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Tygers Of Pan Tang – Le tigri che fanno sognare

tygers of pan tang

Con la stagione delle piogge (e non ditemi che non posso parlare di “stagione” dopo un mese e più di piovaschi, pioggette, diluvi e acquazzoni) il centauro con esperienza, che vuole evitare di beccarsi la ruggine alle cromature, si sa, resta adeguatamente rintanato a produrre carburanti esplosivi e ascoltare buona musica.

Questo è il periodo più riflessivo, quello in cui si cambiano le gomme e si cerca qualche bel dischetto per tirarsi su il morale, quindi anche io, parte senza dubbio della categoria citata, non potevo esimermi dal semi-letargo. Quando sono in questa fase è dura che io mi svegli di botto saltando su dal divano nella mia officina/antro/grotta, ci vuole qualcosa di veramente figo per farmi salire alle labbra un sorriso tipo accelerazione sui quattrocento metri.

Bene: i Tygers of Pan Tang ci sono riusciti!

Gruppo storico della NWOBHM dei primi anni ottanta, tornati nel 2000 con una reunion di quelle che fanno sperare i vecchi metallari inossidabili. ancora memori di quel capolavoro che fu il loro Spellbound, per dirne uno (nominatelo a certi quaranta/cinquantenni e noterete un improvviso miglioramento del loro umore ancora oggi, benché sia uscito nell’81) i Tygers of Pan Tang, band che prende il nome dalla saga di Elric il Negromante di Moorcock (un tizio che scriveva del fantasy davvero eccezionale negli anni settanta e ottanta e che collaborò con gli Hawkwind, band in cui militava in gioventù un tale Lemmy, tanto per dirne una) sono validissimi alfieri del metallo, oggi come ai tempi dell’onda di inglese, senza dubbio.

Bene, già da alcuni dischi del recente passato si era capito che questi redivivi Tygers of Pan Tang avevano trovato con il nuovo cantante, il nostro connazionale Jacopo Meille (che proveniva dai toscani Mantra) una decisa iniezione di vitalità. Diversi i titoli che provano la decisa riuscita dell’incontro tra lui e il chitarrista Robb Weir, anima della band, che pare avere ritrovato tutta la verve del passato. Già dal memorabile Animal Instinct del 2008 si capiva che il livello della musica proposta dal gruppo era altissimo. Seguirono due lavori interessanti e piacevoli come Ambush e l’ononimo Tygers of Pan Tang, ma il nuovo Ritual è davvero una bomba destinata a sorpassare tutto questo!

Che il 2019 fosse una buona annata per i gruppi di culto, lo sapevamo (cito solo il meraviglioso The Coffin Train dei Diamond Head di cui pochi mesi fa ho avuto modo di parlare) ma tra le leggende del passato che assestano colpi memorabili questo Ritual non manca di lasciare il segno. Una copertina bella e intrigante, disegnata da Roberto Toderico, ci presenta un album appetibile fin da subito.

Undici pezzi, uno più bello dell’altro, di quelli che vien voglia di cantare già al primo ascolto. Potente e trascinante come pochi, questo disco è, a mio avviso, uno di quelli che definiscono il termine Heavy Metal. Con radici che affondano nella tradizione e un suono attuale, Ritual si lascia scoprire man mano che lo si riascolta ed è uno di quei lavori che potrebbero tranquillamente passare e ripassare nel mio stereo rendendomi sempre un equinide entusiasta!

Provate a sentire un pezzo come Destiny, complesso ma mai noioso, e poi ditemi se non è musica di elevatissima caratura (non lo dico perché comincia con un motore, non sono così di parte).

Ditemi se con una canzone come Whites Lines non vi viene voglia di saltare in sella e correre fino a far scoppiare i cilindri, sono queste le cose che mi fanno ricordare cosa davvero mi piace da morire!

E vogliamo parlare di Raise Some Hell? Un pezzo veloce, potente, metal nel vero senso della parola, che troppe volte tendiamo a dimenticare, degno del plauso di chiunque ami il nostro genere.

Ascoltato diverse volte, il disco ci presenta anche lati meno aggressivi, come Love Will Find A Way o Words Cut Like Knives, che non sfigurano nel contesto, dandoci anche qualche momento di respiro, ma a mio avviso è nelle composizioni più veloci, alla Damn You! per esempio, che il potente propulsore dei Tygers Of Pan Tang sviluppa tutto il suo fascino e la sua potenza!

Da ascoltare e riascoltare. E si raccomanda volume adeguato!!!

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