguire uno degli obbiettivi più importanti:

Salvare la nostra casa che è la casa di tutti.

Non credo si abbia molte scelte a disposizione. Differentemente l’alternativa non sarà tenera nei nostri confronti. Ricordate cosa dicevano i Tiamat in “Gaia”?

As water spins in circles twice
Spiders, snakes and the little mice
Get twisted around and tumble down
When Nature calls, we all shall drown

 

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