La Truebrica del fantino Recensioni

Mustasch – Un disco fatto in fretta e soprattutto furia!

Mustasch

Quando mi approccio ad un album dei Mustasch sono sempre un po’ spiazzato di partenza e questo per un semplice motivo: Ralf Gyllenhammar, cioé colui che canta nel magnifico album From Strenght to Strenght dei seminali B-Thong.

Questo mi fa avere sempre un miliardo circa di scrupoli nel giudicare la musica che propone da ben 21 anni con questa band ma, come dice il proverbio, the show must go on (e infatti nel nuovo album c’è una canzone che si chiama proprio Freddie Mercury) per cui spogliamoci di ogni pudore e inziamo.

Questo nuovo album arriva un po’ a sorpresa dopo Silent Killer del 2018,che toccò il quarto posto della classifica nazionale svedese (mica pizza e neanche fichi) e ci si aspettava da una band navigata un po’ piu’ di tempo nel comporre i nuovi pezzi. Infatti il difetto che questo nuovo album ha è  che si percepisce la fretta. Non l’urgenza espressiva, badate. Proprio la sbrigatività.

Killing It For Life non èaffatto un brutto disco ma entra nel circuito dei lavori che se fossero stati più ragionati sarebbero venuti molto meglio.

Anche i Mustasch si auto-producono ed escono con la propria etichetta. Meditate gente meditate. Tritonus Records. E questa è una scelta che personalmente ammiro sempre, soprattutto quando sono le band navigate e con alle spalle una carriera di buon/ottimo successo che sposano questo modo di fare business musicale.

La produzione stessa è ottima, la spinta c’è, i suoni sono belli carichi e Ralf ha come sempre una gran voce, ma alla fine dell’ascolto l’impressione che ti lascia e’ quella di… boh! Ecco questo e’ il termine giusto. Boh!

Otto pezzi a cavallo tra Judas Priest,un pizzichino di Metallica, molto ma molto meno che in passato, e tanto hard rock anni 80. Otto tracce che risultano piacevoli ma che scivolano via senza grandi emozioni. Ti fanno a volte battere il piede e a volta sbuffare.

Personalmente i miei favoriti sono: Ransacker (il brano che i Motley Crue cercano di scrivere dal 1994); Blood In Blood Out (un po’ di viulenza finalmnete) e Garlic and Shots (miglior titolo dell’album e forse uno dei più belli dell’intera carriera dei Mustasch.

Tutto il resto, come diceva il califfo “è noiaaaa!”

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