La Truebrica del fantino Recensioni

Il ritorno dei Sodom? No, calma, è solo un EP. Ma bello!

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Eccoci qui, una pausa tra una saldatura e qualche delicato lavoro di lucidatura della carrozzeria durante il lungo inverno è la scusa buona per un caffè e un po’ di musica. Avendo poco tempo decido subito per qualcosa che mi interessa e mi incuriosisce. Ok, a me gli EP sembrano molto una scusa per far uscire vecchio materiale con una piccola anticipazione dei “veri” dischi. Roba che considero troppo da mercato collezionistico per interessarmi davvero, ma qui siamo di fronte a un nome tanto grosso di un gruppo che ho amato così visceralmente negli anni, che non posso resistere.

Copertina diretta, semplice, una lavorazione in negativo bianco e nero con una spruzzata di verde acido, prelude ad un cinque pezzi, dei quali (sigh) uno solo sarà incluso nel prossimo disco dei tedeschi Sodom.

Che i ragazzacci della Ruhr siano in grado di massacri sonori degni di un reparto di artiglieria durante un bombardamento preliminare prima di una grande avanzata lo sappiamo, dai, ma questa nuova formula omicida con il secondo chitarrista, l’ottimo e micidiale Yorck Segatz, un mostro che ha saputo non farci rimpiangere Bernemann, uscito insieme a Makka dal gruppo, nel rimpasto di formazione dell’anno scorso.

Ma diamo un’ascoltata da vicino a questo EP. La canzone che anticipa la prossima fatica dei nostri teutonici eroi si intitola Genesis 19 ed è una bella e solida mazzurellata thrash, delicata come una manganellata e pure rispettabilmente lunghetta, nei suoi più di sei minuti e mezzo. Onestissimo e solido lavoro anche da parte dell’altro nuovo acquisto, il batterista Husky che picchia viulentissimo. A condire il tutto un testo “biblico” che ancora una volta ci ricorda la chiara superiorità di Tom Angelripper & friends.

La title track, che insieme a Down On Your Knee rappresenta la coppia di inediti riservati a questo Out Of The Frontline Trench, ci offre un suono che riporta ai fasti speed-thrash dei vecchi tempi con una iniezione di velocità non indifferente. Le due canzoni sono, a mio modesto avviso, i due momenti più esplosivi dell’EP e danno davvero uno schiaffone eccezionale all’ascoltatore.

Peccato che , non appena uno ci prende gusto, arrivino i riempitivi (rispettabilissimi riempitivi da EP, con un livello comunque alto e interessanti a livello di “voglio avere tutto quello che hanno inciso”) e tutto finisca. La fregatura degli EP è che lasciano sempre con la sensazione di coitus interruptus musicale. Uffa!

Spetta comunque a una riveduta e corretta Agent Orange (adoro quel pezzo, mi ha sempre fatto impazzire!) versione due chitarre che picchiano duro. Certo, la versione originale resta tatuata nel mio encefalo in caratteri gotici, ma anche questa versione (molto simile all’originale) si fa rispettare.

A chiudere il tutto una versione live di Bombenhagel, registrata in patria, che termina con un accenno di  inno nazionale e una canzone che mi dicono essere tipica dei minatori locali (!)

In soldoni abbiamo tre canzoni inedite, molto belle, uno dei più bei pezzi della carriera della band (riarrangiato in maniera valida, direi) che non guasta mai ed un cavallo di battaglia live registrato, appunto, dal vivo… Come EP non c’è male davvero, non trovate? Ovvio che non è una parte fondamentale della discografia della band, ma vale il suo prezzo.

A voi studio, dal fronte Sodom è tutto!

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